A
cura della Dott.ssa Pieretti Francesca
La tutela della salute è un
diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività.
Essa è garantita dal
Servizio Sanitario Nazionale nel rispetto della dignità e della libertà della
persona.
Il servizio Sanitario
Nazionale è costituito dal quel complesso di funzioni, strutture, servizi e
attività che promuovono, mantengono e recuperano la salute fisica e psichica
secondo alcuni principi fondamentali:
ü
Eguaglianza: i servizi sono erogati secondo
regole uguali per tutti, senza distinzione di sesso, razza, lingua, ceto ed
opinione politica.
ü
Continuità: i
servizi sono erogati in maniera continuativa e senza interruzione nell’ambito
delle modalità di funzionamento definite da norme e regolamenti nazionali e
aziendali.
ü
Partecipazione: dovrebbe essere garantita
la partecipazione all’analisi della qualità delle prestazioni offerte
dall’azienda ASL anche attraverso associazioni di volontariato e organismi di
tutela.
ü
Imparzialità: Gli operatori che lavorano
nell’ambito dei servizi sanitari (medici operatori sanitari, personale
amministrativo) hanno l’obbligo di tenere comportamenti nei confronti dei
cittadini improntati a criteri di obiettività, equità e imparzialità.
ü
Diritto di scelta: L’utente ha il diritto di
scegliere il soggetto erogatore del servizio.
ü
Efficienza Efficacia: L’azienda ASL è
costantemente impegnata a garantire che le prestazioni erogate rispondano a
criteri di efficienza e di efficacia.
Il servizio Sanitario
Nazionale si pone l’obiettivo di realizzare una rete di protezione sociale, di
opportunità e di garanzie volte al pieno sviluppo umano e al benessere della
comunità.
Tale finalità si conseguono
attraverso la buona formazione sanitaria, la prevenzione, la riabilitazione, la
tutela dell’ambiente, la promozione e la salvaguardia della salubrità e
dell’igiene dell’ambiente naturale di vita e di lavoro, l’igiene degli
alimenti, delle bevande dei prodotti e avanzi di origine animale per le
implicazioni che attengono alla salute dell’uomo, nonché la prevenzione e la
difesa sanitaria degli allevamenti animali e il controllo della loro
alimentazione integrata.
Per quanto riguarda lo
scenario politico istituzionale, il recente
decentramento dei poteri dallo stato alle Regioni sta assumendo l’aspetto di
una reale devoluzione. E’ quindi
naturale che il Piano Sanitario Nazionale coerente con questi cambiamenti, si
trasformi da atto programmatico per le Regioni in progetto di salute.
Agire sulla prevenzione,
diagnosi e cura riabilitazione, salvaguardia dell’ambiente, igiene degli
alimenti, formazione professionale rappresentano gli ambiti di intervento per
ricercare e conoscere i fattori determinanti che possono incidere sullo stato
di salute in modo da saper leggere e interpretare i nuovi bisogni individuando
le risposte più efficaci.
Un Servizio Sanitario
Nazionale che deve garantire sicurezza nei posti di lavoro, tutela della
maternità e infanzia promuovendo la salute nell’età evolutiva, negli anziani,
disabili ecc…
Lo schema del Piano
Sanitario 2002 - 2004 è radicalmente differente dai piani che l’anno preceduto,
in seguito ai cambiamenti sociali e politici che sono intervenuti in questi
ultimi anni. Già il cambiamento del nome da Ministero della Sanità a Ministero
della Salute ha un suo preciso significato, in quanto il benessere psicofisico
si mantiene se pone attenzione agli stili di vita, all’ambiente, evitando gli
stili che possono risultare dannosi.
Il Piano Sanitario
Regionale (della Toscana) per il 2002 - 2004 mira a costruire una strategia
che, partendo dalla realtà riesca a fornire risposte coerenti al miglioramento
della salute della popolazione e all’efficienza del sistema, quindi da piano
per la sanità a piano per la salute. L’idea forza della salute come risultante
di una serie di politiche (ambiente, territorio, trasporti, edilizia, lavoro,
giovani, stili di vita) e non più determinata dall’organizzazione dei servizi
sanitari che contribuisce ai risultati di salute per il 15 - 20% a fronte
dell’impiego del 90% delle risorse.
Per raggiungere gli obiettivi
di salute, il piano individua un nuovo strumento; il piano integrato di salute,
vero e proprio programma di azione per un ambito territoriale definito
(distretto - zona), capaci di ricomporre l’eventuali separatezze tra i vari
soggetti istituzionali pubblici e altri presenti sul territorio (terzo settore,
non profit, volontariato, privati);
stabilendo risultati da ottenere, percorsi da intraprendere con il coinvolgimento
di ciascuno in vere e proprie equipe
integrate territoriali.
Per assicurare adeguato
respiro alla programmazione ed alla operatività dei servizi complessi (in
particolare quelli ospedalieri) si riconferma e sottolinea il ruolo dell’area
vasta, ambito territoriale ampio nel quale più aziende sanitarie e l’azienda
ospedaliera di riferimento si integrano pienamente per ricercare
ottimizzazione di risorse e qualità
delle risposte.
Le indicazioni che il piano
offre per i servizi territoriali, in ambito distrettuale/zonale, dopo
un’adeguata sperimentazione, tenderà a
realizzare una società della salute, nelle quale potranno confluire istituzioni
pubbliche e altri soggetti per portare avanti unitariamente le azioni indicate
dal piano integrato di salute.
La società della salute
rappresenta una nuova soluzione organizzativa dell’assistenza territoriale che
coinvolgerà comunità locali, imprenditorialità, non profit in modo da garantire qualità e appropriatezza, controllo
e certezza dei costi. Nell’ambito della sperimentazione il Comune non assume
solo funzioni di programmazione e controllo, ma compartecipa a un governo
comune del territorio finalizzato a obiettivi di salute e diviene a tutti gli
effetti “cogestore” dei servizi socio - sanitari territoriali. Si intende così
realizzare a pieno l’integrazione sociale e sanitaria e promuovere
l’integrazione fra tutela all’ambiente e tutela alla salute.
La società della salute
rappresenta uno strumento per garantire maggiore appropriatezza delle
prestazioni, maggior controllo della spesa, effettivo coinvolgimento e maggiore
soddisfazione degli operatori, maggior consenso della popolazione.
Con la società della salute
e il relativo coinvolgimento dei cittadini nella cogestione dei servizi socio -
sanitari si intende superare i limiti del passato, in un rapporto stretto con
le comunità locali, che rappresenta una scommessa esaltante e una novità di
rilievo anche per dare effettivo sviluppo al ruolo della concertazione in
materia socio- sanitaria.
La società della salute
rappresenta una nuova entità gestionale che opererà secondo gli standard e le linee guida indicate della
Regione.
Il Consiglio Sanitario
Nazionale, nominato con Decreto del presidente della Repubblica, per proposta
del Ministro della Sanità è composto da un rappresentante di ciascuna Regione,
da tre rappresentanti del Ministero della Sanità e da un rappresentante per
ciascuno dei seguenti Ministeri: Lavoro Previdenza Sociale, Pubblica
Istruzione, Interno, Difesa, Tesoro, Bilancio e Programmazione Economica,
Agricoltura e Foreste Industria Commercio, Artigianato, Marina Mercantile, da
un rappresentante designato dal Ministro per il coordinamento delle iniziative
per la ricerca scientifica e tecnologica, dal direttore superiore di sanità,
dal CNEL, dal direttore dell’istituto superiore per la prevenzione e la
sicurezza del lavoro, da un rappresentante del Consiglio Nazionale delle
ricerche e da 10 esperti in materia sanitaria.
L’istituto superiore di
sanità organo tecnico - scientifico del servizio sanitario nazionale dotato di
strutture e ordinamenti particolari e d’autonomia scientifica, collabora con le
unità sanitarie locali, tramite le regioni offrendo a consulenza necessaria
predisponendo programmi di ricerca tenendo conto degli obiettivi della programmazione
sanitaria nazionale e delle proposte avanzate dalle regioni.
Le Regioni e i Comuni
associati articolano le Unità Sanitarie Locali in distretti sanitari di base
per l’erogazione dei servizi di primo livello e di pronto intervento.
La zona distretto
rappresenta la struttura di base del sistema sanitario regionale in cui sono
garantite prestazioni finalizzate alla promozione e tutela della salute
attraverso interventi di prevenzione e diagnostico terapeutici, che integrano
l’attività del Medico di Medicina Generale e del pediatra di libera scelta con
le attività consultoriali, sociali e d’assistenza domiciliare. E’ soprattutto
in tale ambito che si rende concreta la partecipazione e la
responsabilizzazione della comunità alla protezione della salute.
In un sistema orientato a
valorizzare le cure primarie, il ruolo del Medico di Medicina Generale non può
proporsi se non come figura centrale del percorso assistenziale dei pazienti, e
come uno dei soggetti principali nella fase di programmazione e nella gestione
delle risorse in ambito distrettuale.
Si evidenzia pertanto la
rilevanza strategica di realizzare una situazione nel quale i Medici di
Medicina Generale possono esercitare una parte importante nella contrattazione
locale assumendo nel contempo una pari responsabilità nella gestione delle
risorse.
Nell’ambito delle proprie
competenze l’Unità Sanitaria Locale provvede in particolare:
§
all’educazione
sanitaria,
§
all’igiene
all’ambiente;
§
alla
prevenzione individuale e collettiva delle malattie fisiche e psichiche;
§
alla
protezione sanitaria materno – infantile e pediatrica;
§
all’igiene
e medicina scolastica;
§
medicina
per lo sport, tutela sanitaria delle attività sportive;
§
assistenza
medico - specialistica e infermieristica per malattie fisiche e psichiche;
§
assistenza ospedaliera;
§
assistenza
riabilitazione;
§
assistenza
farmaceutica;
§
profilassi;
§
polizia
veterinaria;
§
prestazioni
medico - legale e certificazioni che spettano al servizio sanitario nazionale.
L’organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS) ha rilevato come il maggior guadagno di salute nelle società
avanzate si ha con la prevenzione e il mantenimento del benessere psicofisico;
è pertanto necessario intervenire per ricercare e conoscere i fattori
caratteristici che possono incidere sullo stato di salute e saper leggere ed
interpretare i nuovi bisogni individuando le risposte più efficaci.
La prevenzione collettiva
comprende le attività e le prestazioni volte alla promozione e tutela della
salute:
·
prevenzione e controllo delle malattie
infettive e diffuse,
·
tutela igienica sanitaria degli alimenti e
della nutrizione,
·
tutela
della collettività dai rischi connessi
all’inquinamento ambientale (aria, acqua, suolo),
·
attività
di laboratorio di biotossicologia, igiene industriale e tossicologia occupazionale,
·
la
sorveglianza e il controllo degli allevamenti per la prevenzione delle malattie
degli animali,
·
la
medicina legale.
L’istituto superiore per la
prevenzione e la sicurezza del lavoro istituito con questa legge deve
assicurare la collaborazione dell’istituto nel servizio sanitario nazionale per
tutte quelle attività tecnico - scientifiche e tutte le funzioni consultive che
riguardano la prevenzione delle malattie professionali e degli infortuni sul
lavoro e prevedere le attività di consulenza tecnico - scientifica che
competono all’istituto nei confronti degli organi centrali dello stato preposti
ai settori del lavoro e della produzione.
L’assistenza sanitaria di
base comprende le attività e le prestazioni d’educazione sanitaria, di medicina
preventiva, di diagnosi, cura e riabilitazione di primo livello.
Le prestazioni di
riabilitazione previste al capo III dirette al recupero funzionale e sociale
dei soggetti affetti da minorazioni fisiche psichiche o sensoriali sono
previste dal servizio sanitario nazionale attraverso propri servizi.
Altri aspetti che il servizio sanitario nazionale deve
garantire è quello della comunicazione e informazione in quanto i cittadini
hanno bisogno di essere orientati all’interno del servizio sanitario nazionale
e aiutati a trovare le modalità più semplici per poter usufruire delle
prestazioni sanitarie, hanno altresì diritto ad essere informati sui
trattamenti sanitari che li riguardano, nel pieno rispetto della loro privacy.
L’Unità sanitaria locale
eroga l’assistenza farmaceutica attraverso le farmacie e la distribuzione e produzione sono regolate
secondo criteri coerenti con gli obbiettivi del servizio sanitario nazionale.
Il prontuario terapeutico
deve uniformarsi ai principi dell’efficacia terapeutica dell’economicità del
prodotto e viene approvato dal Ministro della Sanità, sentito il Consiglio
sanitario Nazionale.
Dobbiamo però fare alcune
considerazioni sui livelli essenziali d’assistenza perché tali strumenti sono
utilizzati da qualche tempo in campo sanitario, trovando riferimenti generali
nella legislazione nazionale e i criteri direttivi per la loro applicazione nei
piani Sanitari Nazionali e Regionali. Sono utilizzati per fornire un assetto
omogeneo al sistema sanitario nazionale con lo scopo di garantire una serie di
prestazioni fondamentali in modo uniforme sul territorio Nazionale.
Sostanzialmente il livello
nazionale elenca le attività che le regioni devono garantire.
La ricerca di un buon
sistema per la determinazione dei livelli essenziali deriva dal tentativo di
far convergere il perseguimento della qualità del sistema degli interventi
sociali e sociosanitari, fondato su criteri di appropriatezza con l’obbligo di mantenere la compatibilità
finanziaria delle prestazioni definite come essenziali,basato sui bisogni
prioritari da garantire.
Il Piano Sanitario Regionale
prevede la possibilità di convenzioni con le istituzioni private garantendo la
erogazione di prestazioni sanitarie non inferiori a quelle erogate dai
corrispondenti presidi e servizi delle unità sanitarie locali.
Le associazioni di
volontariato concorrono al conseguimento dei fini istituzionali del servizio
sanitario Nazionale e i rapporti tra
entrambe sono regolati da convenzioni nell’ambito della programmazione e della
legislazione sanitaria Regionale.
Le procedure di
programmazione e di attuazione del servizio sanitario nazionale sono stabilite
con il piano sanitario nazionale che viene predisposto dal governo e trasmesso
al parlamento che lo approva.
Le linee principali che
deve contenere il piano sanitario nazionale:
- gli obiettivi da
realizzare nel triennio;
- l’importo del fondo
sanitario nazionale;
- la ripartizione del fondo
nazionale tra le Regioni;
- gli indirizzi cui devono uniformarsi le Regioni nella ripartizione della quota regionale ad
essa assegnata fra le unità sanitarie locali;
- indicazione dei criteri
ai quali deve riferirsi la legislazione regionale per la organizzazione dei
servizi fondamentali;
- norme generali di
erogazione delle prestazioni sanitarie;
- obiettivi relativi alla
formazione e all’aggiornamento del personale addetto al servizio sanitario
nazionale;
- modalità di verifica del
piano.
I piani sanitari Regionali
devono uniformarsi ai contenuti e agli indirizzi del piano sanitario nazionale
cercando di eliminare gli squilibri esistenti nei servizi e nelle prestazioni
del territorio regionale.
Dott.ssa Pieretti Francesca