Relazione Legge 23/12/1978 n. 833

“Istituzione del servizio sanitario nazionale”

 

A cura della Dott.ssa Pieretti Francesca

 

La tutela della salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività.

Essa è garantita dal Servizio Sanitario Nazionale nel rispetto della dignità e della libertà della persona.

Il servizio Sanitario Nazionale è costituito dal quel complesso di funzioni, strutture, servizi e attività che promuovono, mantengono e recuperano la salute fisica e psichica secondo alcuni principi fondamentali:

ü      Eguaglianza: i servizi sono erogati secondo regole uguali per tutti, senza distinzione di sesso, razza, lingua, ceto ed opinione politica.

ü      Continuità: i servizi sono erogati in maniera continuativa e senza interruzione nell’ambito delle modalità di funzionamento definite da norme e regolamenti nazionali e aziendali.

ü      Partecipazione: dovrebbe essere garantita la partecipazione all’analisi della qualità delle prestazioni offerte dall’azienda ASL anche attraverso associazioni di volontariato e organismi di tutela.

ü      Imparzialità: Gli operatori che lavorano nell’ambito dei servizi sanitari (medici operatori sanitari, personale amministrativo) hanno l’obbligo di tenere comportamenti nei confronti dei cittadini improntati a criteri di obiettività, equità e imparzialità.

ü      Diritto di scelta: L’utente ha il diritto di scegliere il soggetto erogatore del servizio.

ü      Efficienza Efficacia: L’azienda ASL è costantemente impegnata a garantire che le prestazioni erogate rispondano a criteri di efficienza e di efficacia.

 

Il servizio Sanitario Nazionale si pone l’obiettivo di realizzare una rete di protezione sociale, di opportunità e di garanzie volte al pieno sviluppo umano e al benessere della comunità.

Tale finalità si conseguono attraverso la buona formazione sanitaria, la prevenzione, la riabilitazione, la tutela dell’ambiente, la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell’igiene dell’ambiente naturale di vita e di lavoro, l’igiene degli alimenti, delle bevande dei prodotti e avanzi di origine animale per le implicazioni che attengono alla salute dell’uomo, nonché la prevenzione e la difesa sanitaria degli allevamenti animali e il controllo della loro alimentazione integrata.

Per quanto riguarda lo scenario politico  istituzionale, il recente decentramento dei poteri dallo stato alle Regioni sta assumendo l’aspetto di una  reale devoluzione. E’ quindi naturale che il Piano Sanitario Nazionale coerente con questi cambiamenti, si trasformi da atto programmatico per le Regioni in progetto di salute.

Agire sulla prevenzione, diagnosi e cura riabilitazione, salvaguardia dell’ambiente, igiene degli alimenti, formazione professionale rappresentano gli ambiti di intervento per ricercare e conoscere i fattori determinanti che possono incidere sullo stato di salute in modo da saper leggere e interpretare i nuovi bisogni individuando le risposte più efficaci.

Un Servizio Sanitario Nazionale che deve garantire sicurezza nei posti di lavoro, tutela della maternità e infanzia promuovendo la salute nell’età evolutiva, negli anziani, disabili ecc…

Lo schema del Piano Sanitario 2002 - 2004 è radicalmente differente dai piani che l’anno preceduto, in seguito ai cambiamenti sociali e politici che sono intervenuti in questi ultimi anni. Già il cambiamento del nome da Ministero della Sanità a Ministero della Salute ha un suo preciso significato, in quanto il benessere psicofisico si mantiene se pone attenzione agli stili di vita, all’ambiente, evitando gli stili che possono risultare dannosi.

Il Piano Sanitario Regionale (della Toscana) per il 2002 - 2004 mira a costruire una strategia che, partendo dalla realtà riesca a fornire risposte coerenti al miglioramento della salute della popolazione e all’efficienza del sistema, quindi da piano per la sanità a piano per la salute. L’idea forza della salute come risultante di una serie di politiche (ambiente, territorio, trasporti, edilizia, lavoro, giovani, stili di vita) e non più determinata dall’organizzazione dei servizi sanitari che contribuisce ai risultati di salute per il 15 - 20% a fronte dell’impiego del 90% delle risorse.

Per raggiungere gli obiettivi di salute, il piano individua un nuovo strumento; il piano integrato di salute, vero e proprio programma di azione per un ambito territoriale definito (distretto - zona), capaci di ricomporre l’eventuali separatezze tra i vari soggetti istituzionali pubblici e altri presenti sul territorio (terzo settore, non profit, volontariato, privati); stabilendo risultati da ottenere, percorsi da intraprendere con il coinvolgimento di ciascuno in vere e proprie equipe integrate territoriali.

Per assicurare adeguato respiro alla programmazione ed alla operatività dei servizi complessi (in particolare quelli ospedalieri) si riconferma e sottolinea il ruolo dell’area vasta, ambito territoriale ampio nel quale più aziende sanitarie e l’azienda ospedaliera di riferimento si integrano pienamente per ricercare ottimizzazione   di risorse e qualità delle risposte.

Le indicazioni che il piano offre per i servizi territoriali, in ambito distrettuale/zonale, dopo un’adeguata sperimentazione,  tenderà a realizzare una società della salute, nelle quale potranno confluire istituzioni pubbliche e altri soggetti per portare avanti unitariamente le azioni indicate dal piano integrato di salute.

La società della salute rappresenta una nuova soluzione organizzativa dell’assistenza territoriale che coinvolgerà comunità locali, imprenditorialità, non profit in modo da garantire qualità e appropriatezza, controllo e certezza dei costi. Nell’ambito della sperimentazione il Comune non assume solo funzioni di programmazione e controllo, ma compartecipa a un governo comune del territorio finalizzato a obiettivi di salute e diviene a tutti gli effetti “cogestore” dei servizi socio - sanitari territoriali. Si intende così realizzare a pieno l’integrazione sociale e sanitaria e promuovere l’integrazione fra tutela all’ambiente e tutela alla salute.

La società della salute rappresenta uno strumento per garantire maggiore appropriatezza delle prestazioni, maggior controllo della spesa, effettivo coinvolgimento e maggiore soddisfazione degli operatori, maggior consenso della popolazione.

Con la società della salute e il relativo coinvolgimento dei cittadini nella cogestione dei servizi socio - sanitari si intende superare i limiti del passato, in un rapporto stretto con le comunità locali, che rappresenta una scommessa esaltante e una novità di rilievo anche per dare effettivo sviluppo al ruolo della concertazione in materia socio- sanitaria.

La società della salute rappresenta una nuova entità gestionale che opererà secondo gli standard e le linee guida indicate della Regione.

Il Consiglio Sanitario Nazionale, nominato con Decreto del presidente della Repubblica, per proposta del Ministro della Sanità è composto da un rappresentante di ciascuna Regione, da tre rappresentanti del Ministero della Sanità e da un rappresentante per ciascuno dei seguenti Ministeri: Lavoro Previdenza Sociale, Pubblica Istruzione, Interno, Difesa, Tesoro, Bilancio e Programmazione Economica, Agricoltura e Foreste Industria Commercio, Artigianato, Marina Mercantile, da un rappresentante designato dal Ministro per il coordinamento delle iniziative per la ricerca scientifica e tecnologica, dal direttore superiore di sanità, dal CNEL, dal direttore dell’istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro, da un rappresentante del Consiglio Nazionale delle ricerche e da 10 esperti in materia sanitaria.

 

L’istituto superiore di sanità organo tecnico - scientifico del servizio sanitario nazionale dotato di strutture e ordinamenti particolari e d’autonomia scientifica, collabora con le unità sanitarie locali, tramite le regioni offrendo a consulenza necessaria predisponendo programmi di ricerca tenendo conto degli obiettivi della programmazione sanitaria nazionale e delle proposte avanzate dalle regioni.

Le Regioni e i Comuni associati articolano le Unità Sanitarie Locali in distretti sanitari di base per l’erogazione dei servizi di primo livello e di pronto intervento.

La zona distretto rappresenta la struttura di base del sistema sanitario regionale in cui sono garantite prestazioni finalizzate alla promozione e tutela della salute attraverso interventi di prevenzione e diagnostico terapeutici, che integrano l’attività del Medico di Medicina Generale e del pediatra di libera scelta con le attività consultoriali, sociali e d’assistenza domiciliare. E’ soprattutto in tale ambito che si rende concreta la partecipazione e la responsabilizzazione della comunità alla protezione della salute.

In un sistema orientato a valorizzare le cure primarie, il ruolo del Medico di Medicina Generale non può proporsi se non come figura centrale del percorso assistenziale dei pazienti, e come uno dei soggetti principali nella fase di programmazione e nella gestione delle risorse in ambito distrettuale.

Si evidenzia pertanto la rilevanza strategica di realizzare una situazione nel quale i Medici di Medicina Generale possono esercitare una parte importante nella contrattazione locale assumendo nel contempo una pari responsabilità nella gestione delle risorse.

Nell’ambito delle proprie competenze l’Unità Sanitaria Locale provvede in particolare:

§           all’educazione sanitaria,

§           all’igiene all’ambiente;

§           alla prevenzione individuale e collettiva delle malattie fisiche e psichiche;

§           alla protezione sanitaria materno – infantile e pediatrica;

§           all’igiene e medicina scolastica;

§           medicina per lo sport, tutela sanitaria delle attività sportive;

§           assistenza medico - specialistica e infermieristica per malattie fisiche e psichiche;

§            assistenza ospedaliera;

§           assistenza riabilitazione;

§           assistenza farmaceutica;

§            profilassi;

§           polizia veterinaria;

§           prestazioni medico - legale e certificazioni che spettano al servizio sanitario nazionale.

 

L’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha rilevato come il maggior guadagno di salute nelle società avanzate si ha con la prevenzione e il mantenimento del benessere psicofisico; è pertanto necessario intervenire per ricercare e conoscere i fattori caratteristici che possono incidere sullo stato di salute e saper leggere ed interpretare i nuovi bisogni individuando le risposte più efficaci.

La prevenzione collettiva comprende le attività e le prestazioni volte alla promozione e tutela della salute:

·   prevenzione e controllo delle malattie infettive e diffuse,

·   tutela igienica sanitaria degli alimenti e della nutrizione,

·      tutela della collettività dai rischi  connessi all’inquinamento ambientale (aria, acqua, suolo),

·      attività di laboratorio di biotossicologia, igiene industriale e tossicologia occupazionale,

·      la sorveglianza e il controllo degli allevamenti per la prevenzione delle malattie degli animali,

·      la medicina legale.

 

L’istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro istituito con questa legge deve assicurare la collaborazione dell’istituto nel servizio sanitario nazionale per tutte quelle attività tecnico - scientifiche e tutte le funzioni consultive che riguardano la prevenzione delle malattie professionali e degli infortuni sul lavoro e prevedere le attività di consulenza tecnico - scientifica che competono all’istituto nei confronti degli organi centrali dello stato preposti ai settori del lavoro e della produzione.

L’assistenza sanitaria di base comprende le attività e le prestazioni d’educazione sanitaria, di medicina preventiva, di diagnosi, cura e riabilitazione di primo livello.

Le prestazioni di riabilitazione previste al capo III dirette al recupero funzionale e sociale dei soggetti affetti da minorazioni fisiche psichiche o sensoriali sono previste dal servizio sanitario nazionale attraverso propri servizi.

Altri aspetti che  il servizio sanitario nazionale deve garantire è quello della comunicazione e informazione in quanto i cittadini hanno bisogno di essere orientati all’interno del servizio sanitario nazionale e aiutati a trovare le modalità più semplici per poter usufruire delle prestazioni sanitarie, hanno altresì diritto ad essere informati sui trattamenti sanitari che li riguardano, nel pieno rispetto della loro privacy.

L’Unità sanitaria locale eroga l’assistenza farmaceutica attraverso le farmacie e la  distribuzione e produzione sono regolate secondo criteri coerenti con gli obbiettivi del servizio sanitario nazionale.

Il prontuario terapeutico deve uniformarsi ai principi dell’efficacia terapeutica dell’economicità del prodotto e viene approvato dal Ministro della Sanità, sentito il Consiglio sanitario Nazionale.

 

Dobbiamo però fare alcune considerazioni sui livelli essenziali d’assistenza perché tali strumenti sono utilizzati da qualche tempo in campo sanitario, trovando riferimenti generali nella legislazione nazionale e i criteri direttivi per la loro applicazione nei piani Sanitari Nazionali e Regionali. Sono utilizzati per fornire un assetto omogeneo al sistema sanitario nazionale con lo scopo di garantire una serie di prestazioni fondamentali in modo uniforme sul territorio Nazionale.

Sostanzialmente il livello nazionale elenca le attività che le regioni devono garantire.

 

La ricerca di un buon sistema per la determinazione dei livelli essenziali deriva dal tentativo di far convergere il perseguimento della qualità del sistema degli interventi sociali e sociosanitari, fondato su criteri di appropriatezza  con l’obbligo di mantenere la compatibilità finanziaria delle prestazioni definite come essenziali,basato sui bisogni prioritari da garantire. 

 

Il Piano Sanitario Regionale prevede la possibilità di convenzioni con le istituzioni private garantendo la erogazione di prestazioni sanitarie non inferiori a quelle erogate dai corrispondenti presidi e servizi delle unità sanitarie locali.

 

Le associazioni di volontariato concorrono al conseguimento dei fini istituzionali del servizio sanitario Nazionale e  i rapporti tra entrambe sono regolati da convenzioni nell’ambito della programmazione e della legislazione sanitaria Regionale.

Le procedure di programmazione e di attuazione del servizio sanitario nazionale sono stabilite con il piano sanitario nazionale che viene predisposto dal governo e trasmesso al parlamento che lo approva.

Le linee principali che deve contenere il piano sanitario nazionale:

- gli obiettivi da realizzare nel triennio;

- l’importo del fondo sanitario nazionale;

- la ripartizione del fondo nazionale tra le Regioni;

- gli  indirizzi  cui  devono  uniformarsi  le  Regioni  nella ripartizione della quota regionale ad essa assegnata fra le unità sanitarie locali;

- indicazione dei criteri ai quali deve riferirsi la legislazione regionale per la organizzazione dei servizi fondamentali;

- norme generali di erogazione delle prestazioni sanitarie;

- obiettivi relativi alla formazione e all’aggiornamento del personale addetto al servizio sanitario nazionale;

- modalità di verifica del piano.

 

I piani sanitari Regionali devono uniformarsi ai contenuti e agli indirizzi del piano sanitario nazionale cercando di eliminare gli squilibri esistenti nei servizi e nelle prestazioni del territorio regionale.

 

Dott.ssa Pieretti Francesca