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L'eliminazione delle
barriere architettoniche e sensoriali nello spazio urbano rappresenta uno dei
punti più difficili da affrontare per i tecnici, per l'articolazione delle
problematiche connesse alla progettazione in esterno, dove più soggetti
operano con diverse finalità e per la difficoltà di integrare gli interventi
sul piano orizzontale con quelli connessi alla fruizione delle attrezzature,
dei servizi, dei mezzi di trasporto e degli edifici pubblici. Sullo stesso
luogo coesistono gli interventi di diversi Dipartimenti del Comune, nel caso
di Roma, per la manutenzione delle strade e dei marciapiedi, per i trasporti,
per il verde, insieme con altri diversi soggetti che si occupano dei
sottoservizi, della segnaletica, della cartellonistica pubblicitaria,
dell'arredo urbano, e con i soggetti privati che occupano porzioni di suolo
con attività commerciali varie.
Si cercherà di seguito di dare un quadro generale dei problemi, senza avere
le pretese dell'esaustività, ma cercando di superare la convinzione che per
mettere "a norma" un progetto o un intervento anche solo di
manutenzione dello spazio esterno, basta raccordare le testate dei
marciapiedi al piano stradale con degli scivoli. E' chiaro che la rampa è
spesso l'elemento più evidente di un progetto atto a favorire
l'accessibilità, ma se non è opportunamente collocata e non integrata con
altri interventi, rischia di non risolvere alcun problema per i disabili
motori stessi. Per i non vedenti la rampa può risultare addirittura un problema
se non è opportunamente segnalata con pavimentazione tattile differenziata,
in modo da evitare che si trovino inavvertitamente nella sede stradale,
mentre il gradino costituisce un miglior riferimento per valutare la
direzione dell'attraversamento.
I tecnici che intervengono sul piano orizzontale del marciapiede devono avere
un'ottica ampliata, rispetto al tema dell'accessibilità, in due direzioni: la
prima relativa alle esigenze connesse alle diverse condizioni soggettive
degli individui, la seconda relativa alla fruibilità piena dello spazio
esterno con tutti i servizi e le attrezzature di cui deve essere dotato.
Si consideri, per esempio, la difficoltà per una persona anziana a percorrere
lunghi tratti di strada senza trovare una panchina per effettuare una sosta;
o si pensi agli oggetti di arredo urbano inaccessibili e posti
disordinatamente sul marciapiede, in modo da creare addirittura un ostacolo
pericoloso; oppure alle pavimentazioni sconnesse, che rendono disagevole il
percorso. Sono tutti elementi non secondari nel progetto delle aree pedonali
ai fini di una fruizione piena dello spazio esterno.
Il primo concetto chiave da tener presente nella progettazione dei percorsi
pedonali è quello della continuità del piano orizzontale, che deve essere
pensato come un luogo confortevole e sicuro per chiunque, pedone, si muova
lungo un tragitto e deve consentire di passare da una situazione ad un'altra
in piena e totale libertà e autonomia, a prescindere dalla propria condizione
fisica soggettiva, utilizzando le proprie energie potenziali residue.
Superando il concetto di accessibilità fatta per punti ed interventi isolati
e considerando la città come un sistema complesso dove si svolgono attività
sociali di relazione, come luogo di scambio tra diversi sistemi di trasporto,
luogo che consente di passare da una attività ad un'altra, si pongono modi
nuovi di approccio al problema. Il quartiere, l'isolato o semplicemente il
tratto di marciapiede oggetto dell'intervento, devono essere inseriti in un
quadro di considerazioni più generali che riguardano l'accessibilità per il
pedone, con una attenzione particolare alle utenze più svantaggiate. La città
contemporanea è pensata essenzialmente per il traffico veicolare, pertanto,
riconsiderare l'uomo pedone che si muove in sicurezza sul marciapiede, che
usufruisce dei mezzi di trasporto pubblico, che accede ai servizi, significa
pensare complessivamente ad una strategia che restituisca spazi non veicolari
ai cittadini, che contemperi esigenze, che integri funzioni, che crei
relazioni, con l'obiettivo di fornire le stesse opportunità a chiunque.
2.2
Caratteristiche morfologiche del piano orizzontale
2.2.1 Aspetti dimensionali
L'Art. 4. del DPR 503/96 relativamente agli spazi
"Spazi pedonali", recita:
I progetti relativi agli spazi pubblici e alle opere
di urbanizzazione a prevalente fruizione pedonale devono prevedere almeno un
percorso accessibile in grado di consentire con l'utilizzo di impianti di
sollevamento ove necessario, l'uso dei servizi, le relazioni sociali e la
fruizione ambientale anche alle persone con ridotta o impedita capacità
motoria o sensoriale. (omissis)
Per quanto riguarda le caratteristiche del percorso pedonale il D.M.
236/89 si esprime in maniera ancora più ampia e dettagliata, innanzitutto
definendo, per la fruizione del marciapiede o del percorso, parametri
dimensionali atti a favorire i movimenti della sedia a ruote:
(omissis) I percorsi devono presentare un andamento
quanto più possibile semplice e regolare in relazione alle principali
direttrici di accesso ed essere privi di strozzature, arredi, ostacoli di
qualsiasi natura che riducano la larghezza utile di passaggio o che possano
causare infortuni. La loro larghezza deve essere tale da garantire la
mobilità nonché, in punti non eccessivamente distanti fra loro, anche
l'inversione di marcia da parte di una persona su sedia a ruote. (omissis)
(D.M. 236/89 art. 4.2.1)
(omissis) Il percorso pedonale deve avere una
larghezza minima di 90 cm. ed avere, per consentire l'inversione di marcia da
parte di persona su sedia a ruote, allargamenti del percorso, da realizzare
almeno in piano, ogni 10 m. di sviluppo lineare. Qualsiasi cambio di
direzione rispetto al percorso rettilineo deve avvenire in piano; ove sia
indispensabile effettuare svolte ortogonali al verso di marcia, la zona
interessata alla svolta, per almeno 1,70 m. su ciascun lato a partire dal
vertice più esterno, deve risultare in piano e priva di qualsiasi
interruzione. (omissis) (D.M. 236/89, art. 8.2.1).
CARATTERISTICHE DIMENSIONALI DEL PERCORSO PEDONALE
2.2.2 Sezione longitudinale/pendenza trasversale
La sezione longitudinale del percorso deve essere continua e
priva di salti di quota non raccordati:
(omissis) La pendenza longitudinale non deve superare
di norma il 5%; ove ciò non sia possibile, sono ammesse pendenze superiori,
purchè realizzate in conformità a quanto previsto al punto 8.1.11. Per
pendenze del 5% è necessario prevedere un ripiano orizzontale di sosta, di
profondità di almeno 1,50 m., ogni 15 m. di lunghezza del percorso; per
pendenze superiori tale lunghezza deve proporzionalmente ridursi fino alla
misura di 10 m. per una pendenza dell'8%. (omissis) (D.M. 236/89 art. 8.2.1.)
(omissis)... ogni qualvolta il percorso pedonale si
raccorda con il livello stradale, o è interrotto da un passo carrabile,
devono predisporsi rampe di pendenza contenuta e raccordate in maniera
continua col piano carrabile, che consentano il passaggio di una sedia a
ruote. (omissis) (D.M. 236/89 art. 4.2.1.)
Bisogna naturalmente avere buon senso nell'applicazione della
norma e studiare le soluzioni più idonee al luogo. La presenza, per esempio,
di due passi carrabili a distanza ravvicinata, lungo un percorso che già
presenta numerosi raccordi e rampe, può essere meglio risolta evitando la
parte rialzata tra gli stessi, che costringe la sedia a ruote ad un
saliscendi eccessivamente ravvicinato. Lo stesso può accadere nelle isole
salvagente degli attraversamenti, dove talora, in spazi troppo ridotti, e
preferibile tagliare l'isola con un percorso in piano, disponendo un segnale
tattile a delimitare la stessa rispetto alla zona carrabile.
Anche la necessaria preoccupazione di smaltire le acque
meteoriche dal marciapiede, non deve fare eccedere nella pendenza trasversale
del piano del percorso, essendo sufficiente l'1% per assolvere a detta
funzione, senza che la stessa possa divenire fonte di disagio per gli
utilizzatori di sedia a ruote. Tuttavia c'è un parametro ancora più
importante da tenere sotto controllo, che riguarda la sommatoria delle due
pendenze opposte costituite dal piano dello scivolo di raccordo e da quello
della strada, incurvata a schiena d'asino per lo smaltimento delle acque:
(omissis) La pendenza trasversale massima ammissibile
è dell'1%. In presenza di contropendenze al termine di un percorso inclinato
o di un raccordo tra percorso e livello stradale, la somma delle due pendenze
rispetto al piano orizzontale deve essere inferiore al 22%. (omissis) (D.M.
236/89 art. 8.2.1.)
SEZIONE LONGITUDINALE DEL PERCORSO PEDONALE
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PENDENZA
MASSIMA DELLO SCIVOLO DI RACCORDO CON LA SEDE STRADALE
2.2.2 Sezione longitudinale/pendenza trasversale
PENDENZA TRASVERSALE DEL PERCORSO PEDONALE
SOMMATORIA
DI DUE DIVERSE PENDENZE
SOLUZIONI
PER RACCORDARE IL MARCIAPIEDE IN PRESENZA DI DUE PASSI CARRAI RAVVICINATI
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Disegni tratti da: F.Vescovo, Accessibilità e barriere
architettoniche, Raccolta sistematica e commentata della normativa con guida
tecnica alla progettazione degli spazi accessibili, Maggioli Editore,
Rimini 1990, pag.501.
2.2.3 Sezione trasversale del percorso
La progettazione del piano orizzontale nello spazio urbano deve
prendere in considerazione l'intero sistema costituito dalla carreggiata
stradale, dai marciapiedi o percorsi pedonali a livello e dagli
attraversamenti, considerando tutti i movimenti che la persona con disabilità
può compiere, parallelamente all'asse stradale o trasversalmente allo stesso.
Bisogna, inoltre, considerare i diversi modi in cui l'individuo si sposta
lungo i percorsi, a piedi (camminando o su una sedia a ruote), in bicicletta,
con autovettura, come passeggero su mezzi di trasporto pubblico.
Prendendo in esame innanzitutto la sezione trasversale, si
potranno dare tre casi diversi:
- percorso pedonale su marciapiede (piano
sfalsato rispetto alla sede stradale), con larghezza tale da consentire
la realizzazione di funzioni diverse connesse allo spazio esterno;
- percorso pedonale su marciapiede (piano
sfalsato rispetto alla sede stradale), con larghezza costante minima per
il passaggio dei pedoni 0,90 < L > 1,50;
- percorso a livello della sede stradale,
con cordolo separatore.
SEZIONE
TRASVERSALE DEL PERCORSO CON INDIVIDUAZIONE DI FASCE FUNZIONALI
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2.2.3 Sezione
trasversale del percorso
a) Nel primo caso il requisito del comfort e della sicurezza può
essere garantito separando opportunamente le fasce funzionali: quella
deputata al passaggio da quella per la sosta, il verde, l'arredo urbano e le
attrezzature. Nello schema riportato in figura la realizzazione di una fascia
deputata al verde ed alle attrezzature (pali dell'illuminazione, cestini
portarifiuti, rastrelliere portabiciclette, etc.), consente di creare un
filtro rispetto al traffico veicolare, proteggendo il pedone e liberando
completamente il percorso dagli ostacoli. Quando la sezione del marciapiede
lo consente, ovvero quando sono presenti ulteriori allargamenti della sezione
trasversale, si possono creare zone di sosta meglio strutturate lungo il
percorso. In tali circostanze è necessario indirizzare i non vedenti verso la
fascia lasciata libera per il passaggio, qualora siano presenti nella fascia
interna adiacente agli edifici degli ingombri permanenti, tavolini dei bar ed
oggetti che possono costituire intralcio.
b) Nel caso in cui la sezione del marciapiede è piuttosto
stretta, bisogna comunque garantire la dimensione minima per il passaggio
della sedia a ruote di 0,90 cm., assicurando sul percorso adeguati slarghi
(min. 1,50 m) ed avere poi cura di utilizzare gli allargamenti del percorso
stesso per inserire i necessari elementi di arredo urbano, i servizi e le
attrezzature.
c) Nei percorsi a livello, invece, è opportuno predisporre dei
cordoli separatori, che inibiscano l'invasione del percorso pedonale da parte
degli automobilisti, tenendo comunque separato il traffico veicolare da
quello pedonale. Si deve, comunque, avere attenzione, nel disporre delle
cordolature, a non creare ostacoli non intercettabili dai non vedenti
mediante il bastone bianco, pertanto sono da evitare catene sospese a dissuasori
o cordoli con lunghe discontinuità.
ESEMPI DI MARCIAPIEDI NEI QUALI VENGONO OPPORTUNAMENTE DISTINTE DELLE
FASCE FUNZIONALI PER LA PERCORRENZA PEDONALE, PER LE ALBERATURE E PER GLI
ELEMENTI FUNZIONALE DI ARREDO URBANO.
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Percorso
pedonale tra due filari di alberi intervallati ad elementi di arredo urbano
(Barcellona).
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Percorso
pedonale separato dalla carreggiata stradale da una fascia di verde;
elementi di arredo urbano alloggiati nelle rientranze del muro per lasciare
libero di ostacoli il percorso (Barcellona).
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Marciapiede
con fascia per pista ciclabile e percorso pedonale (Dusseldorf).
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Marciapiede
con percorso pedonale e fascia
di servizio adiacente alla carreggiata stradale
(Barcellona).
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2.2.3 Sezione trasversale del percorso
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2.3 Percorsi accessibili ai disabili visivi in ambiente urbano
2.3.1 Principi generali
Il D.P.R. 503/96 al già citato art. 4 sottolinea la necessità di rendere
accessibili i percorsi urbani "alle persone con impedita capacità
motoria e sensoriale".
Per i disabili motori l'accessibilità del percorso è garantita dal
dimensionamento degli spazi e dalle caratteristiche morfologiche e
materico-qualitative del piano orizzontale, così come la fruibilità dei
servizi e resa possibile da una progettazione che consideri aspetti
ergonomici di un'utenza ampliata.
Per venire incontro, invece, alle esigenze dei disabili visivi bisogna
comprendere prima bene come si muove autonomamente un non vedente utilizzando
i sensi vicarianti e quali possono essere le barriere "percettive".
La principale necessita del non vedente/ipovedente e quella di avere un
ausilio per orientarsi nello spazio mediante informazioni non visive e/o
mediante l'accentuazione e la ridondanza di quelle visive per gli ipovedenti.
In questo caso le barriere non sono costituite dai dislivelli o dalle scale,
che anzi consentono di misurare con maggiore precisione i movimenti e
valutare il perpendicolo rispetto al ciglio, ma piuttosto da oggetti
sporgenti non individuabili con il bastone bianco, da spazi vasti nei quali
mancano riferimenti di alcun tipo ed indizi acustici e tattili, che possano
favorire la comprensione dello spazio. Fondamentalmente in ambiente urbano il
disabile visivo si muove utilizzando le guide naturali, confidando anche in
una preventiva, se pure grossolana, conoscenza dell'itinerario da compiere.
2.3.2 Le guide naturali
Per "guida naturale" si intende in un'accezione generale, una
particolare conformazione dei luoghi, tale da consentire al disabile visivo
di orientarsi e di proseguire la sua marcia senza bisogno di altre
indicazioni. Un classico esempio può essere rappresentato da un muro continuo
di un edificio prospiciente il marciapiede, che non presenti rientranze o
sporgenze e che non sia interrotto da ostacoli fissi o pericoli. In una tale
situazione il cieco cammina basandosi sull'indizio acustico del traffico
parallelo (se presente) e/o sulla riflessione dei suoni operata dal muro; il
bastone bianco viene utilizzato con movimento pendolare per sondare la
presenza di eventuali ostacoli.
Anche un muretto basso, il cordolo di un'aiuola o una siepe, se continui,
possono costituire una guida naturale e possono offrire, da soli, un ottimo
sistema di riferimento per la mobilità autonoma del disabile visivo, senza
alcuna integrazione di guide artificiali.
2.3.3 Le guide artificiali
Si tratta di sistemi di orientamento e guida realizzati mediante pavimentazioni
differenziate, recanti ti codici tattili.¹
Le informazioni vengono fornite al disabile visivo attraverso quattro
differenti canali:
- il senso tattile plantare o più esattamente il senso cinestesico, più
complesso del precedente: si riferisce a tutte le sensazioni provocate dai
movimenti dei muscoli durante la normale attività motoria;
- un senso tattile mediato attraverso il bastone bianco, che trasmette
sensazioni alla mano;
- il senso dell'udito, stimolato dalla risposta acustica del materiale sotto
la sollecitazione della punta del bastone bianco e della suola delle scarpe;
- la percezione visiva del contrasto cromatico della guida artificiale
rispetto al pavimento nel quale e inserita (per gli ipovedenti).
In particolare la conformazione dei rilievi della superficie della
pavimentazione speciale deve essere ben individuabile dal disabile visivo,
senza però creare disagio nel passarci sopra o essere una barriera fisica per
nessuno.
E' necessario
precisare che solo per un sistema strutturato dal punto di vista semantico si
può parlare di "codici" tattili e non quando ci sono generiche
tracce nella pavimentazione, che non sottendono una generica convenzione
linguistica. Il Gruppo di Coordinamento delle Associazioni dei disabili Visivi
di Roma ha individuato nel Sistema Loges il linguaggio convenzionale da
seguire, basato su 6 codici (direzione rettilinea, arresto/pericolo,
attenzione/servizio, svolta ad L, incrocio a T, pericolo valicabile). I
disegni del presente manuale presentano codici riferiti a tale sistema.
2.3.4 Percorsi
tattili e segnali tattili
E’ necessario
preliminarmente il concetto di percorso tattile da quello di segnale tattile.
A) I percorsi tattili devono essere installati negli spazi ampi,
esterni o interni, nei quali è ragionevole offrire al disabile visivo una
serie limitata di scelte, in considerazione degli immediati possibili
obiettivi che può essere utile raggiungere. Ciò avviene all’interno di una
stazione ferroviaria, di un aeroporto o di un ufficio pubblico o aperto al
pubblico, ma anche in un ampio piazzale pedonale, dal quale è possibile
imboccare un certo numero di strade.
I percorsi tattili sono costituiti da elementi modulari di pavimentazione a
rilievo che forniscono informazioni di tipo direzionale e avvertimenti
‘situazionali’ (presenza di un pericolo, di un incrocio, di una svolta, di un
servizio, necessità di procedere con cautela).
Il disabile visivo segue il percorso avvertendo sotto i piedi il dislivello
parallelo al suo senso di marcia, costituito dai canaletti, ricevendo
conferma ad ogni passo della corretta direzione da lui tenuta; infatti se
così non fosse sentirebbe che il dislivello non corre lungo l’asse del
proprio piede, ma è obliquo rispetto ad esso e sarebbe indotto correggere
subito la direzione di marcia.
Un’altra modalità per seguire il percorso consiste nello spazzolare i
canaletti con il bastone mosso a descrivere un arco davanti a sè, o
nell’infilare la punta del bastone in un canaletto, utilizzandolo come un
binario. Di qui la necessità che i canaletti abbiano dimensioni ben precise e
uno spigolo abbastanza vivo.
B) Segnali tattili. Nella maggior parte delle situazioni urbane
esterne, il disabile visivo trova nella continuità delle pareti degli edifici
una valida guida naturale. In questi casi e gli ha bisogno soltanto di
segnali tattili che gli indichino, ad esempio, in quale punto del marciapiede
si trova la palina della fermata dell’autobus o il palo semaforico per
l’attraversamento, ovvero che gli segnalino l’ingresso di un ufficio pubblico,
di un ambulatorio, ecc. Negli esempi ora enunciati, il segnale sarà
costituito da uno sbarramento del marciapiede mediante i canaletti del codice
rettilineo, dal muro fino al bordo del marciapiede, accanto alla palina o al
palo semaforico; nel caso dell’indicazione di un portone o altro ingresso, il
medesimo sbarramento sarà posto al centro dell’accesso e terminerà al bordo
del marciapiede con un codice di arresto/pericolo, per far comprendere che
non si tratta di un attraversamento pedonale.
Un altro segnale tattile molto importante è quello costituito dal codice di
pericolo valicabile, che deve essere posto su ogni rampa che si raccordi alla
sede stradale, 40 cm. prima dell’inizio di questa, per avvisare il non
vedente che sta per impegnare una zona pericolosa. Qualora poi nel
marciapiede si aprano scalinate in discesa i cui lati non sono protetti da
ringhiere, ciò va segnalato o con il codice di arresto/pericolo, costituito
da una striscia di calotte sferiche profonda almeno 40 cm., che precede di 60
cm. il punto pericoloso.
2.3.5 Sistemi informativi
Possono essere
tattili o di tipo elettronico e fornire quindi informazioni percepibili con
il tatto manuale o con l’udito.
I primi sono costituiti da mappe a rilievo che rappresentano, in modo
schematico e comprensibile al tatto, una pianta dello spazio nel quale ci si
muove, con le didascalie scritte in braille e in caratteri alfa numerici,
utilizzando particolari ‘font’, ingranditi, ben contrastanti rispetto allo
sfondo e a rilievo, il modo da essere leggibili sia dei ciechi che dagli
ipovedenti, i quali possono utilizzare, a seconda delle situazioni, sia il
tatto che il residuo visivo. Tali mappe risultano peraltro utili anche ai
normovedenti, come segnaletica tradizionale e wayfinding.
Altre indicazioni tattili possono essere contenute in cartellini posti ad es.
sulle paline delle fermate dei mezzi di trasporto per indicare le linee che
effettuano la fermata in quel punto. I sistemi informativi elettronici
possono essere costituiti da un trasmettitore e da un ricevitore in dotazione
al disabile visivo, con il quale quest’ultimo riceve messaggi vocali che
indicano il luogo in cui ci si trova o che forniscono informazioni anche più
dettagliate. Le informazioni vocali possono anche provenire direttamente dal punto
di interesse a mezzo di altoparlante, attivabile mediante pressioni di un
apposito pulsante, in modo da essere fornite soltanto su richiesta
dell’interessato. In tal modo le informazioni sono disponibili anche per chi
non possiede il ricevitore. Un esempio di tale sistema può essere costituito
dai display a messaggio fisso o variabile, collegati ad un emettitore vocale,
posti alle fermate dei mezzi di trasporto.
I sistemi informativi, per la loro natura, vanno utilizzati ad integrazione e
non in sostituzione dei sistemi di guida tattile.
SEGNALAZIONE CON
PAVIMENTAZIONE TATTILE DI UN INGRESSO DI EDIFICIO DI RILEVANTE INTERESSE
SEGNALAZIONE
TATTILE DI UNA SCALA IN AMBIENTE URBANO
2.3.6 Criteri
progettuali in ambiente urbano
Nelle
aree esterne la progettazione di un percorso accessibile ai non vedenti segue
criteri ben diversi dai progetti per gli spazi chiusi (stazioni, aeroporti,
etc.). Infatti, se nel caso di ambienti interni con un’articolazione di
funzioni particolare la guida artificiale deve diramarsi come un nastro
continuo che conduce dall’ingresso ai vari servizi specifici, che si possono
fruire in quello spazio (biglietteria, banchina, ufficio informazioni, bagni,
etc. in una stazione ferroviaria, per esempio), nello spazio urbano e i
movimenti della persona non vedente non sono tutti prevedibili e non possono
tutti essere vincolati dalla guida artificiale. D’altra parte sarebbe inopportuno
e diseconomico disporre di un nastro continuo, che si muove lungo tutti
marciapiedi della città senza portare un vantaggio obiettivo per gli utenti
cui è destinato. La guida artificiale, quindi, deve essere opportunamente
integrata alle guide naturali già presenti nell’ambiente urbano ed il
progettista dovrà partire da una corretta valutazione delle medesime, per
andarsi a riallacciare alle stesse nelle situazioni critiche. In generale,
vanno segnalati gli attraversamenti, (che sono un evento eccezionale lungo
percorso, che consente di passare trasversalmente dall’altra parte della
strada o proseguire lungo il verso di percorrenza intervallandosi ad un
flusso di autovetture), le fermate degli autobus, i servizi igienici
pubblici, i punti di informazione e tutti quei servizi e possono avere
rilevanza. Un segno molto ricorrente, pertanto, può essere quello dello
“sbarramento” trasversale del codice di direzione rettilinea, che favorisce
un cambio di direzione, per raggiungere uno scivolo, un palo semaforico, una
palina dell’autobus, etc.
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[a sinistra] Area basilicale di S.Paolo a Roma: percorso
accessibile ai disabili visivi con pavimentazione tattile a terra, mappa
tattile con rappresentazione a rilievo dell'ambiente e semaforo con
avvisatore acustico.

[sopra]
Pavimentazione tattile per disabili visivi a Piazzale Flaminio, Roma.
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PIANTA DI UNA GENERICA SITUAZIONE URBANA CON INTEGRAZIONE DELLA GUIDA
ARTIFICIALE NELLE "GUIDE NATURALI"
PIANTA DI UNA
GENERICA SITUAZIONE URBANA A PREVALENTE "GUIDA ARTIFICIALE"
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2.4
Attraversamenti pedonali
2.4.1 Caratteristiche generali
Lungo i percorsi pedonali, all’incrocio tra gli isolati,
trasversalmente rispetto alla sezione stradale, occorre prevedere opportuni
attraversamenti stradali. Secondo quanto espresso nell’articolo 3 del
codice della strada, per attraversamento si intende quella parte della
carreggiata, segnalata con opportune strisce bianche (zebrature), sulla
quali i pedoni in transito godono di precedenza rispetto ai veicoli. In
realtà proprio questo spazio di intersezione tra il traffico veicolare e
quello pedonale avvengono con piè frequenza gli incidenti, pertanto
necessitano di grande attenzione progettuale, soprattutto con riferimento
agli utenti piè svantaggiati.
Gli attraversamenti possono essere classificati essenzialmente in:
- semaforizzati, ovvero dotati di
sistemi di regolazione del traffico;
- non semaforizzati, ovvero privi di
sistemi di regolazione del traffico.
Per
quanto attiene alla morfologia essi possono essere, rispetto al piano
stradale:
Questa
classificazione può essere maggiormente articolata se si considerano le
diverse tipologie di rampe di raccordo al piano stradale e la loro
ubicazione rispetto alla geometria dell’incrocio.
Il D.P.R. 503/96 all’Art. 6 attraversamenti pedonali, recita:
- Nelle strade ad alto volume di
traffico gli attraversamenti pedonali devono essere illuminati nelle
ore notturne o di scarsa visibilità.
- Il fondo stradale, in prossimità
dell’attraversamento pedonale, potrà essere differenziato mediante
rugosità poste su manto stradale al fine di segnalare la necessità di
moderare la velocità.
- Le piattaforme salvagente devono
essere accessibili alle persone su sedia a ruote.
- Gli impianti semafori ci, di nuovo
est all’azione o di sostituzione, devono essere dotati di avvisatori
acustici che segnalano in tempo di via libera anche a non vedenti e,
ove necessario, di comandi manuali accessibili per consentire tempi
sufficienti per l’attraversamento da parte di persone che si muovono
lentamente.
- La regolamentazione relativa agli
impianti semaforici è emanata con decreto del Ministero dei Lavori
Pubblici.
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TIPOLOGIE DI
ATTRAVERSAMENTI STRADALI
2.4.2 Prestazioni
specifiche
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a)
L’illuminazione dell’attraversamento, richiamata dal decreto, consente di
individuare anche da lontano la presenza dello stesso, evitando le zone
d’ombra che potrebbero occultare il passaggio dei pedoni. I corpi
illuminanti dovrebbero essere apposti ad un’altezza maggiore di 5,00 metri.
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b)
La visibilità dell’attraversamento può essere limitata anche dalla presenza
di auto in sosta. E' opportuno predisporre rispetto al senso di marcia
strisce di divieto di sosta (articolo 145/4 regolamento Codice della
strada).
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c)
La differenziazione del fondo stradale in prossimità dell’attraversamento
con una rugosità della superficie serve a segnalare ai veicoli la presenza
dell’attraversamento stesso, inducendoli a moderare la velocità.
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d)
Se si considerano soprattutto le esigenze di pedoni con deambulazione lenta
(0.65 m/ sec. circa), si comprende che è buona norma inserire un’isola
salvagente negli attraversamenti più lunghi di 12 metri.
Per garantire l’accessibilità dell’isola salvagente alla sedia
a ruote la profondità della stessa deve essere almeno 1,50 metri, la stessa
dovrà essere resa riconoscibile ai non vedenti e ipovedenti mediante
segnalazioni tattili e differenziazioni cromatiche.
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2.4.3 Attraversamenti semaforizzati
Gli
impianti semaforici consentono una regolazione dei flussi veicolare di più
pedonali, che possono alternativamente occupare l’area dell’attraversamento e
liberarlo in un tempo limitato.
- Il tempo di attraversamento deve essere
tarato sulle esigenze dei soggetti più svantaggiati, con un valore medio
valutabile in 1,5 sec./metro.
- I semafori possono essere a “ciclo
continuo” o “a chiamata”, a seconda che la sequenza delle fasi di
arresto o via libera avvenga in modo continuo o su richiesta del pedone.
L’obbligo
di dotare i semafori di nuova installazione o sostituzione di avvisatori
acustici, pone l’accento sulle esigenze dei disabili visivi in generale. In
realtà la progettazione di un attraversamento semaforizzati tenendo in debito
conto le disabilità sensoriali è un problema molto più complesso.
Innanzitutto bisogna rendere facilmente individuabile il palo semaforico, sul
quale è collocato il dispositivo sonoro. E' buona norma, a tal proposito,
apporre un segnale fortemente contrastato, posto l’altezza degli occhi, sul
palo stesso, per facilitarne la percezione da parte degli ipovedenti, che
peraltro fanno scarso uso del bastone bianco per intercettare gli ostacoli ed
evitarli. Per consentire l’individuazione del palo da parte dei non vedenti,
invece, si utilizzano due sistemi:
- il primo (sconsigliabile), che avviene
con una emissione sonora costante dal palo stesso;
- secondo con l’integrazione di idonea
pavimentazione tattile, che raccorda ai pedoni non vedenti al palo
stesso, consentendo di attivare la chiamata.
Il
secondo sistema è sicuramente migliore del primo, poiché nell’ambiente
urbano, solitamente molto disturbati dal punto di vista acustico,
l’individuazione del punto di provenienza di un segnale sonoro può essere
difficoltosa, così come la compresenza nello stesso luogo di suoni
provenienti da semafori posti su diversi marciapiedi nello stesso incrocio
può disorientare il pedone con disabilità sensoriali.
SEMAFORI
ACUSTICI PER DISABILI VISIVI
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2.4.3 Attraversamenti semaforizzati
il dispositivo di chiamata del verde pedonale deve essere posto
d’un’altezza di circa 1,20 metri, essere facilmente applicabili da persone
con problemi di motrici tra delle mani ed essere di colore fortemente
contrastato rispetto al fondo per poter essere individuato dagli ipovedenti.
Sullo spesso palo semaforico il pulsante di chiamata che attiva l’avvisatore
acustico di via libera per i non vedenti deve essere diverso da quello di
sola chiamata del verde, ed opportunamente occultato, in modo da poter essere
utilizzato da chi ne ha necessità, inibendo, per quanto possibile, l’abuso di
questo dispositivo, che può creare inquinamento acustico. Esistono anche
dispositivi dotati di sistema di autore con l’azione dell’emissione sonora,
che aumenta o diminuisce il rapporto all’intensità acustica prodotta da
rumore del traffico veicolare, dispositivi, che possono essere utilmente
impiegati in quegli attraversamenti dopo il traffico veicolare alterna
momenti di particolare intensità a momenti di quiete. La presenza, inoltre,
di una freccia in rilievo piccola indicante la direzione
dell’attraversamento, con il nome della via da raggiungere, sulla scatola
giustapposta al palo semaforico, può risultare un’altra utile indicazione per
tutti.
SEMAFORI
ACUSTICI PER DISABILI VISIVI
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2.4.4 Valutazione percettiva dell'attraversamento da parte dei non vedenti
Per poter progettare degli attraversamenti pedonali realmente
accessibile non vedenti, non basta applicare la norma, ma bisogna effettuare
delle valutazioni in loco, caso per caso e sempre con l’aiuto di persone
esperte di orientamento e mobilità dei disabili visivi, consultando le
associazioni stesse di non vedenti. Occorre, infatti, spogliarsi per un
momento della propria formazione tecnica, che porta ad impostare il problema
dal punto di vista visivo e calarsi nei panni della persona che non
utilizza la vista per effettuare sintesi sulla realtà, con un approccio
percettivo alla comprensione dello spazio. Ponendosi sul ciglio di un
marciapiede di un incrocio ad ascoltare rumori del traffico veicolare, sotto
la guida esperta di un istruttore di orientamento e mobilità, i non vedenti
imparano progressivamente a distinguere il rumore del traffico parallelo al
proprio senso di marcia e quello del traffico perpendicolare che passa
trasversalmente al proprio senso di percorrenza. E' come se i
rumori si materializzassero, fornendo le indicazioni necessarie ai non
vedenti per comprendere non tanto la geometria dell’attraversamento, che è
meno rilevante, quanto, soprattutto, le fasi alterne di stop e via libera, la
presenza di pericoli, l’ampiezza dello spazio, una lunghezza approssimativa
dell’attraversamento stesso. La linea di stop, che si materializza
acusticamente con l’interruzione del rumore ed il sincronico partire per
traffico parallelo indica ai non vedenti il verde quindi in via libera. C’è
però un pericolo importante, costituito dalle macchine che svoltano a destra
sul verde pedonale. La svolta destra sul verde pedonale, che nella fase
dell’ascolto, che precede la fase dell’attraversamento, è ben individuabile
acusticamente, non consente tuttavia di evitare il pericolo di essere
investiti da automobilisti prepotenti o distratti: pertanto dovrebbe essere
evitata, quando possibile.
VALUTAZIONE
PERCETTIVA DELL'ATTRAVERSAMENTO DA PARTE DEI NON VEDENTI
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2.4.5 Pavimentazioni tattili negli attraversamenti
L’indizio acustico non è sempre presente nelle strade con
continuità e talora non può essere attendibile, se legato a comportamenti
scorretti di macchine e motorini.
Da quanto precede si deduce che per favorire la mobilità autonoma
dei disabili visivi, così come richiesto dal D.P.R. 503/ 96, oltre a dotare i
semafori di avvisatori acustici occorre il più possibile semplificare i
flussi di traffico veicolare.
Per le persone con deficit sensoriale restano, comunque, ancora
due barriere per affrontare in sicurezza un attraversamento: l’individuazione
dell’esatta collocazione del passaggio pedonale ed il mantenimento della
direzione.
Il primo problema il disabile visivo lo risolve utilizzando una segnaletica
direzionale individuabile tattilmente ed acusticamente con la punta del
bastone bianco (in certe condizioni anche facendo uso del senso tattile
plantare), che raccorda il pedone al punto di attraversamento. Si tratta di
opportuna pavimentazione con codici a rilievo, ai quali è associato un
preciso significato.
In generale occorre disporre il segnale di direzione rettilinea
trasversalmente sul marciapiede dal muro al ciglio, in modo che il non
vedente, che cammina seguendo le guide naturali, intercettando con il bastone
un segnale di direzione che “sbarra” il senso di marcia, può cambiare
direzione ed allinearsi al ciglio per attraversare.
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Individuazione
dell'attraversamento
mediante segnaletica tattile a terra.
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Soluzione
per attraversamento su due
lati con scivolo allineato al percorso.
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Soluzione per attraversamento su due lati con scivolo arretrato rispetto al
filo edificio.
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Soluzione per attraversamento solo lungo il percorso principale.
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2.4.5 Pavimentazioni tattili negli attraversamenti
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Un
altro riferimento importante, che viene preso in considerazione dal non
vedente, per individuare una traiettoria da seguire, oltre al rumore del
traffico parallelo, è l’ortogonalità al ciglio stesso.
Per questo risultano più facilmente comprensibili quegli
attraversamenti con marciapiede a raccordi di piccolo raggio, che
consentono di arretrare il passaggio pedonale fino al punto in cui il
ciglio risulta ortogonale all’asse dell’attraversamento stesso.
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Allo
stesso modo occorre spesso valutare l’opportunità di separare la
pavimentazione tattile dallo scivolo di raccordo, quando lo stesso sia
posto in posizione angolare.
Il gradino non è affatto una barriera per il non vedente, anzi consente di
valutare meglio il perpendicolo rispetto al ciglio.
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Quando
gli indizi percettivi sono ben strutturati e la direzione
dell’attraversamento è ben individuabile, il mantenimento della traiettoria
fino a lunghezze di 8 metri può non essere un problema, poiché l’angolo di
deviazione è minimo.
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Per
attraversamenti obliqui e lunghezze eccessive, ma soprattutto in assenza di
riferimenti acustici chiari, si rende indispensabile continuare la guida
artificiale in tutto l’attraversamento, ovvero posare la pavimentazione
tattile nella carreggiata stradale.
Questa soluzione può richiedere complicazioni di ordine
tecnologico. Infatti le piastre con codici a rilievo per esterni in pietra
ricostruita vanno posate sul letto di malta, su adeguato massetto. Per
evitare che si spacchino per la compressione laterale indotta da istanti
primi onda altro materiale, è necessario realizzare una soletta rigida
molto più spessa, in modo da omogeneizzare il comportamento della
pavimentazione alle sollecitazioni del traffico veicolare o studiare altre
soluzioni tecnologiche con materiali più elastici.
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2.4.6 Geometria
dell’attraversamento/ morfologia delle rampe
Le caratteristiche
geometriche che si possono riscontrare in una crocevia urbano sono le più
svariate: incroci ortogonali, a “X”, bivi, rotatorie con molte strade,
attraversamenti obliqui, etc.
La soluzione progettuale deve prendere in considerazione tutte le
variabili, dalla posizione alla tipologia della rampa, alla collocazione del
semaforo, della pavimentazione tattile e deve dare una risposta a tutte le
esigenze.
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In
un incrocio tra strade ortogonali con marciapiedi aventi raccordi
particolari con raggio di curvatura ridotto, si possono disporre delle
rampe con pendenza ortogonale al ciglio.
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Quando
la dimensione del marciapiede è inferiore a 2,40 metri, è necessario
utilizzare rampe parallele alla strada ed eventualmente ribassare tutto
l’angolo del marciapiede. Questa soluzione può avere come controindicazione
l’invasione dello spazio pedonale da parte degli automobilisti che
stringessero troppo la curva. Pertanto devono essere protetti con
dissuasori o avere un ciglio di cordonatura contrastato cromaticamente ed
acusticamente.
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In
presenza di svolte canalizzate a destra occorre disporre isole salvagente
di forma triangolare e ripartire in più parti l’attraversamento. Se la
dimensione dell’isola pedonale non consente la rotazione agevole della
sedia a ruote (circonferenza inscritta di 1,50 metri), è opportuno tagliare
l’isola e realizzare un passaggio a raso. I cigli interni divengono guide
naturali per i disabili visivi.
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2.4.6 Geometria dell’attraversamento/ morfologia delle rampe
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Se
si decide di abbassare tutta l’isola salvagente alla quota della
carreggiata stradale, bisogna differenziarne il perimetro con una
cordonatura più alta di massimo 2 centimetri rispetto alla sede stradale,
contrastanti acusticamente e il cromaticamente con l’intorno e disporre
pavimentazione tattile che costituisca opportuna guida artificiale per i
disabili visivi nel cambio di direzione.
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Negli
incroci obliqui, arretrare la rampa in modo da proteggere l’attraversamento
è la soluzione migliore, soprattutto per i disabili visivi, che
orientandosi con il ciglio potrebbero trovarsi al centro dell’incrocio.
Quando questo non è possibile bisogna strutturare gli indizi percepibili in
modo da guidare il non vedente lungo la giusta traiettoria.
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Talora
può risultare conveniente rialzare la carreggiata stradale alla quota del
marciapiede, piuttosto che realizzare uno scivolo.
Le rampe e sulla carreggiata possono avere una pendenza delle 3% o
superiore, fino a divenire veri e propri dossi, dove consentito dal
traffico veicolare.
La differenziazione del manto superficiale può avere funzione
di avvisatore acustico della provenienza di un veicolo e può indurre a
rallentare la velocità, a favore della sicurezza delle pedone.
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E'
indispensabile mettere dei segnali di “pericolo valicabile” sul ciglio di
delimitazione del percorso pedonale dalla carreggiata stradale, per
segnalare ai non vedenti la linea di arresto prima di affrontare l’attraversamento.
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2.5 Scivoli di
raccordo al marciapiede
2.5.1 Tipologie di
scivolo/caratteristiche specifiche
Una volta individuata
la morfologia dello scivolo di raccordo in riferimento alla forma e dalla
dimensione del marciapiede (paragrafo precedente), il progetto esecutivo
dello scivolo stesso deve tener presente di requisiti dimensionali e
costruttivi specifici atti a garantire il corretto funzionamento.
In realtà la normativa non definisce un tipo di scivolo da adottare e le sue
caratteristiche dimensionali, richiedendo solo alcune prestazioni valide per
tutte le tipologie, al punto 8.2.1 del D.M. 236/ 89:
(omissis) Il dislivello ottimale fra il piano di percorso ed il piano del
terreno o delle zone carrabili ad esso adiacenti e di 2,5 cm.
Allorquando il percorso si raccorda con il livello stradale o è interrotto da
un passo carrabile, sono ammesse brevi campi di pendenza non superiore al 15%
per un dislivello massimo di 15 cm.
(omissis)
In realtà, quando è possibile, si dovrebbe portare a zero il valore di 2,5
centimetri prescritto dalla legge, per rendere al massimo confortevole la
salita della rampa ed in ogni caso abbassare a due centimetri il dislivello
massimo, con un criterio più restrittivo. Questo piccolo dentello può essere
necessario per il deflusso delle acque meteoriche, dove, per la particolare
conformazione dei luoghi e per le tendenze delle strade, lo scivolo si trova
in posizione tale da divenire una vaschetta di raccolta dell’acqua piovana
stessa.
Per quanto attiene alla tendenza della rampa stessa, quando le dimensioni
delle marciapiede lo consentono, è opportuno e evitare valori prossimi al 15%
ed attestarsi piuttosto intorno all’8 per 100.
Per i materiali impiegati valgono le caratteristiche definite al paragrafo
successivo (par. 2.6). Molti comuni hanno studiato elementi prefabbricati per
realizzare cigli e rampe, come si può osservare per esempio a Barcellona,
dove l’unificazione di soluzioni tipologiche e dei materiali, unite ad uno
studio delle pavimentazioni dei percorsi orizzontali, crea situazioni urbane
molto qualificate sotto il profilo estetico.
Occorre tuttavia circostanziare certe soluzioni standardizzate a situazioni
specifiche, poiché il numero delle eccezioni supera spesso la regola.
Si propongono nelle pagine successive una serie di disegni dettagliati di
rampe di raccordo dei marciapiedi, sulle quali sono anche integrate
pavimentazioni tattili per i disabili visivi.
Naturalmente la posizione del percorso tattile può prescindere dallo scivolo
e deve seguire criteri progettuali che tengono conto di diversi fattori,
compreso gli indizi acustici dell’ambiente circostante e l’integrazione con
le guide naturali (vedi par.2.3.6).
2.5.1 Tipologie di scivolo/caratteristiche specifiche
SOLUZIONE PER MARCIAPIEDE DI LARGHEZZA INFERIORE A 2,40 METRI - RAMPA TIPO
"A"
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SOLUZIONE PER
MARCIAPIEDE DI LARGHEZZA SUPERIORE A 2,40 METRI - RAMPA TIPO "B
SOLUZIONE PER
RACCORDARE UN MARCIAPIEDE INTERROTTO DA PASSO CARRAIO - RAMPA TIPO
"C"
SOLUZIONE
MARCIAPIEDE D'ANGOLO RIBASSATO, ATTRAVERSAMENTO IN DUE DIREZIONI
RAMPA TIPO "D1"
SOLUZIONE
MARCIAPIEDE D'ANGOLO RIBASSATO, ATTRAVERSAMENTO IN DUE DIREZIONI: UNA
COMPRESA NEL TRATTO CURVILINEO E L'ALTRA AD ESSO ESTERNA - RAMPA TIPO
"D2"
SOLUZIONE
MARCIAPIEDE D'ANGOLO RIBASSATO, CON PERCORSO TATTILE CHE FAVORISCE
L'ATTRAVERSAMENTO PER I NON VEDENTI SOLO SUL PROSEGUIMENTO DEL PERCORSO
PRINCIPALE
RAMPA TIPO "D3"
ISOLA SPARTITRAFFICO
2.6
Caratteristiche materico/qualitative del piano orizzontale
Le
caratteristiche della pavimentazione, perché la stessa non costituisca fonte
di pericolo o di disagio per alcuno, sono definite ai par. 4.2.2 e 8.2.2 del
D.M. 236/ 89. Essenzialmente si impongono i seguenti requisiti:
- Antisdrucciolevolezza della superficie del
pavimento, secondo i parametri definiti dalla British Ceramic Research
Ltd.;
- Complanarità delle lastre, che devono
essere poste in opera in modo da non costituire ostacolo al transito di
una persona su sede ruote: gli elementi costituenti una pavimentazione
devono presentare giunture inferiori a cinque mm., stilate con materiali
durevoli, essere piani con eventuali di salti di spessore non superiore
a mm.2;
- Durevolezza nel tempo, onde evitare
che dopo poco si possano creare connessioni che creino ostacolo alla
fruizione comoda e sicura del percorso: gli strati di supporto della
pavimentazione devono essere idonei a sopportare nel tempo la
pavimentazione ed i sovraccarichi previsti nonché ad assicurare il
bloccaggio duraturo degli elementi costituenti la pavimentazione stessa;
- Compatibilità degli elementi
complementari alla pavimentazione: i grigliati utilizzati nei calpestii
debbono avere maglie con vuoti tali da non costituire ostacolo o
pericolo, rispetto ruote, bastoni di sostegno, e simili.
I
materiali impiegati come pavimentazione per esterno possono essere
classificati, ai fini dell’accessibilità, in base la loro complanarità,
ampiezza dei giunti, stranezza, ed antisdrucciolevolezza della superficie,
durevolezza nel tempo:
- pavimentazioni in lastre (bagnorea, basaltina,
travertino, granito, sienite, etc.)
Sono ottimali per creare un fondo liscio e compatto, privo delle
sconnessioni dei giunti, perfetto, quindi, per il transito della sedia ruote,
per i soggetti con problemi alla schiena, per gli anziani ed in definitiva
per il comfort di tutti. Il requisito dell’antisdrucciolevolezza può essere
garantito con adeguati trattamenti della superficie della pietra, come il
“taglio di sega” che non crea zigrinature troppo profonde;
- pavimentazioni costituita da mattonelle per
esterni tipo Clinker, cotto e similari
Buone come le precedenti per la compattezza e la dimensione
ridotta dei giunti, che solitamente sono stilature inferiori ai 2 mm.;
- pavimentazione in masselli autobloccanti, pietre
ricostruite con bordi bisellati, etc.
In generale sia i masselli che le lastre con una base di
conglomerato cementizia sono accessibili, ma possono presentare bisellature
dei bordi, che giuntati possono creare connessioni significative, scomode per
la sedia a ruote. Inoltre, quando a tale pavimentazione è associato un
percorso tattile per disabili visivi, lo scorrimento trasversale del bastone
bianco può suggerire indizi sbagliati, rendendo difficoltosa la percezione
della pavimentazione tattile stessa. In questi casi il percorso tattile può
essere bordato con strisce di materiale liscio, meglio se con contrasto di
luminanza elevato rispetto allo stesso, in modo da poter essere percepito
dagli ipovedenti;
- Pavimentazione in selciato, cubetti di porfido,
sampietrini
L’accessibilità di questo tipo di pavimentazione diminuisce in
proporzione alla grandezza, all’ampiezza dei giunti ed alla anisotropia delle
superfici. I selci piccoli (6x6, 8x8) o i cubetti di porfido risultano un
buon fondo quando sono posati correttamente. Decisamente da evitare il
sampietrino romano colla testa bombata nei percorsi pedonali, specie quando è
di recupero. La stilatura dei giunti, non intasati con boiacca di cemento e
non stuccati con bitume per avere una resa estetica migliore, complica ancora
di più le cose dal punto di vista dell’accessibilità. Sui marciapiedi,
inoltre, questo tipo di elementi, posati su sabbia, si disconnettono
facilmente a causa delle radici degli alberi, delle piogge e degli altri
agenti esterni, pertanto necessitano di costante manutenzione.
- tappetino di asfalto
In linea di massima è un buon fondo. Anche esso necessita però di
adeguata manutenzione e risulta particolarmente vulnerabile alle radici
affioranti degli alberi, che dovrebbero pertanto essere confinati in buche
con paratie di separazione rispetto al sottofondo della pavimentazione.
PAVIMENTAZIONI INACCESSIBILI O
SCONNESSE ACCESSIBILI CON DIFFICOLTA'
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Pavimentazione
in acciottolato, completamente inaccessibile alla sedia a ruote
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Pavimentazione
in sampietrini sconnessi con giunti larghi, accessibile con difficoltà ai
disabili motori
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PAVIMENTAZIONE OTTIMALE PER L'ACCESSIBILITA' AI DISABILI MOTORI
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In generale, quindi il progettista può scegliere tra un’ampia
gamma di soluzioni il materiale da utilizzare per le pavimentazioni. Questo
può stimolare l’integrazione di soluzioni miste, con differenti materiali per
funzioni differenti del marciapiede, sul quale non deve mai mancare una
fascia di ampiezza adeguata per il transito dei pedoni, costituita da
materiale liscio.
La differenziazione può essere progettata opportunamente in modo
da aumentare gli stimoli percettivi (visivi, tratti di, acustici) al fine di
favorire l’orientamento e la comprensione del luogo per chiunque. Per i non
vedenti, per le persone che fanno grande affidamento sui sensi vicarianti
questi indizi possono essere essenziali e costituire un riferimento
importante; mentre per chi fa uso della vista la ridondanza di codici e di
indizi percettivi può fare comunque aumentare la sensazione di comfort e
benessere, connaturata alla comprensione e dalla riconoscibilità di un luogo
da parte del fruitore. Questo approccio al progetto dello spazio esterno può
definirsi “plurisensoriale” e costituire un importante campo di applicazione
e per imitazione anche aldilà e le prescrizioni normative.
Il legislatore fa riferimento esplicito alle caratteristiche
prestazionali del materiale costituente il ciglio dei marciapiedi, che deve
essere percepibile per contrasto cromatico e per risposta acustica al bastone
bianco, così come richiama l’attenzione sulla necessità di segnalare le
variazioni dipendenza e di intersezione del percorso pedonale con le zone
carrabili.
Quando un percorso pedonale sia adiacente a zone non
pavimentate, è necessario prevedere un ciglio da realizzare con materiale
atto ad assicurare l’immediata percezione visiva nonché acustica se percorso
con bastone.
Le eventuali variazioni di livello dei percorsi devono essere
(omissis) … evidenziate con variazioni cromatiche.(omissis)
Le intersezioni tra percorsi pedonali e zone carrabili devono essere
opportunamente segnalate anche ai non vedenti.(D.M. 236/89, art. 4.1.2)
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2.7 Arredo urbano
2.7.1 Caratteristiche generali
Nell’accessibilità dell’ambiente urbano gioca un ruolo importante
e la componentistica funzionale che va sotto il nome di arredo urbano,
che comprende quelle attrezzature (quali panchine, pensiline, sedute,
apparecchi illuminanti, rastrelliera portabiciclette, cestini porta rifiuti,
fioriere, pannelli segnaletici e pubblicitari, para pedonali, etc.), che
possono rendere confortevole la fruizione dello spazio. Si pensi, per
esempio, alle persone anziane che possono vivere lo spazio esterno con minore
frenesia, avendo più tempo libero, ma possono avere difficoltà di
deambulazione e dunque precoce affaticamento, per i quali la presenza di una
panchina in un posto ombreggiato protetto lungo il percorso pedonale può
essere indispensabile.
La coesistenza disorganica e disordinata sui marciapiedi delle
nostre città di elementi di arredo urbano diversi, ha spinto amministrazioni
illuminate a dotare i propri comuni di progetti complessivi, e di strumenti
urbanistici programmatici, nel tentativo di unificare le soluzioni sotto il
profilo estetico e funzionale.
Anche il Piano Eliminazione Barriere Architettoniche, prende in
considerazione gli elementi di arredo urbano, definendo opportunamente le
aree lungo il percorso pedonale nelle quali concentrare attrezzature e
servizi, i criteri per poter inserire tali elementi lungo i percorsi perché
non costituiscano ostacolo e pericolo per i cittadini più svantaggiati.
Il D.P.R. 503/6 così si esprime relativamente all’arredo urbano
all’articolo 9:
- Gli elementi di arredo
nonchè le strutture, anche commerciali, con funzione di arredo urbano da
ubicare su spazi pubblici devono essere accessibili, secondo i criteri
di cui all’articolo 4 del decreto del Ministro dei Lavori Pubblici 14
giugno 1989, n. 236.
- Le tabelle e i dispositivi
segnaletici devono essere installati in posizione tale da essere
agevolmente visibili e leggibili.
- Le tabelle e di dispositivi
segnaletici cui al comma 2, nonché le strutture di sostegno di linee
elettriche, telefoniche, di impianti di illuminazione pubblica e
comunque di apparecchiature di qualsiasi tipo, sono installate in modo
da non essere fonte di infortunio e di intralcio anche a persone su
sedia a ruote.
- I varchi di accesso con la
selezione del traffico pedonale devono essere sempre dotati di almeno
una unità accessibile.
Il
legislatore evidenzia, quindi, da un lato la fruibilità degli elementi di
arredo e delle attrezzature (servizi igienici, porte, arredi fissi, etc. di
cui al D.M. 236/ 89 all’art. 4), la leggibilità dei pannelli e la
accessibilità dei varchi; dall’altro la necessità di disporre gli elementi di
arredo secondo un criterio progettuale che favorisca un utilizzo comodo e
sicuro dello spazio, senza che tali attrezzature contribuiscano a creare
un’occupazione selvaggia del marciapiede, interrompendo la continuità del
piano orizzontale e ostruendo il passaggio ai pedoni.
Per la definizione di ostacolo, si ricorda, inoltre che “Fino
ad un’altezza minima di 2,10 m. dal calpestio, non devono sussistere ostacoli
di nessun genere, quali tabelle segnaletiche o elementi sporgenti dai
fabbricati, che possono essere causa di infortunio ad una persona in
movimento” 8D.M.236/89, par. 8.2.1) e si rimanda al cap. 1, nel quale è
analizzata in un quadro sinottico un’ampia casistica di elementi che possono
essere fonte di pericolo e di intralcio lungo il percorso pedonale.
2.7.2 Caratteristiche specifiche
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Panchina
Le caratteristiche morfologiche della panchina devono essere
tali da favorire la manovra di seduta e di alzata della persona e garantire
una sosta confortevole; possibilmente deve avere una struttura portante con
soli due appoggi nella parte posteriore, per garantire l’assenza di
intralci anteriormente e favorire l’eventuale manovra di trasbordo dalla
sedia a ruote; deve avere spigoli arrotondati, chiodi e bulloni
galvanizzati se si tratta di un prodotto artigianale; robusti braccioli con
spigoli arrotondati. Per quanto riguarda le caratteristiche dimensionali
della stessa si raccomanda:
seduta:
- altezza dal suolo cm. 46/49
- profondità cm 43/45
- inclinazione antero-posteriore massimo 5°;
schienale:
- inclinazione massima 10° dalla verticale;
- spazio vuoto tra seduta e schienale cm. 13/15;
braccioli:
- altezza dalla seduta 20/23 centimetri.
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Appoggio
ischiatico
Si tratta di un elemento di dimensioni più contenute di una
seduta, che può essere utilmente impiegato in luoghi dove è possibile
effettuare una fermata per poi riprendere il cammino.
Se pure non ha la confortevolezza di una seduta per la sosta, consente di
defatigare il corpo scaricandole il peso dal bacino in su. E’
particolarmente indicato alla fermata dei mezzi pubblici, dove il
mantenimento della posizione eretta da fermi può essere fonte di
affaticamento per le persone anziane.
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Cestino
per rifiuti
La forma e le dimensioni del cestino devono consentire
l’utilizzo con un solo braccio (quindi da evitare il coperchio) ed essere
ad un’altezza fruibile dalla sedia a ruote.
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2.7.2
Caratteristiche specifiche
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Fontanella
per bere
Particolarmente utile per bambini, anziani e soggetti con
cardiopatie la presenza di una fontanella d’acqua nello spazio urbano,
lungo i percorsi pedonali. L’area intorno alla fontana deve essere
realizzata con pavimentazione antisdrucciolevole ed allestita in modo da
evitare il ristagno d’acqua. La forma più indicata e ad ”L” rovescia, con
due diverse altezze di bevuta; con uno spazio libero sottostante di 70/75
cm. per quella più grande e 40/50 cm. per i bambini su sedia a ruote.
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Impianti
telefonici pubblici
All’art. 31 del D.P.R. 503/96, al fine di consentire l’uso di
impianti telefonici pubblici da parte anche di persone con ridotte o
impedite capacità motorie o sensoriali sono adottati i seguenti criteri:
– il dislivello massimo tra il pavimento interno
della speciale cabina telefonica e il pavimento esterno non deve essere
superiore a cm. 2,5;
– la porta di accesso deve avere una luce netta
minima di 0,85 m.;
- l’apparecchio telefonico deve essere situato ad
un’altezza minima di 0,90 m. dal pavimento;
– sulla parete ove e applicato l’apparecchio deve
prevedersi un sedile ribaltabile a scomparsa avente piano di appoggio ad
una altezza di 0,45 m.;
– la mensola porta elenchi deve essere posta ad una
altezza di 0,80 m.
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Servizi
igienici pubblici
Nello spazio urbano devono essere previsti servizi igienici
accessibili. Per quanto riguarda le caratteristiche dimensionali valgono le
norme contenute ai punti 4.1.6 e 8.1.6 del decreto del Ministro dei lavori
pubblici 14 giugno 1989, n.236, (vedi par. 4.6).
Cassetta per le lettere, emettitrici di biglietti, terminali
di impianti
L’altezza di utilizzo non deve superare 1,20 metri, mentre
1’aggetto rispetto al muro non deve costituire intralcio per pedoni non
vedenti.
Pannelli per segnaletica, parapedonali
Occorre prevedere nella parte bassa un corrente orizzontale tra
0.25 e 0.40 cm. da terra, perché tali oggetti possano essere individuati
dai non vedenti.
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