Mi ha fatto molto piacere la richiesta di collaborazione al progetto dal titolo “Oltre le barriere” che il Gruppo Consiliare Progetto per Altopascio ha presentato all’Amministrazione Comunale. La costituzione di un Comitato tecnico in grado di affrontare problemi progettuali che contemplino l’esigenza di tutti con la funzione di osservazione, monitoraggio, proposta, consultazione e progettazione per l’eliminazione o il superamento delle barriere architettoniche nel nostro paese negli edifici pubblici, privati di utilità pubblica, nelle aree esterne e verdi; favorisce la crescita culturale della solidarietà attiva, in quanto molto spesso “l’accessibilità” viene vista come una verifica a posteriori del progetto, e non come parte integrante del processo edilizio.

Molti progettisti, erroneamente, vedono la “barriera architettonica” come un problema che limita le loro scelte progettuali, un freno alle loro soluzioni compositive: si tratta di una questione originata da inappropriate informazioni. Infatti è possibile raggiungere interessanti soluzioni tecniche e architettoniche anche nel rispetto della normativa in materia di barriere architettoniche. Quindi, il superamento e/o l’eliminazione delle barriere fornendo a tutti il massimo grado dell’autonomia possibile nell’ambito della fruibilità dell’ambiente urbano può contribuire sicuramente a quel processo di ribaltamento della logica assistenziale ormai divenuta irrinunciabile. Di conseguenza, considerare “l’utenza ampliata”, significa superare quell’idea astratta di “standard” per prendere invece in esame parametri dimensionali ed esigenze dell’utenza reale, quella cioè composta da uomini, donne, bambini ed anziani, da disabili e non. Questo significa avere un approccio più aperto, più dinamico a un progetto; cioè un approccio che cerca di tener conto del maggior numero di persone, delle loro caratteristiche, esigenze e bisogni. Fare progetti per rendere il più possibile autonome persone che non lo sono, non è solo l’enunciazione di un principio di uguaglianza, ma è un concreto confrontarsi con le mille difficoltà che suscita un utenza reale estremamente differenziata. Il rapporto tra utenza disabile e società è solitamente considerato come un processo d’integrazione sociale, mentre secondo me, dovrebbe essere considerato come la legittima interazione di una persona con il proprio ambiente. Questo perché tutti noi entriamo direttamente in relazione con l’ambiente che ci circonda, e che inevitabilmente, è lo stesso sia per chi è anziano e/o disabile sia per chi non lo è.

Il nuovo concetto politico in materia di disabilità, parte dal principio che la facoltà di un individuo di avere una funzione nella società ed esercitare un impiego, dipende anche dalla volontà della società di adattarsi all’individuo e alle loro differenze, oltre che dalle limitazioni funzionali specifiche che definiscono una persona come “disabile”. Gli ostacoli ambientali costituiscono un impedimento alla partecipazione alla vita sociale maggiore dei limiti funzionali, perciò credo che la costituzione di questo comitato non solo potrà rispondere a precise disposizioni legislative, ma esalta quello che possiamo definire il fattore chiave dell’uguaglianza delle opportunità degli anziani e/o disabili. Ritengo che affinché le politiche sociali siano veramente “universalistiche” è necessario che le persone e le famiglie con situazioni di bisogno più acuto o condizione di maggiore fragilità, siano messe in grado di poter accedere ai servizi rivolti a tutti, oltre che eventualmente a misure e servizi specificamente dedicati. A questo scopo non basta definire graduatorie di priorità che potrebbero da sole avere persino un effetto di segregazione sociale. Occorre soprattutto sviluppare azioni positive miranti a facilitare l’accesso ai servizi e alle misure disponibili.

Mi auguro che l’Amministrazione Comunale approvi questo progetto, in quanto ritengo che con una partecipazione attiva di istituzioni pubbliche, private e andando a coinvolgere direttamente cittadini che vivono una situazione di disabilità si possa meglio rispondere al principio di “accessibilità”, “visitabilità” e “adattabilità”. Sono convinta che una eventuale partecipazione del nostro sportello a questo progetto possa rappresentare ancora una volta uno strumento potenzialmente in grado di accorciare le distanze, come ponte tra la società e un mondo, quello della disabilità, per troppo tempo temuto ed emarginato; come canale attraverso cui comunicare l’handicap alla società rendendola un po’ più accessibile.

 

Dott.ssa Francesca Pieretti