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CAPITOLO 4
EDIFICI PUBBLICI
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4.1.1 La normativa di riferimento
Il D.P.R. 503/96:
Titolo III - STRUTTURA EDILIZIA IN GENERALE
Art. 13. Le norme generali per gli edifici
- Le norme del presente regolamento sono
riferite alla generalità dei tipi edilizi.
- Negli edifici pubblici deve essere
garantito un livello di accessibilità degli spazi interni tale da
consentire la fruizione dell’edificio sia al pubblico che al personale
in servizio, secondo le disposizioni di cui all’art.3 del decreto del
Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.
- Per gli spazi esterni di pertinenza
degli stessi edifici il necessario requisito di accessibilità si
considera soddisfatto se esiste almeno un percorso per l’accesso
all’edificio fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita
capacità motoria o sensoriale.
- Le normative specifiche riguardanti
singoli tipi edilizi possono articolare o limitare il criterio generale
di accessibilità in relazione alla particolarità del tipo.
- In sede di definizione e di applicazione
di norme concernenti specifici settori, quali sicurezza, contenimento
consumi energetici, tutela ambientale, etc., devono essere studiate o
adottate, nel rispetto di tali normative, soluzioni conformi alle
disposizioni del presente regolamento.
- Per gli alloggi di servizio valgono le
disposizioni di cui all’art. 3.3 del decreto del Ministro dei lavori
pubblici 14 giugno 1989, n. 236, relative agli alloggi di edilizia
residenziale sovvenzionata.
- Negli interventi di recupero, gli
eventuali volumi aggiuntivi relativi agli impianti tecnici di
sollevamento non sono computabili ai fini della volumetria utile.
Art.
14. Modalità di misura
- Per le modalità di misura dei
componenti edilizi e per le caratteristiche degli spazi di manovra con
la sedia a ruote valgono le norme stabilite al punto 8.0 del decreto del
Ministro dei lavori pubblici dal 14 giugno 1989, n. 236.
Art.
15. Unità ambientali e loro componenti
- Per le unità ambientali e loro
componenti come porte, pavimenti, infissi esterni, arredi fissi, terminali
degli impianti, servizi igienici, cucine, balconi e terrazze, percorsi
orizzontali, scale, rampe, ascensori, servoscala e piattaforme
elevatrici, autorimesse, valgono le norme stabilite ai punti 4.1 e 8.1
del decreto del Ministro dei lavori pubblici del 14 giugno 1989, n. 236.
Art.
16. Spazi esterni di pertinenza dell’edificio e loro componenti
- Per gli spazi esterni di pertinenza
dell’edificio e loro componenti come percorsi, pavimentazioni e
parcheggi valgono le norme stabilite ai punti 4.2 e 8.2 del decreto del
Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.
Art.
18. Raccordi con la normativa antincendio
- Per i raccordi con la normativa
antincendio, ferme restando le disposizioni vigenti in materia di
sistemi di via d’uscita, valgono le norme stabilite al punto 4.6 del
decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.
Titolo
V - EDILIZIA SCOLASTICA
Art. 23. Edifici scolastici
- Gli edifici delle istituzioni
prescolastiche, scolastiche, comprese le università e delle altre
istituzioni di interesse sociale nel settore della scuola devono
assicurare la loro utilizzazione anche da parte di studenti non
deambulanti o con difficoltà di deambulazione.
- Le strutture interne devono avere le
caratteristiche di cui agli articoli 7, 15, e 17, le strutture esterne
quelle di cui all’art. 10.
- L’arredamento, i sussidi didattici e le
attrezzature necessarie per assicurare lo svolgimento delle attività
didattiche devono avere caratteristiche particolari per ogni caso di
invalidità (banchi, sedie, macchine da scrivere, materiale Braille,
spogliatoi, etc.).
- Nel caso di edifici scolastici a più
piani senza ascensore, la classe frequentata da un alunno non
deambulante deve essere situata in un’aula al pianterreno raggiungibile
mediante un percorso continuo orizzontale o raccordato con rampe.
4.1
Interventi negli edifici pubblici
4.1.2 Principi generali
Dal D.M. 236/89, punto 4.4 - Strutture sociali:
(omissis) Nelle strutture destinate ad attività sociali come quelle
scolastiche, sanitarie, assistenziali, culturali e sportive, devono essere
rispettate quelle prescrizioni di cui ai punti 4.1, 4.2 e 4.3, atte a
garantire il requisito di accessibilità. (Omissis)
Tra gli “edifici destinati ad attività sociali” sono da
considerare tutte le strutture pubbliche in cui ha autorità il Comune, dalle
sedi dei Dipartimenti, a quelle delle Circoscrizioni, alle Aziende Sanitarie
Locali, alle biblioteche, alle scuole, fino agli impianti sportivi. In
generale anche tutti gli edifici privati aperti al pubblico sono interessati
dalle soluzioni richiamate nel presente capitolo.
Per semplicità espositiva, si trattano, in seguito, le
problematiche inerenti l’accessibilità degli edifici per parti, in sequenza
progressiva in cui vengono prese in considerazione tutte le porzioni di un
organismo architettonico, seguendo un percorso di visita dall’esterno
all’interno dello stesso. Le parti considerate sono:
- accesso all’edificio;
- ingresso edificio;
- sistemi di collegamento verticale;
- arredi e forniture interne;
- servizi igienici;
- raccordi con la normativa antincendio;
- segnaletica;
- spazi organizzati con accorgimenti a
favore dei non udenti;
- impiego delle nuove tecnologie negli
spazi interni.
In
generale, per tutti i punti sopraelencati, si fa di volta in volta riferimento
a quanto espresso nel D.M. 236/89. Allo stesso modo si distinguono, nel
seguito, i “criteri progettuali” dalle “specifiche funzionali e
dimensionali”, cercando di integrare con opportuni schemi grafici quanto
espresso nelle norme di riferimento.
Una sezione a parte è dedicata alle soluzioni adottabili negli
spazi interni a favore dei non udenti, mentre un paragrafo riguarda quelle
tecnologie che consentono di controllare e gestire a distanza gli impianti
interni, tecnologie che stanno modificando completamente gli spazi domestici
e che, se opportunamente indirizzate possono aprire prospettive di autonomia
a individui con patologie altamente invalidanti.
4.2 Accesso all'edificio
4.2.1 Parcheggio
Al fine di ottenere uno spazio sufficiente, accanto a quello di
ingombro della vettura, per consentire alle persone su sedia a ruote di
entrare ed uscire dal proprio autoveicolo in modo autonomo, si devono
rispettare due requisiti dimensionali minimi.
I requisiti dimensionali di base possono essere cosÏ sintetizzati:
- larghezza del posto auto, per parcheggi
a spina di pesce o perpendicolari al marciapiede non inferiore a 3,20
m.;
- lunghezza di posti auto paralleli al
senso di marcia non inferiore a 6,0 m., considerando anche lo spazio
necessario per il passaggio di una persona su sedia a ruote tra un
veicolo e l’altro.
L’assegnazione
di una superficie riservata di parcheggio in prossimità dell’edificio, può
essere richiesta all’ufficio della Circoscrizione competente.
I posti auto riservati devono essere evidenziati con opportuna
segnaletica orizzontale e verticale, recante il simbolo di cui alla figura II
79/a, art. 120 del D.P.R. 16.12.1992, n. 495 (Regolamento di esecuzione del
Codice della Strada).
Altre riflessioni meritano invece le “Autorimesse”, che possono
trovarsi in spazi chiusi non a livello della strada, pertanto al punto 4.1.14
del D.M. 236/89 si precisa:
(omissis)
- il locale per autorimessa deve avere
collegamenti con gli spazi esterni e con gli apparecchi di risalita
idonei all’uso da parte della persona su sedia a ruote;
- lo spazio riservato alla sosta delle
autovetture al servizio delle persone disabili deve avere dimensioni
tali da consentire anche il movimento del disabile nelle fasi di
trasferimento; deve essere evidenziato con appositi segnali orizzontali
e verticali. (omissis).
Per
le specifiche al punto 8.1.14 dello stesso decreto:
(omissis)
- le autorimesse singole e collettive, ad
eccezione di quelle degli edifici residenziali per i quali non è
obbligatorio l’uso dell’ascensore e fatte salve le prescrizioni
antincendio, devono essere servite da ascensori o altri mezzi di
sollevamento, che arrivino alla stessa quota di stazionamento delle
auto, ovvero essere raccordate alla quota di arrivo del mezzo di
sollevamento, mediante rampe di modesto sviluppo lineare ed aventi
pendenza massima pari all’8%;
- negli edifici aperti al pubblico devono
essere previsti, nella misura minima di 1 ogni 50 o frazione di 50,
posti auto di larghezza non inferiore a m. 3.20, da riservarsi
gratuitamente agli eventuali veicoli al servizio di persone disabili;
- nella quota parte di alloggi di
edilizia residenziale pubblica immediatamente accessibili di cui al
precedente art. 3 devono essere previsti posti auto con le
caratteristiche di cui sopra in numero pari agli alloggi accessibili;
- detti posti auto opportunamente
segnalati sono ubicati in prossimità del mezzo di sollevamento ed in
posizione tale da cui sia possibile in caso di emergenza raggiungere in
breve tempo un “luogo sicuro statico”, o una via di esodo accessibile;
- le rampe carrabili e/o pedonali devono
essere dotate di corrimano.
4.2.1 Parcheggio
PARCHEGGIO A SPINA DI PESCE
PARCHEGGIO
ORTOGONALE AL PERCORSO PEDONALE
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4.3 Ingresso edificio
Principi generali
L’ingresso dell’edificio costituisce il punto di frontiera e di mediazione
tra l’ambiente esterno e quello interno. E', pertanto, importante che tale
ambito sia adeguatamente protetto dagli agenti atmosferici, e presenti dei
raccordi percorribili tra il piano di calpestio interno e quello di
percorrenza esterno.
Per alcuni individui (persone anziane, disabili su sedia a ruote,
persone con passeggino) il raccordo ottimale è costituito dalla rampa, di
adeguata pendenza, utile a superare una differenza di livello.
Le scale possono essere preferite, invece, da coloro che hanno difficoltà
nella deambulazione, oppure dai disabili visivi, che possono valutare meglio
lo spostamento nello spazio, misurando il rapporto costante tra alzata e
pedata.
Se la rampa è ben integrata architettonicamente alle scale ed
allo spazio di ingresso, può essere vista come una opzione alternativa per
tutti, e non come una corsia riservata. In questo spirito si dovrebbero
progettare gli ingressi degli edifici pubblici di nuova costruzione in modo
da fornire questa duplice possibilità, magari caratterizzando la rampa come
elemento architettonico qualificante del progetto, così come accade
nell’Edgmar Center a Santa Monica (California, 1988), di Frank O. Gehry.
Un altro importante elemento, ai fini dell’accessibilità all’edificio, è la
porta di ingresso.
Tra i sistemi a battente e a scorrimento, manuale o automatico, Ë preferibile
la combinazione “scorrimento automatico”,che per essere azionato non richiede
alcun impegno fisico o psichico da parte dell’utilizzatore, che attraversa
liberamente questo elemento di frontiera. Un’attenzione particolare deve,
però, essere prestata alla manutenzione di tali meccanismi, per i problemi
che deriverebbero dal mancato funzionamento o per situazioni di emergenza e
quindi di esodo.
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Ingresso
di un ufficio postale a Parigi, Francia.
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Ingresso
dell'Istituto d'Arte Moderna (IVAM) a Valencia, Spagna.
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INGRESSO DI UN EDIFICIO: OPZIONI RAMPA/SCALE
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Schema
in cui viene prevista la rampa per i disabili motori
ed un percorso per i non vedenti sulla scala.
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Schema
di accesso all'edificio solo mediante rampa.
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SCHEMA
DELL'ATRIO D'INGRESSO DI UN EDIFICIO
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Disegni
tratti da: Dipartimento di progettazione per il superamento delle barriere
architettoniche,
Progetti per il
superamento delle barriere architettoniche nella regione di Tokio, Tokio,
1988.
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4.3 Accesso edificio
4.3.1 Spazi di manovra con sedia a ruote
Specifiche funzionali e dimensionali (D.M. 236/89, 8.0.2). Gli spazi di
manovra, atti a consentire determinati spostamenti alla persona su sedia a
ruote, sono i seguenti:
Nei casi di adeguamento e per consentire la visitabilità degli alloggi, ove
non sia possibile rispettare i dimensionamenti di cui sopra, sono ammissibili
i seguenti spazi minimi di manovra (manovra combinata):
4.3 Ingresso edificio
4.3.2 Porte
Criteri progettuali (D.M. 236/89, 4.1.1.)
Le porte di accesso di ogni unità ambientale devono essere
facilmente manovrabili, di tipo e luce netta tali da consentire un agevole
transito anche da parte di persona su sedia a ruote; il vano della porta e
gli spazi antistanti e retrostanti devono essere complanari.
Occorre dimensionare adeguatamente gli spazi antistanti e
retrostanti, con riferimento alle manovre da effettuare con la sedia a ruote,
anche in rapporto al tipo di apertura.
Sono ammessi dislivelli in corrispondenza del vano della porta di
accesso di una unità immobiliare, ovvero negli interventi di
ristrutturazione, purché questi siano contenuti e tali comunque da non
ostacolare il transito di una persona su sedia a ruote. Per dimensioni,
posizionamento e manovrabilità la porta deve essere tale da consentire una
agevole apertura della/e ante da entrambi i lati di utilizzo; sono
consigliabili porte scorrevoli o con anta a libro, mentre devono essere
evitate le porte girevoli, a ritorno automatico non ritardato e quelle
vetrate se non fornite di accorgimenti per la sicurezza. Le porte vetrate
devono essere facilmente individuabili mediante l’apposizione di opportuni
segnali. Sono da preferire maniglie del tipo a leva opportunamente curvate ed
arrotondate.
Specifiche funzionali e dimensionali (D.M. 236/89, 8.1.1)
La luce netta della porta di accesso di ogni edificio e di ogni unità
immobiliare deve essere di almeno 80 cm. La luce netta delle altre porte deve
essere di almeno 75 cm.
Gli spazi antistanti e retrostanti la porta devono essere dimensionati nel
rispetto dei minimi previsti negli schemi grafici di seguito riportati.
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LUCE NETTA PORTA

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SOGLIA PORTA

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PASSAGGIO
ATTRAVERSO UNA PORTA
4.3.2 Porte
L’altezza delle maniglie deve essere compresa tra 85 e 95 cm. (consigliata 90
cm.).
Devono inoltre, essere preferite soluzioni per le quali le singole ante delle
porte non abbiano larghezza superiore ai 120 cm., e gli eventuali vetri siano
collocati ad una altezza di almeno 40 cm. dal piano del pavimento.
L’anta mobile deve poter essere usata esercitando una pressione non superiore
a 8 Kg.
Spazi antistanti e retrostanti la porta (segue 8.1.1 Porte).
TIPOLOGIE DELLE PORTE D'INGRESSO
A - PORTA AUTOMTICA CON ANTE SCORREVOLI
B - PORTA AD APERTURA MANUALE CON CHIUSURA RITARDATA
C - PORTA AD APERTURA MANUALE A DOPPIA ANTA CON CHIUSURA RITARDATA
DISPOSIZIONE DEGLI ELEMENTI VERTICALI CHE COMPONGONO LE PORTE
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Disegni tratti da: CCPT, European
Manual for an accessible built environment,
IG - Nederland, Utrecht 1990.
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SEGNALAZIONE
DELLA PORTA CON CODICI TATTILI
4.3.2 Porte
SPAZI ANTISTANTI E RETROSTANTI LA PORTA
Criteri progettuali (D.M. 236/89, 4.1.9)
Corridoi e passaggi devono presentare andamento quanto più
possibile continuo e con variazioni di direzione ben evidenziate.
I corridoi non devono presentare variazioni di livello; in caso
contrario queste devono essere superate mediante rampe.
La larghezza del corridoio e del passaggio deve essere tale da
garantire il facile accesso alle unità ambientali da esso servite e in punti
non eccessivamente distanti tra loro essere tale da consentire l’inversione
di direzione ad una persona su sedia a ruote.
Il corridoio comune posto in corrispondenza di un percorso
verticale (quale scala, rampa, ascensore, servoscala, piattaforma elevatrice)
deve prevedere una piattaforma di distribuzione come vano di ingresso o piano
di arrivo dei collegamenti verticali, dalla quale sia possibile accedere ai
vari ambienti, esclusi i locali tecnici, solo tramite percorsi orizzontali.
Specifiche funzionali e dimensionali (D.M. 236/89, 8.1.9)
I corridoi o i percorsi devono avere una larghezza minima di 100
cm., ed avere allargamenti atti a consentire l’inversione di marcia da parte
di persona su sedia a ruote (vedi punto 8.0.2 - spazi di manovra). Questi
allargamenti devono di preferenza essere posti nelle parti terminali dei
corridoi e previsti comunque ogni 10 m. di sviluppo lineare degli stessi. Per
le parti di corridoio o disimpegni sulle quali si aprono porte devono essere
adottate le soluzioni tecniche di cui al punto 9.1.1, nel rispetto anche dei
sensi di apertura delle porte e degli spazi liberi necessari per il passaggio
di cui al punto 8.1.1; le dimensioni ivi previste devono considerarsi come
minimi accettabili.
LARGHEZZA DEI PERCORSI INTERNI
A - PERSONA SU SEDIA A RUOTE
B - INVERSIONE DI DIREZIONE
C - DUE PERSONE SU SEDIA A RUOTE
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4.3.3 Percorsi orizzontali e corridoi
ALLARGAMENTO DELLA SEZIONE DEL CORRIDOIO NEI PERCORSI INTERNI
CORRIDOI
AD ALTA FREQUENZA DI PUBBLICO
CORRIDOI A BASSA FREQUENZA DI PUBBLICO
Schemi di percorsi orizzontali con luci nette della porta pari a 75 cm.
Le soluzioni A1-C1-C3 e C5 sono ammissibili solo in caso di adeguamento.
A - Passaggio in vano di porta posta su parete perpendicolare al verso di
marcia della sedia a ruote
A1 - Necessità di indietreggiare durante l'apertura. Profondità libera
necessaria cm.190. Larghezza del corridoio cm.100.
A2 - Manovra semplice senza indietreggiare. Spazio libero di rispetto di cm.45.
Profondità libera necessaria cm.135.
A3 - Larghezza libera cm.100. Profondità libera necessaria cm.120.
B - Passaggio in vano di porta posta su parete parallela al verso di marcia
della sedia a ruote
B1 - Larghezza del corridoio cm.100. Spazio necessario oltre la porta cm.20.
Spazio per l'inizio manovra prima della porta cm.100. Apertura oltre i 90°,
idem per l'immissione opposta
B2 - Larghezza del corridoio cm.100. Spazi necessari, oltre la porta, di
cm.110 per poterla aprire: poi retromarcia e accesso. Spazio necessario prima
della porta, quanto il suo ingombro, idem per l'immissione opposta.
B - Passaggio in vano di porta posta su parete parallela al verso di marcia
della sedia a ruote
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B3 - Larghezza del corridoio cm.100. Apertura porta 90°. Spazio necessario
oltre la porta, nel corridoio cm.20. Spazio necessario prima della porta, nel
corridoio, cm.90 (per garantire ritorno)
B4 - Larghezza del corridoio cm.100. Apertura porta oltre i 90°. Spazio
necessario, oltre la porta, nel corridoio cm.10. Spazio necessario, oltre la
porta, nel vano d'immissione, cm.20. Spazio necessario, prima della porta,
nel corridoio, cm.90 (per garantire ritorno).
C - Passaggi in disimpegni e attraverso porte poste in linea tra loro e su
pareti perpendicolari al verso di marcia della sedia a ruote
C1 - Necessità di indietreggiare durante l'apertura della porta. Profondità
necessaria cm.190. Profondità necessaria, prima del disimpegno, cm.120.
Larghezza del disimpegno cm.100.
C2 - Manovra semplice, senza dover indietreggiare. Spazio di rispetto a lato
della seconda porta cm.45. Profondità libera necessaria cm.180. Larghezza
necessaria cm.135.
C3 - Necessità di indietreggiare durante l'apertura della porta. Larghezza
del disimpegno cm.100. Profondità necessaria cm.190.
C4 - Manovra semplice, senza dover indietreggiare. Spazio di rispetto a lato
della seconda porta cm.45. Profondità necessaria cm.210.
C5 - Idem come C.1 e C.3
C6 - Manovra semplice, senza dover indietreggiare. Spazio di rispetto a lato
della seconda porta cm.45. Profondità necessaria cm.170. Profondità
necessaria, prima del disimpegno, cm.135.
D - Passaggio in disimpegni e attraverso porte ortogonali tra loro
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D1 - Larghezza del disimpegno cm.100. Spazio necessario oltre la porta cm.20.
Spazio necessario tra le due porte cm.110.
D2 - Larghezza del disimpegno cm.100. Apertura porta prefissata a 90°.
Profondità del disimpegno cm.140.
4.4 Sistemi di collegamento verticale
Principi generali
I sistemi di collegamento verticale utili per superare dislivelli, sono
riconducibili essenzialmente a due tipi:
- manufatti architettonici, come scale e rampe;
- dispositivi meccanici, come ascensori, piattaforme elevatrici e servoscala.
Per le persone con impedita o ridotta capacità motoria le scale costituiscono
una barriera fisica da superare, pertanto si devono predisporre soluzioni
alternative, da valutare di volta in volta. Le rampe possono essere
realizzate, secondo il D.M. 236/89, purché il dislivello da superare non sia
superare ai 3,20 m. Bisogna considerare, tuttavia, che il superamento di tale
dislivello con una pendenza del 5% comporta una lunghezza notevole della
rampa stessa, e che la successione di più rampe per superare dislivelli
contigui può comportare affaticamento. In alternativa ai manufatti
architettonici si possono utilizzare dispositivi meccanici. A parte gli
ascensori, che sono più strutturati e complessi e consentono di superare
qualunque dislivello, per situazioni più limitate e fino a 4 metri di altezza
esistono alternative di più facile istallazione e più economiche, come le
piattaforme elevatrici a breve corsa ed i servoscala. Questi ultimi, che
possono spesso risultare discriminanti rispetto alla condizione fisica
dell’utilizzatore, sono da prendere in considerazione solo come ultima
alternativa, nell’impossibilità dimostrata di realizzare una piattaforma
elevatrice. Per superare dislivelli maggiori di 4 metri è necessaria
l’installazione di piattaforme elevatrici a lunga corsa o di ascensori, a
seconda del numero di piani da servire, dello spazio a disposizione e delle
possibilità economiche. Rispetto ai dispositivi meccanici, tuttavia, i
manufatti architettonici presentano il vantaggio di non essere soggetti a
spiacevoli “fuori servizio” e non necessitano dell’addetto depositario della
chiave di attivazione.
ESEMPI
DI COLLEGAMENTO VERTICALE NEGLI EDIFICI PUBBLICI
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L'ingresso
della Piramide di Pei al Museo del Louvre a Parigi prevede un ascensore e
una scala elicoidale per il superamento del dislivello esistente tra il
piano della piazza e quello dell'atrio.
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Aeroporto
di Barcellona: il collegamento tra i vari livelli all'interno dell'edificio
avviene attraverso scale, scale mobili ed ascensore in maniera complementare
ed alternativa in ogni punto.
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4.4.1
Scale
Criteri progettuali (D.M. 236/89, 4.1.10)
Le scale devono presentare un andamento regolare ed omogeneo per
tutto il loro sviluppo. Ove questo non risulti possibile Ë necessario mediare
ogni variazione del loro andamento per mezzo di ripiani di adeguate
dimensioni. Per ogni rampa di scale i gradini devono avere la stessa alzata e
pedata. Le rampe devono contenere possibilmente lo stesso numero di gradini,
caratterizzati da un corretto rapporto tra alzata e pedata.
Le porte con apertura verso la scala devono avere uno spazio
antistante di adeguata profondità.
I gradini delle scale devono avere una pedata antisdrucciolevole
a pianta preferibilmente rettangolare e con un profilo preferibilmente
continuo a spigoli arrotondati.
Le scale devono essere dotate di parapetto atto a costituire
difesa verso il vuoto e di corrimano. I corrimano devono essere di facile
prendibilità e realizzati con materiale resistente e non tagliente.
Le scale comuni e quelle degli edifici aperti al pubblico devono
avere i seguenti ulteriori requisiti:
- la larghezza delle rampe e dei pianerottoli
deve permettere il passaggio contemporaneo di due persone ed il
passaggio orizzontale di una barella con una inclinazione massima del
15% lungo l’asse longitudinale;
- la lunghezza delle rampe deve essere
contenuta; in caso contrario si deve interporre un ripiano in grado di
arrestare la caduta di un corpo umano;
- il corrimano deve essere installato su
entrambi i lati;
- in caso di utenza prevalente di bambini
si deve prevedere un secondo corrimano ad altezza proporzionata;
- E' preferibile una illuminazione
naturale laterale. Si deve dotare la scala di una illuminazione
artificiale, anche essa laterale, con comando individuabile al buio e
disposto su ogni pianerottolo;
- le rampe di scale devono essere
facilmente percepibili, anche per i non vedenti.
Specifiche
funzionali e dimensionali (D.M. 236/89, 8.1.10)
Le rampe di scale che costituiscono parte comune o siano di uso
pubblico devono avere una larghezza minima di 1,20 m., avere una pendenza
limitata e costante per l’intero sviluppo della scala. I gradini devono
essere caratterizzati da un corretto rapporto tra alzata e pedata (pedata
minimo di 30 cm.): la somma tra il doppio dell’alzata e la pedata deve essere
compresa tra 62/64 cm.
Il profilo del gradino deve presentare preferibilmente un disegno
continuo a spigoli arrotondati, con sottogrado inclinato rispetto al grado, e
formante con esso un angolo di circa 75°-80°.
In caso di disegno discontinuo, l’aggetto del grado rispetto al
sottogrado deve essere compreso fra un minimo di 2 cm. e un massimo di 2,5
cm.
Un segnale al pavimento (fascia di materiale diverso o comunque
percepibile anche da parte dei non vedenti), situato almeno a 30 cm.dal primo
e dall’ultimo scalino, deve indicare l’inizio e la fine della rampa.
Il parapetto che costituisce la difesa verso il vuoto deve avere
un’altezza minima di 1,00 m. ed essere inattraversabile da una sfera di
diametro di cm. 10.
In corrispondenza delle interruzioni del corrimano, questo deve
essere prolungato di 30 cm. oltre il primo e l’ultimo gradino.
Il corrimano deve essere posto ad una altezza compresa tra 0,90/1
metro.
Nel caso in cui è opportuno prevedere un secondo corrimano,
questo deve essere posto ad un’altezza di 0,75 m.
Il corrimano su parapetto o parete piena deve essere distante da
essi almeno 4 cm.
Le rampe di scale che non costituiscono parte comune o non sono
di uso pubblico devono avere una larghezza minima di 0,80 m.
In tal caso devono comunque essere rispettati il già citato
rapporto tra alzata e pedata (in questo caso minimo 25 cm), e la altezza
minima del parapetto.
SEGNALAZIONE DI UNA SCALA CON PAVIMENTAZIONE TATTILE E CONTRASTO CROMATICO
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DIMENSIONI DEL CORRIMANO RISPETTO ALLA SCALA
SEGNALAZIONE
DELL'ALZATA E DELLA PEDATA DEI GRADINI
Disegni
tratti da: Infrabeheer sector gebouwen en installaties, Richtlijnen
toegankelijkheid ns -station, Nederlandese Spoorwegen 1992 - allegato T.
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4.4.2 Rampe
Criteri progettuali (D.M. 236/89, 4.1.11)
La pendenza di una rampa va definita in rapporto alla capacità di
una persona su sedia a ruote di superarla e di percorrerla senza
affaticamento anche in relazione alla lunghezza della stessa. Si devono
interporre ripiani orizzontali di riposo per rampe particolarmente lunghe. Valgono
in generale per le rampe accorgimenti analoghi a quelli definiti per le
scale.
Specifiche funzionali e dimensionali (D.M. 236/89, 8.1.11)
Non viene considerato accessibile il superamento di un dislivello
superiore a 3,20 m. ottenuto esclusivamente mediante rampe inclinate poste in
successione.
La larghezza minima di una rampa deve essere:
- di 0,90 m. per consentire il transito di una
persona su sedia a ruote;
- di 1,50 m. per consentire l’incrocio di due
persone.
Ogni 10 m. di lunghezza ed in presenza di interruzioni mediante
porte, la rampa deve prevedere un ripiano orizzontale di dimensioni minime
pari a 1,50 x 1,50 m., ovvero 1,40 x 1,70 m. in senso trasversale e 1,70 m.
in senso longitudinale al verso di marcia, oltre l’ingombro di apertura di
eventuali porte.
Qualora al lato della rampa sia presente un parapetto non piano,
la rampa deve avere un cordolo di almeno 10 cm. di altezza.
La pendenza delle rampe non deve superare l’8%.
Sono ammesse pendenze superiori, nei casi di adeguamento,
rapportate allo sviluppo lineare effettivo della rampa.
In tal caso il rapporto tra la pendenza e la lunghezza deve
essere comunque di valore inferiore rispetto a quelli individuati dalla linea
di interpolazione del seguente grafico.
RAPPORTO TRA LA PENDENZA E LA LUNGHEZZA IN UNA RAMPA PER PENDENZE COMPRESE
TRA L'8 E IL 12%
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Disegno
tratto da: Regione Lazio, Assessorato opere reti di servizi e mobilità,
Circolare n.3773 del 31 ottobre 1995.
SEZIONE DEL CORRIMANO
ARTICOLAZIONE DI UNA RAMPA
4.4.3 Ascensore
Criteri
progettuali (D.M. 236/89, 4.1.12)
L’ascensore deve avere una cabina di dimensioni minime tali da
permettere l’uso da parte di una persona su sedia a ruote. Le porte di cabina
e di piano devono essere del tipo automatico e di dimensioni tali da
permettere l’accesso alla sedia a ruote.
Il sistema di apertura delle porte deve essere dotato di idoneo
meccanismo (come cellula fotoelettrica, costole mobili) per l’arresto e
l’inversione della chiusura in caso di ostruzione del vano porta.
I tempi di apertura e chiusura delle porte devono assicurare un
agevole e comodo accesso alla persona su sedia a ruote. Lo stazionamento
della cabina ai piani di fermata deve avvenire con porte chiuse. La
bottoniera di comando interna ed esterna deve avere il comando più alto ad
un’altezza adeguata alla persona su sedia a ruote ed essere idonea ad un uso
agevole da parte dei non vedenti. Nell’interno della cabina devono essere
posti un citofono, un campanello d’allarme, un segnale luminoso che confermi
l’avvenuta ricezione all’esterno della chiamata di allarme, una luce, di
emergenza.
Il ripiano di fermata, anteriormente alla porta della cabina deve
avere una profondità tale da contenere una sedia a ruote e consentirne le
manovre necessarie all’accesso.
Deve essere garantito un arresto ai piani che renda complanare il
pavimento della cabina con quello del pianerottolo.
Deve essere prevista la segnalazione sonora dell’arrivo al piano
e un dispositivo luminoso per segnalare ogni eventuale stato di allarme.
Specifiche funzionali e dimensionali (D.M. 236/89, 8.1.12)
- Negli edifici di nuova edificazione,
non residenziali, l’ascensore deve avere le seguenti caratteristiche:
- cabina di dimensioni minime di 1,40 m.
di profondità e 1,10 m. di larghezza;
- porta con luce minima di 0,80 m. posta
sul lato corto;
- piattaforma minima di distribuzione
anteriormente alla porta della cabina di 1,50 x 1,50 m.
- Negli edifici di nuova edificazione
residenziali l’ascensore deve avere le seguenti caratteristiche:
- cabina di dimensioni minime di 1,30 m.
di profondità e 0,95 m. di larghezza;
- porta con luce netta minima di 0,80 m.
posta sul lato corto;
- piattaforma minima di distribuzione
anteriormente alla porta della cabina di 1,50 x 1,50 m.
- L’ascensore in caso di adeguamento di
edifici preesistenti, ove non sia possibile l’istallazione di cabine di
dimensioni superiori, può avere le seguenti caratteristiche:
- cabina di dimensioni minime di 1,20 m.
di profondit6agrave; e 0,80 m. di larghezza;
- porta con luce netta minima di 0,75 m.
posta sul lato corto;
- piattaforma minima di distribuzione
anteriormente alla porta della cabina di 1,40 x 1,40 m.
Le
porte di cabina e di piano devono essere del tipo a scorrimento automatico.
Nel caso di adeguamento la porta di piano può essere del tipo ad anta
incernierata purch&eacuite; dotata di sistema per l’apertura automatica.
In tutti i casi le porte devono rimanere aperte per almeno 8
secondi e il tempo di chiusura non deve essere inferiore a 4 sec.
L’arresto ai piani deve avvenire con autolivellamento con
tolleranza massima + 2 cm. Lo stazionamento della cabina ai piani di fermata
deve avvenire con porte chiuse.
La bottoniera di comando interna ed esterna deve avere i bottoni
ad una altezza massima compresa tra i 1,10 e 1,40 m: per ascensori del tipo
a), b) e c) la bottoniera interna deve essere posta su una parete laterale ad
almeno 35 cm. dalla porta della cabina.
Nell’interno della cabina, oltre il campanello di allarme, deve
essere posto un citofono ad altezza compresa tra i 1,10 m. e 1,30 m. e una
luce d’emergenza con autonomia minima di 3 h.
I pulsanti di comando devono prevedere la numerazione in rilievo
e le scritte con traduzione in Braille: in adiacenza alla bottoniera esterna
deve essere posta una placca di riconoscimento di piano in caratteri Braille.
Si deve prevedere la segnalazione sonora dell’arrivo al piano e,
ove possibile, l’istallazione di un sedile ribaltabile con ritorno
automatico.
Oltre a quanto esplicitato nel punto 8.1.12 del D.M. 236/89, per
quanto attiene i disabili visivi, occorre ancora aggiungere qualche
precisazione. Affinché, infatti, un impianto di ascensore sia accessibile
autonomamente da parte di un non vedente o di un ipovedente, esso deve
presentare i seguenti requisiti:
- la pulsantiera deve essere
contrassegnata con numeri e lettere in braille e in caratteri ingranditi
e a rilievo per gli ipovedenti e per i non vedenti che non conoscono il
braille;
- i numeri in braille devono essere
indicati secondo la nuova convenzione europea;
- il pulsante esterno deve prenotare la
chiamata anche se l’ascensore Ë in movimento (dato che un cieco non può
vedere la luce spia);
- deve essere previsto l’annuncio vocale
del numero o della denominazione del piano raggiunto, con l’eventuale
aggiunta di altre indicazioni sui servizi presenti a quel piano;
- all’esterno dell’ascensore, in
prossimità del pulsante di chiamata e ad un’altezza compresa fra cm. 140
e 170, deve essere applicata una targa tattile e visiva che informi
sulle destinazioni o sui servizi che si raggiungono ai vari livelli;
- tutte le indicazioni sopra previste
devono essere scritte in braille, in caratteri visivi ingranditi e con
contrasto di luminanza rispetto al fondo e in rilievo.
- le lettere a rilievo devono avere uno
spessore costante e dimensioni idonee per l’esplorazione aptica, in
conformità con la norma UNI 8207 sulla segnaletica grafica per
viaggiatori;
- all’interno della cabina deve essere
presente un citofono per comunicazioni di emergenza con il personale di
sorveglianza;
- la cabina deve essere dotata di
un’illuminazione adeguata;
- se possibile, per ragioni di sicurezza
valide per chiunque, ma particolarmente importanti per i disabili
visivi, la cabina dovrebbe essere controllata mediante telecamera.
4.4
Sistemi di collegamento verticale
4.4.3 Ascensore
ASPETTI DIMENSIONALI DEGLI ASCENSORI SECONDO IL D.M. 236/89
ASCENSORI OLEODINAMICI CON CABINA DI DIMENSIONI CM 110X140
Disegni
tratti da: F.Vescovo (a cura di), Progettare per tutti senza barriere
architettoniche, Maggioli Editore, Rimini 1997.
4.4.4 Servoscala e piattaforma elevatrice
Criteri progettuali (D.M. 236/89, 4.1.13)
Per servoscala e piattaforma elevatrice si intendono
apparecchiature atte consentire, in alternativa ad un ascensore o rampa
inclinata, il superamento di un dislivello a persone con ridotta o impedita
capacità motoria.
Tali apparecchiature sono consentite in via alternativa ad
ascensori negli interventi di adeguamento o per superare differenze di quota
contenute.
Fino all’emanazione di una normativa specifica, le
apparecchiature stesse devono essere rispondenti alle specifiche di cui al
punto 8.1.13; devono garantire un agevole accesso e stazionamento della
persona in piedi, seduta o su sedia a ruote, e agevole manovrabilità dei
comandi e sicurezza sia delle persone trasportate che di quelle che possono
venire in contatto con l’apparecchiatura in movimento.
A tal fine le suddette apparecchiature devono essere dotate di
sistemi anticaduta, anticesoiamento, antischiacciamento, antiurto e di
apparati atti a garantire sicurezze di movimento, meccaniche, elettriche e di
comando.
Lo stazionamento dell’apparecchiatura deve avvenire
preferibilmente con la pedana o piattaforma ribaltata verso la parete o
incassata nel pavimento.
Lo spazio antistante la piattaforma, sia in posizione di partenza
che di arrivo, deve avere una profondità tale da consentire un agevole
accesso o uscita da parte di una persona su sedia a ruote.
Specifiche funzionali e dimensionali (D.M. 236/89, 8.1.13)
Servoscala: per servoscala si intende un’apparecchiatura
costituita da un mezzo di carico opportunamente attrezzato per il trasporto
di persone con ridotta o impedita capacità motoria, marciante lungo il lato
di una scala o di un piano inclinato e che si sposta, azionato da un motore
elettrico, nei due sensi di marcia vincolato a guida/e.
I servoscala si distinguono nelle seguenti categorie:
- pedana servoscala: per il trasporto di
persona in piedi;
- sedile servoscala: per il trasporto di
persona seduta;
- pedana servoscala a sedile ribaltabile:
per il trasporto di persona in piedi o seduta;
- piattaforma servoscala a piattaforma
ribaltabile: per il trasporto di persona su sedia a ruote;
- piattaforma servoscala a piattaforma e
sedile ribaltabile: per il trasporto di persona su sedia a ruote o
persona seduta.
I
servoscala sono consentiti in via alternativa ad ascensori e preferibilmente,
per superare differenze di quota non superiori a m. 4.
Nei luoghi aperti al pubblico e di norma nelle parti comuni di un
edificio, i servoscala devono consentire il superamento del dislivello anche
a persona su sedia a ruote: in tale caso, allorquando la libera visuale tra
persona su piattaforma e persona posta lungo il percorso dell’apparecchiatura
sia inferiore a m. 2, è necessario che l’intero spazio interessato dalla
piattaforma in movimento sia protetto e delimitato da idoneo parapetto e
quindi l’apparecchiatura marci in sede propria con cancelletti automatici
alle estremità della corsa. In alternativa alla marcia in sede propria è
consentita marcia con accompagnatore lungo tutto il percorso con comandi
equivalenti ad uso dello stesso, ovvero che opportune segnalazioni acustiche
e visive segnalino l’apparecchiatura in movimento.
In ogni caso i servoscala devono avere le seguenti
caratteristiche:
- dimensioni:
- per categoria a) pedana non inferiore
a cm. 35 x 35;
- per categoria b) e c) sedile non
inferiore a cm. 35 x 40, posto a cm. 40 - 50 da sottostante predellino
per appoggio piedi di dimensioni non inferiori a cm. 30 x 20;
- per categoria d) ed e) piattaforma
(escluse costole mobili) non inferiori a cm. 70 x 75 in luoghi aperti
al pubblico;
- portata:
- per le categorie a) b) e c) non
inferiore a Kg 100 e non superiore a Kg. 200;
- per le categorie d) e) non inferiore a
Kg 150 in luoghi aperti al pubblico e 130 negli altri casi;
- velocità:
- massima velocità riferita a percorso
rettilineo 10 cm./sec.;
- comandi:
- sia sul servoscala che al piano devono
essere previsti comandi per salita-discesa e chiamata-rimando posti ad
un’altezza compresa tra cm. 70 e cm. 110.
E'
consigliabile prevedere anche un collegamento per comandi volanti ad uso di
un accompagnatore lungo il percorso;
- ancoraggi:
- gli ancoraggi delle guide e loro giunti
devono sopportare il carico mobile moltiplicato per 1,5;
-
sicurezze elettriche:
- tensione massima di alimentazione V.
220 monofase (preferibilmente V. 24 cc.);
- tensione del circuito ausiliario: V 24;
- interruttore differenziale ad alta
sensibilità (30 mA);
- isolamenti in genere a norma CEI;
- messa a terra di tutte le masse
metalliche; negli interventi di ristrutturazione Ë ammessa, in
alternativa, l’adozione di doppi isolamenti;
-
sicurezze dei comandi:
- devono essere del tipo “uomo presente”
e protetti contro l’azionamento accidentale in modo meccanico oppure
attraverso una determinata sequenza di comandi elettrici; devono essere
integrati da interruttore a chiave estraibile e consentire la
possibilità di fermare l’apparecchiatura in movimento da tutti i posti
di comando;
- i pulsanti di chiamata e rimando ai
piani devono essere installati quando dalla posizione di comando sia
possibile il controllo visivo di tutto il percorso del servo scala
ovvero quando la marcia del servoscala avvenga in posizione di chiusura
a piattaforma ribaltata;
-
sicurezze meccaniche: devono essere garantite le seguenti caratteristiche:
- coefficiente di sicurezza minimo: K=2
per parti meccaniche in genere ed in particolare:
- per traino a fune (sempre
due indipendenti) K=6 cad.;
- per traino a catena (due
indipendenti K=6 cad. ovvero una K=10);
- per traino pignone
cremagliera o simili K=2;
- per traino ad aderenza
K=2;
- limitatore di velocità con paracadute
che entri in funzione prima che la velocità del mezzo mobile superi di
1,5 volte quella massima ed essere tale da comandare l’arresto del
motore principale consentendo l’arresto del mezzo mobile entro uno
spazio di cm. 5 misurato in verticale dal punto corrispondente
all’entrata in funzione del limitatore;
- freno mediante dispositivi in grado di
fermare il mezzo mobile in meno di cm. 8 misurati lungo la guida, dal
momento della attivazione;
-
sicurezza anticaduta:
- per i servoscala di tipo a) b) c) si
devono prevedere barre o braccioli di protezione (almeno uno posto verso
il basso) mentre per quelli di tipo d) ed e) oltre alle sbarre di cui
sopra si devono prevedere bandelle o scivoli ribaltabili di contenimento
sui lati della piattaforma perpendicolari al moto;
- la barre, le bandelle, gli scivoli ed i
braccioli durante il moto devono essere in posizione di contenimento
della persona e/o della sedia a ruote;
- nei servoscala di categoria d) ed e)
l’accesso o l’uscita dalla piattaforma posta nella posizione più alta
raggiungibile deve avvenire con un solo scivolo abbassato;
- lo scivolo che consente l’accesso o
l’uscita dalla piattaforma scarica o a pieno carico deve raccordare la
stessa al calpestio mediante una pendenza non superiore al 15%;
-
sicurezza di percorso:
- - lungo tutto il percorso di un
servoscala lo spazio interessato dall’apparecchiatura in movimento e
quello interessato dalla persona utilizzatrice, deve essere libero da
qualsiasi ostacolo fisso o mobile quali porte, finestre, sportelli,
intradosso solai sovrastanti etc.;
- - nei casi ove non sia prevista la
marcia in sede propria del servoscala, dovranno essere previste le
seguenti sicurezze:
- sistema antincesoiamento nel moto
verso l’alto da prevedere sul bordo superiore del corpo macchina e
della piattaforma;
- sistema antischiacciamento nel moto
verso il basso interessante tutta la parte al di sotto del piano della
pedana o piattaforma e del corpo macchina;
- sistema antiurto nel moto verso il
basso da prevedere in corrispondenza del bordo inferiore dal corpo
macchina e della piattaforma;
-
piattaforme elevatrici:
- le piattaforme elevatrici per superare
dislivelli, di norma, non superiori a m. 4, con velocità non superiore a
0,1 m./s., devono rispettare, per quanto compatibili, le prescrizioni
tecniche specificate per i servoscala;
- le piattaforme ed il relativo
vano-corsa devono avere opportuna protezione ed i due accessi muniti di
cancelletto;
- la protezione del vano corsa ed il
cancelletto del livello inferiore devono avere altezza tale da non
consentire il raggiungimento dello spazio sottostante la piattaforma, in
nessuna posizione della stessa.
La
portata utile minima deve essere di Kg. 130.
Il vano corsa deve avere dimensioni minime pari a m. 0,80 x 1,20.
Se le piattaforme sono installate all’esterno gli impianti devono
risultare protetti dagli agenti atmosferici.
ESEMPI DI PIATTAFORME ELEVATRICI
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Modello
di piattaforma elevatrice per superare dislivelli non superiori a 80-100
cm.
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Modello
di piattaforma elevatrice per collegare tra di loro due livelli.
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SCHEMA GRAFICO DI UNA PIATTAFORMA ELEVATRICE
SCHEMA GRAFICO DI UN SERVOSCALA
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Disegni
tratti da: CCPT, European Manual for an accessible built environment,
IG - Nederland, Utrecht 1990.
4.5 Arredi e finiture interne
Principi generali
Tra gli arredi e le finiture interne si sono presi in considerazione
i seguenti elementi:
- pavimenti;
- infissi esterni;
- arredi fissi;
- terminali degli impianti.
Tali aspetti di dettaglio sono nient’affatto secondari rispetto
alla piena e completa fruibilità degli spazi, perché possono precluderne la
possibilità di utilizzo a prescindere dalle soluzioni morfologiche
complessive. Una rampa con la giusta pendenza, ma con pavimento
sdrucciolevole diviene un pericolo, piuttosto che una soluzione, così come
uno spazio accessibile con percorsi in piano ma con uno sportello al pubblico
alto e non fruibile dalla sedia a ruote non consente una fruizione autonoma
del servizio.
4.5.1 Pavimenti
Criteri progettuali (D.M. 236/89, 4.1.2)
I pavimenti devono essere di norma orizzontali e complanari tra
loro e, nelle parti comuni e di uso pubblico, non sdrucciolevoli.
Eventuali differenze di livello devono essere contenute ovvero
superate tramite rampe con pendenza adeguata in modo da non costituire
ostacolo al transito di una persona su sedia a ruote.
Nel primo caso si deve segnalare il dislivello con variazioni
cromatiche; lo spigolo di eventuali soglie deve essere arrotondato.
Nelle parti comuni dell’edificio, si deve provvedere ad una
chiara individuazione dei percorsi, eventualmente mediante una adeguata
differenziazione nel materiale e nel colore delle pavimentazioni.
I grigliati utilizzati nei calpestii debbono avere maglie con
vuoti tali da non costituire ostacolo o pericolo rispetto a ruote, bastoni di
sostegno etc.; gli zerbini devono essere incassati e le guide solidamente
ancorate.
Specifiche funzionali e dimensionali (D.M. 236/89, 8.2.2)
Per pavimentazione antisdrucciolevole si intende una
pavimentazione realizzata con materiali il cui coefficiente di attrito,
misurato secondo il metodo della British Ceramic Research Association Ltd.
(B.C.R.A.) Rep. CEC.6/81, sia superiore ai seguenti valori:
- 0.40 per elemento scivolante cuoio su pavimentazione asciutta;
- 0.40 per elemento scivolante gomma dura standard su
pavimentazione bagnata.
I valori di attrito predetto non devono essere modificati
dall'apposizione di strati di finitura lucidanti o di protezione che, se
previsti, devono essere applicati sui materiali stessi prima della prova.
Le ipotesi di condizione della pavimentazione (asciutta o
bagnata) debbono essere assunte in base alle condizioni normali del luogo ove
sia posta in opera.
Gli strati di supporto della pavimentazione devono essere idonei
a sopportare nel tempo la pavimentazione ed i sovraccarichi previsti nonché
ad assicurare il bloccaggio duraturo degli elementi costituenti la
pavimentazione stessa.
Gli elementi costituenti una pavimentazione devono presentare
giunture inferiori a 5 mm, stilate con materiali durevoli, essere piani con
eventuali risalti di spessore non superiore a mm 2.
I grigliati inseriti nella pavimentazione devono essere
realizzati co maglie non attraversabili da una sfera di 2 cm di diametro; i
grigliati ed elementi paralleli devono comunque essere posti con gli elementi
ortogonali al verso di marcia.
4.5.2 Infissi esterni
Criteri progettuali (D.M. 236/89, 4.1.3)
Le porte, le finestre e le porte-finestre devono essere
facilmente utilizzabili anche da persone con ridotte o impedite capacità
motorie o sensoriali.
I meccanismi di apertura e chiusura devono essere facilmente
manovrabili e percepibili e le parti mobili devono poter essere usate
esercitando una lieve pressione.
Ove possibile si deve dare preferenza a finestre e parapetti che
consentono la visuale anche alla persona seduta. Si devono comunque garantire
i requisiti di sicurezza e protezione dalle cadute verso l’esterno.
Specifiche funzionali e dimensionali (D.M. 236/89, 8.1.3)
L’altezza delle maniglie o dispositivo di comando deve essere
compresa tra cm. 100 e 130; consigliata 115 cm.
Per consentire alla persona seduta la visuale anche all’esterno,
devono essere preferite soluzioni per le quali la parte opaca del parapetto,
se presente, non superi i 60 cm. di altezza dal calpestio, con l’avvertenza,
però, per ragioni di sicurezza, che l’intero parapetto sia complessivamente
alto almeno 10 cm. e inattraversabile da una sfera di 10 cm. di diametro.
Nelle finestre lo spigolo vivo della traversa inferiore dell’anta apribile
deve essere opportunamente sagomato o protetto per non causare infortuni. Le
ante mobili degli infissi esterni devono poter essere usate esercitando una
pressione non superiore a Kg. 8.
ALTEZZE DEI DISPOSITIVI DI COMANDO DEGLI INFISSI
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4.5.3 Arredi fissi
Criteri
progettuali (D.M. 236/89, 4.1.4)
La disposizione degli arredi fissi nell’unità ambientale deve
essere tale da consentire il transito della persona su sedia a ruote e
l’agevole utilizzabilità di tutte le attrezzature in essa contenute.
Dev’essere data preferenza ad arredi non taglienti e privi di spigoli vivi.
Le cassette per la posta devono essere ubicate ad una altezza
tale da permetterne un uso agevole anche a persona su sedia a ruote.
Per assicurare l’accessibilità gli arredi fissi non devono
costituire ostacolo o impedimento per lo svolgimento di attività anche da
parte di persone con ridotte o impedite capacità motorie.
In particolare:
- i banconi e i piani di appoggio utilizzati per le
normali operazioni del pubblico devono essere predisposti in modo che almeno
una parte di essi sia utilizzabile da persona su sedia a ruote, permettendole
di espletare tutti i servizi;
- nel caso di adozione di bussole, percorsi
obbligati, cancelletti a spinta etc., occorre che questi siano dimensionati e
manovrabili in modo da garantire il passaggio di una sedia a ruote;
- eventuali sistemi di apertura e chiusura, se
automatici, devono essere temporizzati in modo da permettere un agevole
passaggio anche a disabili su sedia a ruote;
- ove necessario deve essere predisposto un idoneo
spazio d’attesa con posti a sedere.
Specifiche funzionali e dimensionali (D.M. 236/89, 8.1.4)
Negli edifici residenziali le cassette per la posta non devono
essere collocate ad una altezza superiore ai 140 cm. Nei luoghi aperti al
pubblico, nei quali il contatto con il pubblico avviene mediante tavoli o
scrivanie, deve essere previsto un adeguato spazio libero, eventualmente in
ambiente separato, per poter svolgersi una ordinata attesa, nel quale inoltre
possano disporsi un congruo numero di posti a sedere (preferibilmente sedie
separate). La distanza libera anteriormente ad ogni tavolo deve essere di
almeno 1,50 m. e lateralmente di almeno 1,20 m. al fine di consentire un
agevole passaggio fra i tavoli e le scrivanie. Nei luoghi aperti al pubblico
nei quali il contatto con il pubblico avviene mediante sportelli su bancone
continuo o su parete, deve essere consentita un’attesa sopportabile dalla
generalità del pubblico, al fine di evitare l’insorgere di situazioni patologiche
di nervosismo e di stanchezza. In tali luoghi deve pertanto essere previsto
un adeguato spazio libero, eventualmente in ambiente separato, dove possa
svolgersi una ordinata attesa, nel quale inoltre possono disporsi un congruo
numero di posti a sedere (preferibilmente sedie separate). Quando, in
funzione di particolari affluenze di pubblico, Ë necessario prevedere
transenne guida-persone, queste devono essere di lunghezza pari a quella
della coda di persone che viene considerata la media delle grandi affluenze,
e di larghezza utile minima di 0.70 m. La transenna che separa il percorso di
avvicinamento allo sportello da quello di uscita deve essere interrotta ad
una distanza di 1,20 m. dal limite di ingombro del bancone continuo o del
piano di lavoro dello sportello a parete. In ogni caso le transenne
guida-persone non devono avere una lunghezza superiore a 4.00 m. Le transenne
guida-persone devono essere rigidamente fissate al pavimento ed avere una
altezza al livello del corrimano di 0,90 m. Almeno uno sportello deve avere
il piano di utilizzo per il pubblico posto ad altezza pari a 0,90 m. dal
calpestio della zona riservata al pubblico. Nei luoghi aperti al pubblico nei
quali il contatto con il pubblico avviene mediante bancone continuo, almeno una
parte di questo deve avere un piano di utilizzo al pubblico posto ad
un’altezza pari a 0,90 m. da calpestio. Apparecchiature automatiche di
qualsiasi genere ad uso del pubblico, poste all’interno o all’esterno di
unità immobiliari aperte al pubblico, devono, per posizione, altezza e
comandi, poter essere utilizzate da persona su sedia a ruote.
A tal fine valgono le indicazioni di cui allo schema del punto
8.1.5 per quanto applicabili.
PIANO DI UTILIZZO
DEGLI SPORTELLI PER IL PUBBLICO
SALA CONFERENZE/SPETTACOLO
4.5.4
Terminali degli impianti
Criteri progettuali (D.M. 236/89, 4.1.5)
Gli apparecchi elettrici, i quadri generali, le valvole e i
rubinetti di arresto delle varie utenze, i regolatori degli impianti di
riscaldamento e condizionamento, nonché i campanelli, pulsanti di comando e i
citofoni, devono essere, per tipo e posizione planimetrica ed altimetrica,
tali da permettere un uso agevole anche da parte della persona su sedia a
ruote; devono, inoltre, essere facilmente individuabili anche in condizioni
di scarsa visibilità ed essere protetti dal danneggiamento per urto.
Specifiche funzionali e dimensionali (D.M. 236/89, 8.1.5)
Gli apparecchi elettrici, i quadri generali, le valvole e i
rubinetti di arresto delle varie utenze, i regolatori di impianti di
riscaldamento e di condizionamento, i campanelli di allarme, il citofono,
devono essere posti ad una altezza compresa tra i 40 e i 140 cm.
SCHEMA DELLE
ALTEZZE CONSIGLIATE PER LA COLLOCAZIONE DI QUADRI, INTERRUTTORI E PRESE
Dispositivi tecnologici
I dispositivi tecnologici, quali bancomat, self-point, cash
dispenser, ecc., per essere accessibili ai disabili motori e sensoriali
devono avere essenzialmente:
- un’altezza utile delle apparecchiature compresa tra 90 cm.
(piano di appoggio con tastiera) e 120 cm. (fessura emissione banconote in un
bancomat per esempio) ed una sezione tale da garantire l’accostamento
frontale della sedia a ruote.
- lettere della tastiera anche in braille e kit con sintesi
vocale interno al dispositivo che confermi ed indichi le operazioni da
compiere.
|

Bancomat
accessibile alla sedia a ruote.
|

Totem
informativo accessibile.
|
|

Cash
dispenser di un ufficio postale.
|
4.6 Servizi igienici
Il D.P.R. 503/96:
Art. 8. Servizi igienici pubblici
Per i servizi igienici valgono le norme contenute ai punti 4.1.6
e 8.1.6 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.
Deve essere prevista l’accessibilità ad almeno un w.c. ed un lavabo per ogni
nucleo di servizi installato.
Criteri progettuali (D.M. 236/89, 4.1.6)
Nei servizi igienici devono essere garantite, con opportuni
accorgimenti spaziali, le manovre di una sedia a ruote necessarie per
l’utilizzazione degli apparecchi sanitari.
Deve essere garantito in particolare:
- lo spazio necessario per l’accostamento laterale
della sedia a ruote alla tazza e, ove presenti, al bidet, alla doccia, alla
vasca da bagno, al lavatoio alla lavatrice;
- lo spazio necessario per l’accostamento frontale
della sedia a ruote al lavabo, che deve essere del tipo a mensola;
- la dotazione di opportuni corrimano e di un
campanello di emergenza posto in prossimità della tazza e della vasca.
Si deve dare preferenza a rubinetti con manovra a leva e, ove
prevista, con l’erogazione dell’acqua calda regolabile mediante miscelatori
termostatici, e a porte scorrevoli o che aprono verso l’esterno.
Specifiche funzionali e dimensionali (D.M. 236/89, 8.1.6)
Per garantire la manovra e l’uso degli apparecchi anche alle
persone con impedita capacità motoria, deve essere previsto, in rapporto agli
spazi di manovra di cui al punto 8.0.2, l’accostamento laterale alla tazza
w.c., bidet, vasca, doccia, lavatrice e l’accostamento frontale al lavabo.
A tal fine devono essere rispettati i seguenti minimi
dimensionali:
- lo spazio necessario all’accostamento e al trasferimento
laterale dalla sedia a ruote alla tazza w.c. e al bidet, ove previsto, deve
essere minimo 100 cm. misurati dall’asse dell’apparecchio sanitario;
- lo spazio necessario all’accostamento laterale
della sedia a ruote alla vasca deve essere minimo di 140 cm. lungo la vasca
con profondità minima di 80 cm.;
- lo spazio necessario all’accostamento frontale
della sedia a ruote al lavabo deve essere minimo di 80 cm. misurati dal bordo
anteriore del lavabo.
Relativamente alle caratteristiche degli apparecchi sanitari
inoltre:
- i lavabi devono avere il piano superiore posto a
cm. 80 dal calpestio ed essere sempre senza colonna con sifone
preferibilmente del tipo accostato o incassato a parete;
- i w.c. e i bidet preferibilmente sono del tipo sospeso,
in particolare l’asse della tazza w.c. o del bidet deve essere posto ad una
distanza minima di cm. 40 dalla parete laterale, il bordo anteriore a cm.
75-80 dalla parete posteriore e il piano superiore a 45-50 cm. dal calpestio.
Qualora l’asse della tazza - w.c. o bidet sia distante più di 40
cm. dalla parete, si deve prevedere, a cm. 40 dall’asse dell’apparecchio
sanitario un maniglione o corrimano per consentire il trasferimento;
- la doccia deve essere a pavimento, dotata di sedile
ribaltabile e doccia a telefono.
Negli alloggi accessibili di edilizia residenziale sovvenzionata
di cui al capo II art. 3 deve inoltre essere prevista l’attrezzabilità con
maniglioni e corrimano orizzontali e/o verticali in vicinanza degli
apparecchi; il tipo e le caratteristiche dei maniglioni o corrimano devono
essere conformi alle specifiche esigenze riscontrabili successivamente
all’atto dell’assegnazione dell’alloggio e posti in opera in tale
occasione. Nei servizi igienici dei locali aperti al pubblico è necessario
prevedere e installare il corrimano in prossimità della tazza w.c., posto ad
altezza di cm. 80 dal calpestio, e di diametro cm. 3-4; se fissato a parete
deve essere posto a cm. 5 dalla stessa.
Nei casi di adeguamento è consentita la eliminazione del bidet e
la sostituzione della vasca con una doccia a pavimento al fine di ottenere
anche senza modifiche sostanziali del locale, uno spazio laterale di
accostamento alla tazza w.c. e di definire sufficienti spazi di manovra.
Negli alloggi di edilizia residenziale nei quali è previsto il
requisito della visitabilità, il servizio igienico si intende accessibile se
è consentito almeno il raggiungimento di una tazza w.c. e di un lavabo, da
parte di persona su sedia a ruote. Per raggiungimento dell’apparecchio
sanitario si intende la possibilità di arrivare sino alla diretta prossimità
di esso, anche senza l’accostamento laterale per la tazza w.c. e frontale per
il lavabo.
ASPETTI DIMENSIONALI RELATIVI AL LAVABO
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SCHEMI
PLANIMETRICI DI SERVIZI IGIENICI IN FUNZIONE DELLE MANOVRE CONSENTITE SU
SEDIA A RUOTE
Disegni tratti da: Regione
Lazio, Assessorato opere reti di servizi e mobilità, Circolare n.3773 del
31 ottobre 1995.
SCHEMI
PLANIMETRICI DI SERVIZI IGIENICI IN FUNZIONE DELLE MANOVRE CONSENTITE SU
SEDIA A RUOTE
Disegni tratti da: Regione
Lazio, Assessorato opere reti di servizi e mobilità, Circolare n.3773 del
31 ottobre 1995.
4.7 Raccordi con
la normativa antincendio
Il D.P.R. 503/96:
Art. 18. Raccordi con la normativa antincendio
1. Per i raccordi con la normativa antincendio, ferme restando le
disposizioni vigenti in materia di sistemi di via d’uscita, valgono le norme
stabilite al punto 4.6 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno
1989, n. 236.
Criteri progettuali (D.M. 236/89, 4.6)
Qualsiasi soluzione progettuale per garantire l’accessibilità o
la visitabilità deve comunque prevedere una adeguata distribuzione degli
ambienti e specifici accorgimenti tecnici per contenere i rischi di incendio
anche nei confronti di persone con ridotta o impedita capacità motoria o
sensoriale.
A tal fine dovrà essere preferita, ove tecnicamente possibile e
nel rispetto delle vigenti normative, la suddivisione dell’insieme edilizio in
“comportamenti antincendio” piuttosto che l’individuazione di “sistemi di via
d’uscita” costituiti da scale di sicurezza non utilizzabili dalle persone con
ridotta o impedita capacità motoria.
La suddivisione in compartimenti, che costituiscono “luogo sicuro
statico” così come definito dal D.M. 30 novembre 1983, recante “termini,
definizioni generali e simboli grafici di prevenzioni incendi” pubblicato su
G.U. n. 339 del 12.12.1983 deve essere effettuata in modo da prevedere
ambienti protetti opportunamente distribuiti ed in numero adeguato,
resistenti al fuoco e facilmente raggiungibili in modo autonomo da parte
delle persone disabili, ove attendere i soccorsi.
Poiché la normativa italiana riguardo alle segnalazioni luminose
o alle percezioni visive non fornisce approfondite indicazioni, viene di
seguito riportato l’art. 4.28.3 “Visual Alarms” dell’A.D.A.A.G. (Americans
with Disabilities Act Accessibility Guidelines):
I segnali di allarme visivi devono essere integrati nel sistema
di allarme complessivo dell’edificio. Vengono riportati alcuni requisiti
fotometrici e di localizzazione basilari:
1) la lampada dovrebbe essere di tipo “xenon strobe”
o equivalente;
2) il colore della luce emessa dovrebbe essere
nominalmente bianco;
3) la massima durata dell’impulso dovrebbe essere di
due decimi di secondo (0,2 sec) con un ciclo massimo del 40%. L’impulso viene
definito come l’intervallo di tempo tra il punto iniziale e finale del 10%
del massimo segnale;
4) l’intensità dovrebbe essere almeno di 75 candele;
5) la potenza del flash dovrebbe avere un valore
minimo di 1 Hz e massimo di 3 Hz;
6) la fonte luminosa dovrebbe essere collocata a 2030
mm. dal punto più alto del pavimento e 152 mm. sotto al soffitto;
7) per qualsiasi ambiente la sorgente luminosa
dovrebbe essere posizionata ogni 15 m, misurati sul piano orizzontale. In
ampi spazi, che eccedono i 30 m. di larghezza e senza ostacoli visivi, fino a
2 m. dal pavimento, come negli auditorium, le sorgenti dovrebbero essere
collocate nel perimetro, distanziate 30 m. l’una dall’altra;
8) nei corridoi in cui sono richiesti i sistemi di
allarme visivo le sorgenti dovrebbero essere collocate ogni 15 m;
9) in ambienti con soffitti molto alti possono essere
collocate lampade appese al soffitto con una intensità di almeno 1000
candele.
Altre considerazioni riguardano il fatto che sono da preferire
quelle luci che lampeggiano meno di 3-5 volte al secondo, piuttosto che
quelle che hanno dai 12 ai 15 cicli al secondo, poichÈ il lampeggiare molto
rapido può essere particolarmente pericoloso per le persone che soffrono di
alcune forme di epilessia.
COLLOCAZIONE DELLE VIE D'ESODO
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LUOGO SICURO
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Disegni tratti da: CCPT,
European manual for an accessible built environment,
IG-Nederland, Utrecht 1990, pag.78
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SCALE
D'EMERGENZA
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Dimensioni minime per le scale di emergenza, utilizzabili
anche da persone che necessitano di assistenza durante l'evacuazione
(persone su sedia a rotelle)

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PORTE D'EMERGENZA
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La
dimensione minima dell'apertura
dipende dal piano di evacuazione
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Esempio di maniglione a facile utilizzazione

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Disegni tratti da: CCPT,
European manual for an accessible built environment, IG-Nederland,
Utrecht 1990, pag.78.
COLLOCAZIONE
DELL'ALLARME VISIVO
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Consigliato

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Non consigliato

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Collocazione dei segnali luminosi
nei corridoi

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Collocazione dei segnali luminosi
negli ambienti
irregolari

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Disegni tratti da:
U.S. Architectural and Transportation
barriers Comliance Board, Bullettin
#2: Visual Alarms, Washington D.C. 1994.
4.8 Segnaletica
4.8.1 Normativa di riferimento
Il D.P.R. 503/96:
Art. l. Definizioni ed oggetto
1. Le norme del presente regolamento sono volte ad eliminare gli
impedimenti comunemente definiti “barriere architettoniche”.
2. Per barriere architettoniche si intendono:
(omissis)
c) la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che
permettono l’orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di
pericolo per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.
Art. 2. Contrassegni
1. Gli edifici, i mezzi di trasporto e le strutture costruite,
modificate o adeguate tenendo conto delle norme per l’eliminazione delle
barriere, devono recare in posizione agevolmente visibile il simbolo di
“accessibilità” secondo il modello di cui all’allegato A.
2. E' fatta salva la specifica simbologia dell’Organizzazione
internazionale della aviazione civile ove prescritta.
3. Il sistema di chiamata di cui all’art. 1 deve essere posto in
luogo accessibile e contrassegnato con il simbolo di “accessibilità
condizionata” secondo il modello di cui all’allegato B.
4. Uffici, sale per riunioni, conferenze o spettacoli, posti
telefonici pubblici ovvero apparecchiature quali ascensori e telefoni che
assicurano servizi di comunicazione per sordi, devono recare in posizione
agevolmente visibile il simbolo internazionale di accesso alla comunicazione
per le persone sorde di cui all’allegato C.
Art. 17. Segnaletica
Per la segnaletica valgono le norme stabilite al punto 4.3 del
decreto del Ministro dei lavori pubblici 14 giugno 1989, n. 236.
Il D.M. 236/89, al punto 4.3:
“Nelle unità immobiliari e negli spazi esterni accessibili devono
essere istallati, in posizioni tali da essere agevolmente visibili, cartelli
di indicazione che facilitino l’orientamento e la fruizione degli spazi
costruiti e che forniscano una adeguata informazione sull’esistenza degli
accorgimenti previsti per l’accessibilità di persone ad impedite o ridotte
capacità motorie; in tale caso i cartelli indicatori devono riportare anche
il simbolo internazionale di accessibilità di cui all’art. 2 del D.P.R. 27
aprile 1978 n. 384 (abrogato e sostituito dal più recente D.P.R. 503/96).
I numeri civici, le targhe e i contrassegni di altro tipo devono
essere facilmente leggibili.
Negli edifici aperti al pubblico deve essere predisposta una
adeguata segnaletica che indichi le attività principali ivi svolte ed i
percorsi necessari per raggiungerle.
Per i non vedenti è opportuno predisporre apparecchi fonici per
dette indicazioni, ovvero tabelle integrative con scritte in Braille.
Per facilitarne l’orientamento è necessario prevedere punti di
riferimento ben riconoscibili in quantità sufficiente ed in posizione
adeguata.
In generale, ogni situazione di pericolo deve essere resa
immediatamente avvertibile anche tramite accorgimenti e mezzi riferibili sia
alle percezioni acustiche che a quelle visive.
4.8.2 Principi generali
Per quanto riguarda l’accesso alle informazioni i problemi più complessi da
risolvere riguardano i disabili sensoriali (non vedenti/ipovedenti,
sordi/ipoudenti).
Le informazioni devono essere fornite attraverso diverse
modalità, affinché possano essere utilizzate anche da persone che presentano
un deficit sensoriale: in forma visiva, con caratteri, colore e contrasto
tali da consentire una lettura a distanza anche ad anziani ed ipovedenti, in
forma verbale, con messaggi acustici utili ai disabili visivi ed in forma
tattile, in caratteri braille ed a rilievo, su targhe che consentono una
esplorazione aptica ed una lettura con i polpastrelli (vedi “mappe tattili”).
Prendendo come riferimento teorico il lavoro che Paul Arthur e
Newton Frank Arthur hanno condotto nel 1988, emerge che i modi in cui
l’ambiente comunica se stesso prevede quattro tipi di informazioni base:
l’orientamento, la direzione, l’identificazione e l’informazione generale;
tali informazioni vengono percepite dai vari sensi dell’uomo e i più
sollecitati sono quello visivo, uditivo e tattile. Tuttavia nel ricevere le
informazioni gli individui possono riscontrare dei problemi di legibility
(messaggi che sono troppo difficili da recepire con i vari sensi e quindi da capire),
reliability (informazioni fornite in maniera errata, senza tener conto di
quando effettivamente l’utilizzatore avrà necessità di quella informazione),
readibility (parole e simboli che non sono familiari o che sono usati in
maniera confusa, ambigua o semplicemente senza alcuna regola di base) e
credibility (molti utilizzatori ignorano l’informazione perché
precedentemente, in situazioni simili, non hanno ottenuto indicazioni
corrette).
Le soluzioni offerte dalla “comunicazione ambientale” sono riferite
principalmente a due categorie di sistemi: convenzionali (grafica,
linguaggio, pittogrammi e simboli, colore, contrasto di luminanza,
illuminazione e abbagliamento, mappe, piante e assonometrie) e non
convenzionali (centri informativi con personale preposto a rispondere ai
diversi quesiti; sistemi visivi composti da: video con unità passive, unità
video interattive controllate dal computer, segnali luminosi; sistemi uditivi
composti da: telefoni, mappe con dispositivi acustici, video interattivi con sintesi
vocali; sistemi tattili: segnali tattili, mappe tattili, percorsi tattili).
Segnaletica orientativa (direzionale e informativa)
Tale segnaletica deve essere ben posizionata e facile da
comprendere anche da persone anziane o con ritardo nelle funzioni
intellettive. Si possono concentrare informazioni generali in appositi “Punti
informativi”, dove poter acquisire notizie sul luogo e sui servizi presenti.
In tali punti dovrebbe essere disposta una mappa tattile, o un modello
tridimensionale (si pensi ad un piazzale antistante una chiesa); mentre,
quando sono presidiati da personale, quest’ultimo deve essere formato e
sensibilizzato, per poter comunicare con persone non udenti o con difficoltà
nella parola.
SEGNALETICA ORIENTATIVA
|

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Punto informativo con operatore - Disegno tratto da: P.Arthur,
N.F.Arthur, Orientation and Wayfinding in Public Buildings, Public
Works Canada, Ottawa 1988, p.49
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Punto informativo con planimetria dei servizi presenti nel
luogo
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Punto informativo con planimetria tattile che fornisce anche
informazioni vocali sulle caratteristiche dei servizi presenti nel luogo
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Segnaletica
direzionale
Un buon sistema di segnaletica direzionale dovrebbe avere una
sequenza logica dal punto iniziale fino alla/e destinazione/i. L’informazione
dovrebbe essere ripetuta ogni qual volta ritenuto necessario, come nei cambi
di direzione. Può essere utile differenziare i messaggi con l’uso di colori
diversi e testi ben separati. Anche rappresentazioni schematiche e
pittogrammi devono essere intelligibili e chiari, per non generare confusione
e disorientamento.
SEGNALETICA DIREZIONALE
Collocazione della segnaletica nei corridoi
Collocazione della segnaletica in corrispondenza degli
ascensori - Disegno tratto da: P.Arthur, N.F.Arthur, Orientation and
Wayfinding in Public Buildings, Public Works Canada, Ottawa 1988, p.49
Esempi di segnaletica
direzionale a Barcellona
Segnaletica
identificativa
La funzione di tale tipo di segnaletica è quella di favorire una
identificazione del luogo in cui ci si trova e delle funzioni ivi svolte.
L’identificazione dei punti notevoli o di interesse deve già avvenire in fase
di progetto architettonico nella scelta dei colori, dei livelli di
illuminazione o dei materiali. Ma un corretto progetto di segnaletica deve
corroborare le informazioni già desumibili dal contesto architettonico e
consentire facilmente al soggetto di capire dove si trova. Si pensi a spazi
dove può essere complesso capire quale varco o porta sia l’ingresso
all’edificio, qual’è l’area di parcheggio della vettura, qual Ë il punto
informativo, etc. In particolar modo l’identificazione di strutture e servizi
accessibili deve avvenire con l’apposizione dei simboli internazionali di
“accessibilità”.
Occorre riflettere, però, sul fatto che, da un lato è necessario,
come sottolinea il legislatore, l’immediata riconoscibilità di un servizio
accessibile, dall’altro il simbolo stesso può risultare ridondante e creare
discriminazioni. Il buon senso e la sensibilità del progettista possono
essere un criterio di selezione, ma soprattutto una progettazione mirata,
nella direzione dell’universal design risolve ogni problema ed evita
l’apposizione di simboli che identificano servizi “dedicati”. Valga come
esempio la collocazione di alcune cassette postali, che si trovano sui
marciapiedi delle città, più basse, accanto ad altre poste a fianco più alte,
recanti il simbolo di accessibilità alle persone su sedia a ruote. In realtà
potrebbero essere collocate tutte le cassette ad una altezza inferiore ed
evitare il simbolo su quelle dedicate, poiché la buca delle lettere più in
basso favorisce tutti, bambini, anziani e cosiddetti “normodotati”. Lo stesso
può dirsi per i telefoni, per i bagni e per ogni servizio ed oggetto, che, se
reso fruibile per tutti non necessita di essere identificato come oggetto
speciale.
Informazione generale
Fornisce tutte quelle indicazioni non direttamente connesse con
la segnaletica sopra descritta; è ad esempio costituita dalla segnaletica di
sicurezza, che indica le vie d’esodo.
SEGNALETICA IDENTIFICATIVA
|

Disposizione
della segnaletica identificativa
Disegno tratto da: P.Arthur, N.F.Arthur, Orientation and Wayfinding
in Public Buildings, Public Works Canada, Ottawa 1988, p.49
|

Esempio
di pannello identificativo a Bologna
|
Il D.P.R. 503/96
all’art. 2 - Contrassegni - individua alcuni simboli per indicare
l’accessibilità di un luogo.
In particolar modo viene fatto presente che: “... gli edifici, i
mezzi di trasporto e le strutture costruite, modificate o adeguate tenendo
conto delle norme per l’eliminazione delle barriere, devono recare in
posizione agevolmente visibile il simbolo di “accessibilità” secondo il
modello di cui all’allegato A...”.
Il comma 4 dello stesso articolo recita: “... uffici, sale per
riunioni, conferenze o spettacoli, posti telefonici pubblici ovvero apparecchiature
quali ascensori e telefoni che assicurano servizi di comunicazione per sordi,
devono recare in posizione agevolmente visibile il simbolo internazionale di
accesso alla comunicazione per le persone sorde di cui all’allegato C...”.
Viene inoltre introdotto il simbolo internazionale di
accessibilità alle persone ipovedenti e non vedenti, che, benché non sia
indicato nella normativa, viene utilizzato in alcuni paesi della Comunità
europea.
SIMBOLI DI ACCESSIBILITA'
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Allegato
A - Accessibilità,
simbolo con figura e
bordo
bianco su sfondo
azzurro
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Allegato
C - Accesso alla comunicazione, simbolo con figura
e bordo bianco su fondo azzurro
|

Simbolo
internazionale di accessibilità alle persone ipovedenti e non vedenti,
simbolo con figura e bordo bianco su fondo azzurro
|
4.8.4 Specifiche funzionali e dimensionali della segnaletica
Posizione e altezza di montaggio
La segnaletica posizionata troppo in alto o distante dal punto di
visione può creare problemi di lettura, per anziani o persone su sedia a
ruote, che hanno un punto di vista più basso. Bisogna, inoltre evitare di
porre messaggi segnaletici dietro superfici vetrate, per evitare il riflesso.
Altre considerazioni devono essere fatte sui supporti, che, se
non opportunamente segnalati con traverse ad altezza di 25-30 cm., possono
costituire un ostacolo pericoloso per i disabili visivi.
Dove è prevista una identificazione permanente degli spazi, la
segnaletica dovrebbe essere collocata nella posizione più vicina al punto
interessato.
Distanza di lettura
Nei pannelli segnaletici l’altezza dei caratteri deve essere
proporzionata alla distanza di lettura caratteristica di ogni particolare
situazione.
L’altezza media dell’occhio di un adulto in piedi è di circa 1,60
m. da terra, mentre di una persona su sedia a ruote è di circa 1,25 m. da terra.
Per segnali che presentano una sola linea di testo una
accettabile proporzione tra l’altezza del pannello e quello dei caratteri
collocati su di esso è di 2:1.
Proporzione del carattere
Lettere e numeri nella segnaletica dovrebbero aver una proporzione
tra l’altezza e la larghezza del carattere tra 3:5 e 1:1 e una proporzione
tra altezza e larghezza del tratto tra 1:5 e 1:10.
Lettering molto grandi sono utili solo per distanze molto lunghe.
Viene suggerita una proporzione di 2,5:300 tra la dimensione della lettera e
la distanza di lettura.
Altezza del carattere
Una altezza del carattere di 15 mm. può essere usato per persone
con una vista normale, mentre per le persone ipovedenti è consigliata una
dimensione minima di 25 mm.
Le lettere minuscole sono più facili da leggere di quelle
maiuscole e dovrebbero essere usate come in una didascalia, con parole molto
corte evitando le abbreviazioni.
Non vi è molta differenza nella lettura tra caratteri normali e
in grassetto. Le parole dovrebbero essere spaziate nel modo consueto. Parole
brevi sono facili da capire e da ricordare. Abbreviazioni, parole straniere e
parole molto lunghe dovrebbero essere evitate.
Le linee dovrebbero essere adeguatamente spaziate e il testo
dovrebbe essere giustificato a sinistra.
Colori
In un sistema direzionale i colori possono essere usati per
identificare gli spazi e le funzioni svolte, per segnalare i percorsi
pedonali e per indicare porte, ascensori e servizi igienici. Possono anche
essere usati per accentuare alcuni servizi connessi alla sicurezza, come i
bottoni d’allarme e le vie d’esodo. Per esigenze connesse alla segnaletica
direzionale devono essere usati colori che risultino nel contesto chiari e
ben evidenti. I colori generalmente utilizzati sono il bianco, il nero, il
giallo, il rosso, il blu e il verde. Per gli ipovedenti sono sconsigliati i
seguenti abbinamenti: rosso-verde e giallo-blu. Un effetto “negativo” tra
lettera e sfondo, come il bianco sul nero o il bianco sul blu, fornisce un
contrasto ottimale (meno utile per un testo continuo). L’occhio è
particolarmente sensibile ai colori saturi nello spettro del giallo. Pertanto
tali colori possono essere efficacemente utilizzati per la segnaletica
direzionale e di sicurezza.
Attenzione deve, invece, essere prestata nell’uso dei materiali
fluorescenti perché mutano il normale contrasto cromatico.
USO DEL COLORE
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Informazioni
cromatiche attraverso elementi di distinzione tra parete, pavimento,
soffitto e porte
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Uso
del colore per evidenziare le direzioni e i percorsi
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Differenziazione
dei colori delle porte, delle pareti e dei pavimenti
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Disegno
tratto da: E.Monzeglio, Abitare da vecchi. Casa: problemi per tutti,
in: "Paesaggio Urbano", n.2/95, p.20.
Contrasto tra
caratteri e sfondo
Tra i caratteri usati nella segnaletica e lo sfondo ci dovrebbe
essere un buon contrasto cromatico. Per facilitare gli ipovedenti dovrebbero
essere usati colori scuri su fondo chiaro. Possono essere suggerite le
seguenti combinazioni di colori in ordine di preferenza:
- nero su bianco;
- bianco su blu;
- verde su bianco;
- blu su bianco;
- nero su giallo;
- rosso su giallo;
- rosso su bianco.
Un testo continuo bianco su fondo nero risulta difficile da
leggere. Per corte legende con un carattere di corpo superiore a 30, lettere
di colore bianco su base colorata risultano facilmente leggibili dalla
maggior parte delle persone. Nero su giallo e verde su bianco, invece, sono
combinazioni soddisfacenti per letture a grande distanza.
Illuminazione
L’illuminazione dovrebbe essere progettata evitando passaggi
bruschi da spazi molto luminosi ad ambienti bui, cercando piuttosto una
continuità ed una illuminazione direzionale uniformemente distribuita. Le
installazioni dei corpi illuminanti, così come la posizione di superfici
vetrate, che lasciano passare la luce naturale, devono essere progettate
tenendo conto della posizione dell’osservatore e della direzione in cui
guarda per percepire gli oggetti, per leggere le scritte, per utilizzare
impianti, etc. In particolare modo si deve prestare attenzione, affinché la
luce non crei abbagliamento o fastidiose riflessioni. Tali fenomeni possono
essere anche molto nocivi per i non udenti, che utilizzano la lettura delle
labbra per ricevere informazioni verbali, soprattutto nei banchi
informazioni, negli sportelli e in tutti quei punti in cui vi è un contatto
tra operatore e pubblico, perché rendono disagevole la lettura labiale.
I punti notevoli e di accesso agli ambienti dovrebbero essere
meglio illuminati rispetto all’intorno, poiché la differenza di intensità
luminosa favorisce l’orientamento, al di là della segnaletica grafica.
Anche la segnaletica direzionale, per essere più facilmente
percepita, deve essere bene illuminata.
4.8.5 Segnaletica
e mappe tattili
Per quanto riguarda la segnaletica tattile ad uso dei disabili visivi
si fa riferimento alla norma UNI 8207, che contiene informazioni riguardo
all’altezza del carattere braille, delle lettere in rilievo, dei simboli
usati nelle mappe tattili etc.
La segnaletica e le mappe tattili sono rappresentazioni
schematiche a rilievo di luoghi, complete di legenda in caratteri Braille e
“large print”, con caratteristiche particolari tali da poter essere esplorate
con il senso tattile delle mani o percepite visivamente. Le mappe devono
essere integrate al percorso tattile, disposte su appositi leggii (con la
superficie di lettura inclinata di 30° rispetto al piano orizzontale), o
collocate a parete ad un’altezza di circa 1,40 metri e devono segnalare la
presenza dei servizi e dei luoghi raggiunti dal percorso tattile stesso. è
anche utile una legenda con indicazione della simbologia adottata.
Molti disabili visivi non sono in grado di leggere il braille,
soprattutto coloro che si trovano in tale situazione di disagio da poco
tempo, o sono diventati non vedenti in età tardiva. Per tale motivo sono da
preferire lettere e figure tattili in rilievo. Tali indicazioni sono così
perfettamente consultabili anche dai normovedenti.
La percezione di qualsiasi segno tattile avviene mediamente i
polpastrelli, pertanto, la distanza tra linee di testo o simboli in generale
deve essere pari ad almeno 5 mm. e l’altezza delle scritte a rilievo compresa
tra 0,9 e 1,3 mm. Tutte le caratteristiche dimensionali delle lettere, delle
spaziature e dei rilievi devono essere attentamente studiate; il carattere
tipografico consigliato è “sans serif” preferibilmente maiuscolo tipo
“Helvetica”. Caratteri a rilievo e mappe tattili debbono impiegare adeguati
accostamenti di colori e di luminanze.
Considerata la complessità delle valutazioni tattili da
effettuare sulle mappe, è indispensabile che le stesse vengano realizzate in
collaborazione con esperti tiflologi, dotati di specifica competenza in
materia.
SEGNALETICA E MAPPE TATTILI
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Punto
informativo dotato di mappa tattile

Esplorazione
aptica delle lettere in Braille
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Lettura
da parte di un ipovedente
delle lettere in "Large print"
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4.9 Spazi
organizzati con accorgimenti a favore dei non udenti
4.9.1 Principi generali
Il
problema che una persona non udente riscontra nel relazionarsi con l’ambiente
circostante è costituito dalla impossibilità di ricevere con il canale
uditivo le informazioni in esso presenti.
Per un sordo la comunicazione avviene principalmente attraverso
il canale visivo, pertanto, una porta, una superficie opaca, il buio di un
ambiente o semplicemente il voltare le spalle all’interlocutore impediscono
di ricevere un’informazione o un messaggio. Tuttavia il disabile uditivo, pur
non avendo una percezione visiva superiore alla media, sviluppa una
particolare capacità ad analizzare e selezionare le informazioni visive.
Poiché l’handicap creato dalla sordità è di tipo invisibile si è
portati a pensare che tali individui non abbiano particolari problemi a
vivere gli ambienti, cosa che non risponde affatto al vero, perchè il disagio
che può essere causato dalla non comprensione di quanto accade nell’ambiente
in cui ci si trova è assolutamente equiparabile a quello dei disabili visivi,
che hanno una limitazione sensoriale più facilmente riconoscibile.
4.9.2 Criteri Progettuali
Per favorire la ricezione delle informazioni da parte di persone
non udenti/ipoudenti, bisogna prendere in considerazione alcuni importanti
fattori nella progettazione degli spazi e della segnaletica:
- la trasformazione delle informazioni sonore in
informazioni visive;
- la moltiplicazione delle possibilità di informazione
e di comunicazione grazie all’allargamento del campo visivo;
- la creazione di uno specifico sistema di
informazioni visive attraverso l’installazione di particolari dispositivi;
- più in generale, la creazione di ambienti
confortevoli dal punto di vista funzionale e psicologico.
Le soluzioni che possono essere adottate per rendere un ambiente
fruibile ai disabili uditivi sono, quindi, distinguibili in: soluzioni di
tipo architettonico (attraverso una particolare organizzazione degli spazi);
soluzioni di tipo tecnologico (attraverso l’uso di particolari dispositivi
che possono o meno richiedere una modifica dell’ambiente in cui vengono
collocati).
4.9.3 Soluzioni di
tipo architettonico
Spazio urbano
Nello spazio urbano molte informazioni sono veicolate dai suoni,
che in alcuni casi avvertono il pedone su particolari situazioni di pericolo
(come il suono del clacson o il rumore di un autoveicolo che sopraggiunge
negli attraversamenti), pertanto, ai fini dell’accessibilità, è necessario organizzare
gli spazi in modo che i non udenti ricevano visivamente tutte quelle
informazioni che vengono generalmente ricevute attraverso il senso uditivo.
Una efficace soluzione si ottiene allargando la portata del campo visivo,
eliminando quegli oggetti che costituiscono ostacolo alla visione e molto
spesso alla mobilità di altri pedoni (come la casuale disposizione dei
pannelli pubblicitari, che creano mascheramento visivo). Ha grande importanza
anche la realizzazione di un efficace sistema di segnaletica direzionale,
che, attraverso l’uso di colori, simboli e testi, faciliti l’orientamento
anche di coloro che hanno difficoltà cognitive.
Edifici pubblici
Il primo spazio ad essere visitato all’interno di un edificio è
costituito dall’ingresso, dove si richiede di allargare il campo visivo del
visitatore attraverso l’eliminazione di tutti quegli elementi che possono
costituire ostacolo ad una visione globale dell’ambiente o che non consentono
una efficace percezione della segnaletica direzionale (a messaggio fisso o
variabile) e l’individuazione di un punto informativo. In quest’ultimo caso,
se Ë presente del personale preposto a rilasciare informazioni, è opportuno
che lo spazio in cui avviene lo scambio di informazioni tra operatore e non
udente presenti un sistema di illuminazione tale da illuminare i volti dei
due interlocutori, senza lasciare zone d’ombra che possano disturbare la
lettura labiale (lettura del movimento della bocca mentre l’altro
interlocutore scandisce le parole) o gestuale. La parete alle spalle
dell’operatore non deve presentare finestre (per evitare il fenomeno
dell’abbagliamento o l’effetto silhouette), oppure disegni o trame tali da
rendere difficoltosa la concentrazione del non udente sul viso e/o sul corpo
del suo interlocutore. Allo stesso modo dovrebbe essere evitata una barriera
divisoria in materiale trasparente, sulla quale si può verificare il
fastidioso fenomeno del riflesso, rendendo difficoltosa la lettura
labiale-gestuale. E' opportuno che l’operatore porga al disabile uditivo un
block notes per eventuali comunicazioni scritte.
Le considerazioni relative alle caratteristiche di un punto
informativo sono estensibili a tutti gli “sportelli” aperti al pubblico
presenti negli uffici. Anche negli sportelli con operazioni di cassa o dove
vi sia un sistema elimina-code i messaggi devono essere allo stesso tempo
visivi ed uditivi.
Per favorire la mobilità in sicurezza di soggetti con problemi di
udito, può essere opportuno collocare degli specchi alla fine delle scale,
negli angoli dei corridoi e all’uscita degli ascensori, così da ricevere
attraverso il canale visivo quelle informazioni sonore, che talora avvertono
della presenza di un pericolo, di persone con oggetti trasportati, per
esempio, che possono trasformarsi in corpi contundenti.
Negli ascensori è opportuno installare dei dispositivi che
forniscono un segnale visivo in caso di arresto o pericolo.
Per quanto riguarda i messaggi informativi sonori è opportuno che
vengano previsti dei display in cui venga replicata l’informazione. Questo
vale soprattutto per gli allarmi che scattano in situazioni di pericolo, dove
l’allarme acustico deve essere replicato con delle segnalazioni luminose (si
veda al proposito il paragrafo 4.7 “Raccordi con la normativa antincendio”).
CONTROLLO VISIVO DELL'INGRESSO
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INGRESSO
ARRETRATO RISPETTO ALLA FACCIATA
LEGENDA
1 ingresso
2 abitazione
3 interfono
4 suoneria flash
5 finestra
6 persiane
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INGRESSO
CON BOW-WINDOW AGGETTANTE
LEGENDA
1 ingresso
2 abitazione
3 interfono
4 suoneria flash
5 bow-window
6 occlusione mobile regolabile
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INGRESSO
CON GIARDINO
LEGENDA
1 percorso pedonale
2 abitazione
3 campanello
4 suoneria flash
5 finestra
6 persiane
7 occlusione mobile regolabile
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Ridisegnato da:
M.Renard, Surdité et Habitat, s.l., S.a, pp. 18-20
CONTROLLO VISIVO
DELL'EDIFICIO
Uno specchio ben posizionato consente ad un audioleso di
allargare il campo visivo nell'abitazione, collegando visivamente la cucina
alla zona pranzo e al soggiorno
Il mezzanino consente
di comunicare visivamente da un livello all'altro dell'abitazione, mentre
l'uso delle porte vetrate aumenta il controllo dell'ambiente e consente di
"vedere" chi entra o passa per i diversi locali - Ridisegnato da:
Service Technique de l'Urbanisme, Les sourds et malentendants dans la ville,
Les Editions du STU, Paris 1991, pp. 3-4
CONTROLLO VISIVO DELL'EDIFICIO
ABITAZIONE
UNIFAMILIARE: comunicazione visiva tra la cucina, la zona pranzo, la sala e
l'ingresso
ABITAZIONE
COLLETTIVA: controllo visivo della cucina, della galleria, dell'entrata e del
soggiorno - Disegni tratti da: L.P.Grosbois, Handicap Physique er
Construction, editions du Moniteur, Paris 1993, pp.39
Una cattiva
illuminazione può provocare abbagliamento, delle ombre dei visi degli
interlocutori, o l'effetto silhouette - Ridisegnato da: T.Palfreyman, Designing
for Accessibility, Centre for Accessible Environments, London 1993, p. 23
4.9.4 Soluzioni di
tipo tecnologico che prevedono apposite installazioni
Si
possono realizzare anche alcune soluzioni tecnologiche a favore dei
sordastri, ossia di coloro che hanno un minimo residuo uditivo, mediante
particolari miglioramenti della qualità del suono ed amplificazione dello
stesso.
Per ottenere un suono migliore si può agire su tre componenti
fondamentali:
a) l’input (per esempio il microfono);
b) la trasmissione all’ascoltatore;
c) l’apparecchio radioricevente.
E' fondamentale che ci sia un buon segnale di input nel sistema.
Il sordastro necessita di una maggiore differenza tra il segnale desiderato e
quello indesiderato (come il rumore di fondo) rispetto a un ascoltatore
normodotato, ( circa 20 decibel). Il rumore indesiderato include il fenomeno
del riverbero (come l’eco), il rumore del pubblico (il fruscio, i colpi di
tosse), il rumore dell’ambiente (come il suono emesso dall’aria condizionata
o dal sistema di riscaldamento). Ci possono anche essere interferenze di
natura magnetica o derivanti dal sistema di illuminazione.
Il microfono
Idealmente la posizione del microfono dovrebbe essere posta a
poca distanza dalla sorgente nel caso di una emissione vocale. Nel caso di
sorgenti miste (cantante e orchestra) è essenziale un bilanciamento delle
stesse. In alcune situazioni sono usati microfoni super-direzionali,
denominati rifle mikes; tuttavia essi non sono universalmente accettati e
dovrebbero essere usati con grande attenzione. I microfoni radio hanno
l’inconveniente di captare anche altri suoni indesiderati, oltre alla voce di
chi parla.
Inoltre non devono essere né di ostacolo né, in certe condizioni,
troppo evidenti. In molte sale e teatri la posizione del microfono deve
cambiare con ciascuna disposizione dell’arredamento e forma
dell’allestimento. Non è sempre una buona idea usare lo stesso sound desk per
i microfoni del sistema “loop” e per il resto del sistema trasmittente,
poiché il livello dell’amplificatore tende ad interferire.
Nelle situazioni in cui la persona che parla è in movimento, e si
trova in alcuni punti lontana dal microfono, il livello dell’acustica può
essere mantenuto con espedienti come compressori o A.V.C. (aumento automatico
del controllo), tuttavia anche il rumore di fondo in queste situazioni
aumenta con la sonorità del segnale. E' buona norma chiedere ad un
ascoltatore menomato nel senso dell’udito di accertare la qualità del segnale
prima che venga utilizzato un qualsiasi sistema di trasmissione.
La trasmissione
Vengono usati tre sistemi di trasmissione: l’Induction loop,
l’infrarosso, il sistema radio. I due più comunemente usati, però, sono i
primi due.
Il Radio Frequency System
La radiazione della frequenza radio è modulata con un segnale
proveniente dal microfono simile alla radio. Un ricevitore personale
raccoglie il segnale, demodula la frequenza radio e la converte in segnale
audio.
Vantaggi: non vengono richiesti cavi ad eccezione
di quello dal microfono al trasmettitore. E' possibile fornire una buona
riproduzione del suono se il suono emesso dal trasduttore non interferisce
con le persone sedute vicino.
Svantaggi: il sistema in molti tipi di
installazioni tende ad avere delle interferenze. Uno speciale ricevitore deve
essere richiesto alla direzione del locale in cui ci si trova e deve essere
restituito all’uscita, con costi molto elevati se smarrito.
L’Infrared
Radiators System
Il sistema ad infrarosso (I.R.) irradia una luce invisibile e
come il sistema radio è modulato in maniera tale che le altre sorgenti
infrarosse, come le luci, non interferiscano.
Le radiazioni sono ricevute da un ricevitore personale,
demodulate e convertite in audio.
Vantaggi: vi è una buona riproduzione del
suono se vengono usati degli “stetoscopi”. Non vengono richiesti dei cavi
nella sala in cui viene utilizzato; non è propenso all’interferenza; può
essere limitato in una zona ristretta.
Svantaggi: gli “stetoscopi” generalmente non
hanno un suono abbastanza alto per la maggior parte degli ascoltatori
sordastri; quando sono tenuti eccessivamente lontani dall’orecchio il segnale
è udibile anche dalle persone sedute vicino. Per tale motivo deve essere
usato un adattatore per connettere magneticamente il segnale all’ausilio
acustico dell’ascoltatore, attraverso un sistema a “T” d’accensione. Il
modello della radiazione è completamente differente dal “loop system” ed è
suscettibile di interferenze con lo stesso; l’apparecchio dell’ascoltatore
deve essere esposto alla radiazione per tutto il tempo; le batterie devono
essere tenute cariche; gli spazi eccessivamente grandi non vengono “coperti”
per intero dal sistema; mentre i ricevitori devono essere richiesti e poi
restituiti (operazione che la maggior parte dei menomati nel senso dell’udito
non vuole compiere). Bisogna prestare attenzione anche alla scelta delle
finiture interne, in maniera da assicurare che l’I.R. non sia assorbito dalle
pareti e dal soffitto.
Audio Frequency Induction Loop System
In questo sistema il segnale da un microfono passa ad un potente
amplificatore, che a sua volta invia corrente attraverso un filo disposto nel
perimetro della sala, generando un campo magnetico che varia con il segnale
di input. L’ausilio auricolare ha un dispositivo per raccogliere tale campo
magnetico (segnato “T”) e convertirlo in suono, sostituendo quello che
sarebbe stato ricevuto dal microfono interno all’ausilio auricolare.
Vantaggi: ad eccezione delle persone con forme di
sordità ridotta, gli altri sordastri possiedono un ricevitore nel loro
ausilio acustico. Conseguentemente, non devono avvertire nessuno del fatto
che abbiano una forma di disabilità, andando per esempio a chiedere un
ricevitore. L’apparecchio acustico è un ricevitore sintonizzato sulla
quantità di udito persa dall’ascoltatore e viene portato senza causare
fastidio. La tecnologia usata dall’induction loop è familiare ai tecnici
poiché è simile a quella utilizzata per far funzionare gli altoparlanti. Il
ricevitore non necessita di un caricatore di batterie poiché gli ascoltatori
portano le proprie sempre con loro. L’Induction loop è un sistema semplice da
utilizzare sia per i reception desk che per le aree di colloquio.
Svantaggi: il campo magnetico può debordare in
altre aree. Questo significa che ci sono rischi di intercettazione, da parte
di altre persone che usano lo stesso sistema ricevente, dei messaggi
confidenziali. Può interferire con televisioni a circuito chiuso e necessita
di una speciale sistemazione attorno alla sala. E' suscettibile nelle costruzioni
che assorbono il campo magnetico, impedendo così la trasmissione.
In Inghilterra è stato sviluppato un BSI Code of Practice per
assicurare che il “loop” funzioni a dovere. E' molto importante che il campo
magnetico generato abbia la forza specificata nel BS 6084 Part 4 (che è anche
uno standard internazionale). Gli apparecchi acustici sono progettati per
funzionare in maniera corretta con questa forza di campo, se invece essa è
ridotta l’intera idea di base viene annullata.
Sia il sistema dell’induction loop che il sistema ad infrarosso
sono eccellenti nelle vecchie abitazioni; tuttavia l’induction loop è
probabilmente meno costoso e più facile da mantenere. Questi sistemi sono
paragonabili ad un altoparlante e rendono molto più semplice per gli
ascoltatori sentire la radio o la televisione; inoltre consentono di regolare
la sonorità rispetto al proprio apparecchio acustico o ricevente. Quando
attivato sul “T” l’apparecchio acustico non può però raccogliere il suono del
campanello della porta o del telefono a meno che non abbia un innesto segnato
”MT”.
4.9.5 Dispositivi
tecnologici che non richiedono apposite installazioni
Comunicazioni
telefoniche
L’apparecchiatura per la comunicazione telefonica può essere
suddivisa in tre categorie:
- ascolto del telefono;
- tastiera di comunicazione;
- individuazione dello squillo del telefono.
Ascolto del telefono
Ci sono diversi adattamenti che consentono ad un ipoudente di
ascoltare in maniera più chiara il telefono. Tali accorgimenti sono
generalmente costituiti da amplificatori o inductive couplers: gli
amplificatori rendono il suono più alto e possono essere usati dai sordastri
che non hanno un ausilio acustico o tolgono il loro apparecchio acustico per
parlare al telefono; le inductive couplers possono essere usate solo da
coloro che utilizzano ausili forniti del dispositivo a “T”. Entrambi i
sistemi sono disponibili in un limitato numero di telefoni del B.T., o come
una versione di telefono portatile distribuito da compagnie commerciali. E'
anche possibile avere un elemento extra, adattabile ad alcuni telefoni. In
Inghilterra tutti i telefoni pubblici a pagamento e i telefoni di emergenza
sulle strade sono forniti di inductive couplers.
Tastiera di comunicazione
Le persone profondamente sorde non sono in grado di usare né gli
amplificatori né gli inductive couplers ma possono usare alcuni tipi di
tastiere elettroniche e schermi visivi. Si stanno avendo molto rapidamente
degli sviluppi in questo campo, perciò non è possibile essere abbastanza
specifici per quanto riguarda questo settore a causa del continuo
aggiornamento tecnologico. Comunque vi è una scelta tra due o tre tipi di
sistemi di “scrittura sul telefono”. A seconda dell’apparecchio a
disposizione, si è in grado di comunicare sia con altre persone non udenti
(con apparecchi simili), che con persone normoudenti (che hanno a
disposizione un telefono convenzionale). Con alcuni elementi aggiuntivi è
anche possibile fare uso di alcuni servizi denominati di Mailbox, che consentono
di lasciare messaggi in apposite caselle; questi messaggi possono essere
letti in seguito dalle persone a cui sono inviati.
Individuazione dello squillo del telefono
Sia che venga usato un telefono convenzionale munito di un
amplificatore o di un inductive coupler, che una tastiera elettronica per
comunicazione telefonica, si ha il problema nel sentire o capire che il
telefono squilla. Ci sono diverse soluzioni tecniche per risolvere questo
problema. Alcune di queste prevedono l’amplificazione del suono attraverso
estensioni del sistema di squillo o speciali innesti che squillano (per i
telefoni e le principali prese). Alcune persone sono in grado di utilizzare
un ordinario innesto nell’interfono dei bambini. Per le persone
profondamente sorde si utilizza un sistema con una luce che lampeggia, che
può essere portatile o collegata con i principali circuiti. Sistemi vibranti
sono disponibili per l’uso notturno.
Orologi con allarme
Orologi con allarmi speciali sono disponibili per non udenti ed ipoudenti
che trovano le suonerie degli orologi convenzionali inefficienti. Questi
orologi sono adattati o con una luce lampeggiante, o con una membrana
vibrante che è posizionata sotto il cuscino o il materasso. Alcuni orologi
hanno anche una lampada di lettura interna e possono funzionare a batteria.
Se si possiede già un orologio ordinario, è possibile utilizzarlo sia con una
luce lampeggiante che con una membrana che vibra.
Allarme per i bambini
I genitori con problemi di udito spesso non sono in grado di
utilizzare sistemi convenzionali di interfono per comunicare con i figli.
Tuttavia, ci sono un discreto numero di espedienti di attivazione del suono
con luci lampeggianti o membrane che vibrano, che avvertono i genitori del
pianto del loro bambino.
Campanelli delle porte
Gli espedienti per avvertire le persone non udenti o ipoudenti
del suono del campanello della porta sono di due tipi:
- estensioni del suono del campanello;
- indicatori visuali o vibranti;
Estensioni del suono del campanello
Se la perdita di udito non è eccessiva, si possono considerare una serie di
espedienti come un campanello dal suono più alto, oppure campanelli
aggiuntivi disposti nell’abitazione;
Indicatori visuali o vibranti
Per persone profondamente sorde e per coloro che non possono
sentire le estensioni del campanello, ci sono degli indicatori visivi o
vibranti. Gli indicatori visuali, nella forma di luci lampeggianti, possono
essere portatili (e quindi portati in giro per la casa), oppure allocati nei
principali circuiti con estensioni delle luci se necessario. Gli indicatori
con vibrazioni sono particolarmente buoni per l’uso nella notte o per persone
non vedenti e non udenti, ma la scelta è ristretta a poche opzioni.
Allarmi d’incendio e rivelatori di fumo
Allarmi d’incendio
Non ci sono allarmi d’incendio appositamente progettati per le
persone non udenti, ma quelli convenzionali possono essere adottati per
fornire un segnale visuale o vibratile quando attivati.
Attenzione: bisogna ricordare che nell’eventualità di un incendio
la corrente elettrica può mancare, e i sistemi di allarme che usano la
corrente possono non funzionare quando è richiesto.
Rilevatori di fumo
Attualmente anche nelle abitazioni private sono piuttosto diffusi
i rilevatori di fumo, per segnalare la presenza di un incendio. I rilevatori
convenzionali emettono un suono che potrebbe non essere recepito, per cui le
persone non udenti necessitano di adottare un rilevatore di fumo personale,
costituiti per esempio, da un lungo comando più una luce lampeggiante e/o una
membrana vibratile da posizionare sotto il cuscino di notte.
Attivazione degli indicatori visuali e vibratili
Gli indicatori visuali e vibratili rispondono ad un grande raggio
di suoni come lo squillare del telefono o del campanello della porta, il
pianto di un bambino, la sveglia di un orologio ordinario, un allarme
d’incendio, etc. Tali indicatori generalmente funzionano attraverso
l’indicazione di un microfono che raccoglie il suono e attiva la luce lampeggiante
o la membrana vibratile. La sensibilità del microfono può essere regolata in
maniera tale che solo il suono richiesto possa attivare il flash o la
vibrazione. Possono funzionare con la batteria. Esiste anche un meccanismo a
vibrazione indossato sul polso, ma esso deve essere usato con una unità
body-worn, e nella maggior parte dei casi con un sistema “loop”.
4.10 Impiego delle
nuove tecnologie negli spazi interni
La “casa a voce”
Le nuove tecnologie integrate agli edifici stanno progressivamente
modificando le possibilità di uso degli spazi interni. Gli impianti si
moltiplicano negli spazi interni, ma sono auto-regolati, programmabili, sono
“integrati”, in modo da rispondere in maniera coordinata ad un comando
semplice che può essere dato a distanza. La domotica, per esempio, si sta
sviluppando in varie direzioni, facendo convergere all’interno dell’alloggio
prodotti dell’elettronica e dell’informatica secondo diverse filosofie
dell’abitare e conseguendo obiettivi diversi.
Ma la tecnologia, che sta portando un obiettivo miglioramento
della qualità della vita di tutti, può aprire prospettive di autonomia
estremamente significative per i disabili. La possibilità di comandare “a
voce”, grazie ad un sistema di telecontrollo e gestione dell’ambiente,
dispositivi elettrici (come luci, elettrodomestici, ma anche porte, finestre
ed altri elementi, dotati di attuatori, che trasformano in movimento
l’impulso elettrico), puÚ essere di grande aiuto per persone, che hanno
problemi motori gravi.
Semplicemente impartendo un comando vocale, come “apri la porta”,
“cambia canale al televisore”, “apri la tapparella”, “rispondi al telefono”,
“apri il rubinetto”, etc., con un radio-microfono collegato ad un PC, che
interagisce con la rete dei dispositivi installati, si può controllare
facilmente l’intero ambiente.
Il sistema di telecontrollo vocale può essere utilmente impiegato
negli ospedali, nelle camere di degenza per traumatizzati, ma anche degli
edifici pubblici, integrando a pulsanti ed interruttori dei ricevitori, che
consentono di impartire il comando “speaker independent”.
LA "CASA A VOCE"
La "Casa a
voce" è un progetto della U.I.L.D.M. Sezione Laziale. - Il
sistema di gestione vocale "DAEMOND" è della Infoservice
S.r.l. [www.infos.it]
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