La classificazione ICIDH del
1980 si basava su un modello sequenziale di base che distingueva fra
menomazione, disabilità ed handicap, causata da un malattia.
La menomazione veniva
definita come “qualsiasi perdita o anormalità a carico di una struttura o di
una funzione psicologica, fisiologica o anatomica”. Se il danno è causa di una
limitazione o la perdita di una o più capacità funzionali tali da modificare
negativamente l’attività del soggetto, la sua esperienza di vita ne risulta
condizionata in modo oggettivo.
Ecco allora la disabilità e cioè “qualsiasi limitazione o perdita (conseguente a menomazione) delle capacità di compiere un’attività nel modo o nell’ampiezza considerati normali per un essere umano”.
L’handicap è invece “la
situazione di svantaggio, conseguente ad una menomazione o ad una disabilità,
che in un soggetto limita o impedisce l’adempimento del ruolo normale per tale
soggetto in relazione all’età, sesso e fattori socioculturali”.
L’importanza di quella
definizione risiedeva proprio nell’ammissione che l’handicap è un fenomeno
sociale e culturale ed è strettamente causato da fattori ambientali e sociali.
Questo modello, sviluppato comunque dall’OMS solo per prove sul campo, ha ricevuto molte critiche, anche se a suo tempo era servito a mettere un po’ di ordine in un settore in cui, perlomeno in termini classificativi, vigeva una assoluta anarchia semantica. Molti Paesi hanno quindi adottato l’ICIDH 1980 nel tentativo di capire meglio cosa fare e come classificare la disabilità.
Con la pubblicazione del 1980 aveva molti limiti concettuali, in quanto il modello di disabilità era consequenziale: hai una malattia quindi hai una menomazione, una disabilità ed un handicap. Numerose revisioni e critiche di questo modello hanno portato l’OMS ad una revisione della pubblicazione del 1980. Alla stesura, elaborazione e validazione della nuova classificazione hanno partecipato 65 Paesi per un lavoro durato sette anni. Per l’Italia il lavoro di revisione è stato fatto dal DIN, Disability Italian Network, venticinque Centri in tutta Italia coordinati dall’Agenzia Sanità della Regione Friuli Venezia Giulia.
Milioni di persone soffrono a causa di una condizione di salute che, in un ambiente sfavorevole, diventa disabilità. Usare un linguaggio comune e cercare di affrontare i problemi della salute e della disabilità in maniera multidisciplinare può essere un primo passo per cercare di diminuire gli anni di vita persi a causa della disabilità.
Nel maggio 2001 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato la “Classificazione internazionale del funzionamento, della salute e disabilità”, l’ICF, che 191 Paesi riconoscono come la nuova norma per classificare salute e disabilità.
L’approvazione dell’ICF da parte dell’Assemblea Mondiale della Sanità nel 2001 ha di fatto cancellato l’utilizzo dell’ICIDH dalla pratica e l’OMS propone l’ICF come strumento standard per misurare funzionamento, salute e disabilità. L’OMS usa la classificazione ICF nella valutazione della salute delle popolazioni e tutti gli Stati Membri sono fortemente invitati a seguire questo esempio, rendendo i propri sistemi informativi e le proprie indagini di popolazione coerenti con ICF. In molti sensi questo è un ribaltamento del concetto di raccolta dati.
§
APPROVA E RATIFICA ICF
§
RACCOMANDA L’USO DI ICF NEGLI STATI
MEMBRI IN:
à ricerca;
à surveillance;
à reporting
§
RACCOMANDA L’USO INSIEME A ICD
§
REVISIONE PERIODICHE
L’OMS ha convocato una Commissione con numerosi tra i principali economisti ed esperti in ambito sanitario per far si che assieme potessero trovare una linea comune di lavoro. Ebbene alla fine sono arrivati ad una semplice conclusione: le malattie sono un freno per lo sviluppo mentre gli investimenti sulla salute sono un concreto sostegno per lo sviluppo economico. Il lungo dibattito può essere riassunto in tre semplici parole “la salute innanzitutto”. Migliorare la salute di un individuo, o di una popolazione, non consiste solo nella riduzione della morte prematura dovuta a malattia o traumatismo. La salute, infatti, riguarda anche il funzionamento, la capacità di ognuno di vivere la propria vita pienamente e come membro della società. Ma per migliorare la salute abbiamo bisogno di strumenti per misurarla e per misurare i cambiamenti apportati dai diversi interventi. Qui è dove si inserisce la Classificazione del funzionamento della disabilità e della salute, l’ICF. E’ lo strumento universale per descrivere e misurare la salute.
La Classificazione ICF è, infatti, lo strumento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per descrivere e misurare la salute e la disabilità delle popolazioni. L’ICF è il risultato di 7 anni di un lavoro svoltosi in 65 Paesi, e che è partito dalla revisione della vecchia classificazione ICIDH, pubblicata nel 1980.
CHE COS’E’ L’ICF?
E’
lo strumento dell’OMS per classificare la salute e la disabilità.
(disturbo/malattia)
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(Menomazione)
(Limitazione)
(Restrizione)

FATTORI AMBIENTALI FATTORI PERSONALI
Le Classificazioni della
WHO-FIC sono strettamente correlate e sono strutturate in maniera tale da
fornire una descrizione appropriata e coerente della salute di una persona o di
una popolazione, in un modo che sia condivisibile e approvato a livello
internazionale.
L’ ICD 10 fornisce la diagnosi e una descrizione del processo e della eziologia della malattia. L’ICF descrive le conseguenze di una condizione di salute in termini di funzionamento e di esperienza di salute. La descrizione del funzionamento e della disabilità prende in considerazione tre prospettive differenti: corpo, persona, e persona in un contesto (fisico, sociale, attitudinale ecc.).
I fattori contestuali sono
quelli che determinano se la persona con una condizione di salute abbia o meno
disabilità. Gli altri elementi
importanti da considerare in questa interazione sono i fattori personali (età
sesso, razza, educazione, ecc). Tuttavia attualmente nell’ICF i fattori personali non sono classificati.
La Classificazione ICD 10
(International Statistical Classification of Diseases and Related Health
Problems (ICD-10) e l’ICF
(International Classification of Functioning, Disability and Health)
sono le due classificazioni che compongono la cosiddetta “Famiglia delle
Classificazioni Internazionali dell’OMS (WHO Family of International
Classifications/WHO-FIC).
Lo scopo principale della
WHO-FIC è quello di garantire la comparabilità delle informazioni di salute nei
e tra i Paesi, tra gli utenti, e gli addetti specializzati. I principi generali
alla base delle classificazioni sono che queste devono essere: scientifiche e
internazionalmente valide nella loro essenza così da assicurare una
concettualizzazione valida dei diversi domini, una buona applicabilità
trans-culturale, e comparabilità di informazioni.
Il modello descritto
nell’ICF riflette i cambiamenti di prospettiva nella disabilità che sono
presenti sin dagli anni 70 e che sono enunciati nei tre principi alla base
dell’ICF: universalismo, approccio integrato, modello interattivo e
multidimensionale del funzionamento e della disabilità.
L’ICF classifica la salute e
gli stati di salute ad essa correlati. È un capovolgimento di logica: mentre
gli indicatori tradizionali si basano sui tassi di mortalità, l’ICF pone come
centrale la qualità della vita
delle persone affette da una patologia
permette quindi di evidenziare come convivono con la loro condizione e
come sia possibile migliorarla affinché possano contare su un’esistenza
produttiva e serena. L’ICF propone il modello biopsicosociale della disabilità,
un modello che, integrandoli, riesce ad ovviare alla contrapposizione tra il
modello puramente “medico” e quello puramente “sociale” di disabilità.
Per la prima volta, si tiene
conto dei fattori ambientali, classificandoli in maniera sistematica. La nuova
classificazione prende infatti in considerazione gli aspetti contestuali della
persona, e permette la correlazione fra stato di salute e ambiente arrivando
cosi alla definizione di disabilità
come: una condizione di salute in un ambiente sfavorevole. La parola handicap, che in uno studio
in diversi Paesi fatto dall’OMS, ha connotazione negativa in moltissime lingue,
non sarà più utilizzata.
L’OMS, con l'ICF propone un modello universale di salute e disabilità, con ricadute di grande portata sulla pratica medica e sulle politiche sociali e sanitarie internazionali. Quello di salute è infatti un concetto multidimensionale, così come quello di disabilità. Salute e disabilità condividono le stesse dimensioni concettuali. La disabilità non è il problema di un gruppo minoritario all’interno della comunità, quanto piuttosto una condizione che ognuno può sperimentare durante la propria vita. L’ICF quindi non è una classificazione che riguarda un “gruppo” ma riguarda tutti poiché tutti possono avere una condizione di salute che, in un contesto ambientale sfavorevole, causa disabilità. L’ICF non classifica le persone ma gli stati di salute ad essi correlati.


FUNZIONI E ATTIVITA’ E FATTORI
STRUTTURE PARTECIPAZIONE AMBIENTALI
CORPOREE
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![]()
Funzioni
Strutture Capacità Performance Barriere Facilitatori
Mentali strutture del Indica
il più E’ quello che l’indi- Persona Ambiente
sistema
alto livello viduo fa nel suo genere,
prodotti,
nervoso probabile di ambiente attuale/ età, ambiente prossimo,
funzionamen- reale e descrive il altre condizioni
istituzioni,
Sensoriali e occhio, to in un am- coinvolgimento di salute, norme sociali,
dolore orecchio e biente
consi- di una persona
capacità di adat- ambiente
culturale,
strutture
derato come nelle situazioni di tamento,
ambiente costruttivo,
correlate standard o vita background fattori politici,
uniforme sociale, ambiente naturale
Voce e strutture educazione,
dell’eloquio coinvolte
1) Apprendimento e
applicazio- professione,
nella
voce e ne
delle conoscenze esperienze
nell’eloquio 2) Compiti e richieste
generali passate,
3)
Comunicazione stili caratteriali
Sistemi strutture
4) Mobilità
cardiovasco- dei
sistemi 5)
Cura della propria persona
lare, amatolo- cardiovasco- 6)
Vita domestica
gico, immuno- lare,
immuno- 7) Interazioni e relazioni
logico, e logico,
e interpersonali
dell’apparato dell’apparato 8)
Attività di vita principali
respiratorio respiratorio 9) Vita sociale, civile e
di
comunità
Apparato strutture
digerente correlate
e dei all’app.
sistemi digerente
metabolico e
ai
e endocrino sistemi
metabolico
e
endocrino
Genitourina-
strutture
rie e riprodut- correlate
tive al
sistema
genitouri-
narie
e ri-
produttive
Neuromusco- strutture
loscheletriche correlate
e correlate al al
movi-
movimento mento
Cute e delle cute
e
strutture strutture
correlate correlate
Nell'elaborazione dell’ICF si è adottato un linguaggio neutrale per evitare di 'ghettizzare' le persone. L’ICF mette infatti tutte le condizioni di salute sullo stesso piano, senza distinzioni sulle cause, sulla eziologia; al contrario, a parità di patologia, vengono analizzati i contesti sociale, familiare, abitativo o lavorativo della persona: tutti fattori che possono avere un peso non indifferente sulla qualità della vita. È un capovolgimento di logica: mentre gli indicatori tradizionali si basano sui tassi di mortalità, l’ICF pone come centrale la qualità della vita delle persone affette da una patologia, e permette quindi di evidenziare come le persone convivono con la loro condizione e come sia possibile migliorarla affinché possano contare su un’esistenza produttiva e serena. I criteri ICF pongono tutte le patologie sullo stesso piano, indipendentemente dalla loro causa. La classificazione non si occupa della diagnosi (che, come già detto, è classificata dalla Classificazione delle Malattie ICD), l’eziologia è infatti diversa da ciò che è rilevante per avere una idea del funzionamento e della disabilità. La questione infatti è un’altra: se una persona, per un motivo di salute, non riesce ad esempio a lavorare, ha poca importanza che la causa sia di origine fisica, psichica o sensoriale o sia originata da una causa civile, di lavoro o di guerra.

Funzionamento Umano – non
la sola disabilità
Modello Universale – non modello
di minoranza
Modello Integrato – non solo
medico o sociale
Modello Interattivo – non
progressivo lineare
Equivalenza – non
casualità eziologia
Contesto inclusivo – non la sola
persona
Applicabilità culturale – non
concezione occidentale
Operazionale – non solo
teorico
Per tutte le classi di età – non centrato sull’adulto
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- Problema
personale verso Problema sociale
- Cura
medica verso Integrazione
sociale
- Trattamento individuale verso Azione sociale
- Aiuto
professionale verso Responsabilità
individuale e collettiva
- Intervento sulla persona verso Modificazione ambientale
-
Comportamento verso Atteggiamenti
- Prendersi
cura verso Diritti
umani
- Politica sanitaria verso Politiche
- Adattamento
individuale verso Cambiamento
sociale

UNIVERSALE
INTEGRATIVO
INTERATTIVO
La classificazione ICF dell’OMS è lo strumento per classificare il funzionamento, disabilità e salute; focalizzando su come le persone funzionano e di che cosa hanno bisogno per vivere al meglio le loro potenzialità.
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Corpo
Persona
Ambiente
DISABILITA’ =
Risultato
della interazione tra condizione di salute più fattori ambientali.