REALIZZARE LO SPIRITO DELLE LEGGI
Relazione di Bruna Andruccioli in Satta
del Comitato Permanente Portatori Sclerosi Multipla
Membro del Direttivo della Sezione Provinciale AISM di LUCCA
Nella nostra società il disagio e la disabilità sono realtà da assistere e non da compatire. Non abbiamo dubbi che in questa premessa si riconoscano tutti i presenti, che sono venuti per il desiderio di migliorare il loro modo di operare concretamente per realizzare l’assunto di partenza. Ci sembra utile però prima di addentrarci nelle problematiche locali, inquadrare ulteriormente il tema di questo Convegno anche in termini generali. Questo Convegno è inserito nel flusso di un dibattito mondiale che ha coinvolto anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha di recente rivisto i suoi parametri di valutazione della disabilità partendo da una “nuova” consapevolezza del fatto che i disabili sono cittadini come tutti gli altri e che quindi, come tutti gli altri, devono vivere nei luoghi ordinari di vita facendo le stesse cose con pari opportunità di scelta.
La condizione di “svantaggio” non è un fatto oggettivo che appartiene alla persona disabile bensì una relazione sociale, un rapporto, fra le limitazioni funzionali che le persone vivono..., e le risposte che la società offre ai loro speciali bisogni
Da questa impostazione sviluppata dall’OMS deriva che sarebbe più corretto definire le persone con disabilità non “portatori di handicap” ma “ricevitori di handicap” dalla società.
Ne deriva anche che la soluzione dei problemi dei disabili richiede azioni sociali: e che è responsabilità collettiva della società il dar corso alle modifiche ambientali necessarie per la piena partecipazione dei disabili alla vita sociale in tutte le sue aree.
Nella riflessione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità la disabilità è diventata, in breve, una questione politica, un problema di diritti umani.
Collaborando all’organizzazione di questo Convegno la classe politica lucchese, in questo Anno Internazionale della Disabilità, ha dimostrato di non volersi chiamare fuori da questo processo di riflessione.
Speriamo che i risultati pratici di questo Convegno dimostrino che essa ne vorrà e ne saprà trarre le conseguenze concrete ed operative.
La situazione cristallizzatasi in decenni di trascuratezza è, dal punto di vista dei disabili, peggio che deplorevole.
Troppo spesso quello che si è fatto è fatto male, anche se non di rado in buona fede e con buona volontà: sono comunque sotto gli occhi dei disabili gli sprechi di risorse che potevano essere utilizzate meglio, gli errori e le dimenticanze commesse, ormai difficili da rimediare.
Le nostre recriminazioni, i nostri appelli si sono dimostrati nei fatti inefficaci; forse anche perché non si era abbastanza tenuto conto del fatto che - giusto o sbagliato che sia - i tempi di formazione e di elaborazione di una volontà politica di intervento sono lunghi e complessi.
Abbiamo perciò provato a cambiare strada.
Verificata la
disponibilità delle Amministrazioni in carica ad azioni concrete, le abbiamo
coinvolte fin dall’inizio nell’organizzazione di questo Convegno, elencando e
discutendo coi loro rappresentanti, non solo i numerosissimi problemi specifici
(alcuni dei quali illustreremo fra breve con qualche proiezione) ma anche
affrontando i problemi fondamentali della prevenzione delle violazioni,
omissioni, delle dimenticanze, degli errori e non di rado degli sprechi ben
intenzionati a cui abbiamo prima fatto riferimento.
Alle riunioni preparatorie hanno partecipato, guidati dall’Assessore alle Politiche Sociali i Tecnici del Comune di Lucca, che hanno così potuto elaborare un programma di interventi e valutare preventivamente l’impegno, i tempi ed i costi necessari per realizzarli.
Abbiamo inoltre pensato di coinvolgere direttamente i Professionisti preposti “sul campo” alla realizzazione dei manufatti edili che determinano la creazione delle barriere. Ci siamo quindi rivolti ai loro Ordini e Collegi professionali ricevendone un prezioso, costruttivo appoggio, del quale li ringraziamo pubblicamente.
Essi si sono assunti l’impegno di sensibilizzare i loro iscritti sui nostri problemi: se riusciremo insieme a raggiungere tale risultato sarà un bel passo avanti. Abbiamo, infatti direttamente sperimentato che, quando ci siamo rivolti informalmente a qualche giovane geometra capocantiere di un lavoro in corso, qualche piccola barriera è stata evitata prima ancora di essere realizzata, a costo zero e senza che il nostro interlocutore neanche pensasse a chiedere l’autorizzazione del Direttore dei Lavori e ancor meno del progettista……
Si, molto spesso le barriere che ci rendono la vita difficile sono di questa minuscola entità!!!
Il fatto è che il problema a monte di quasi tutte le barriere è culturale. Nel senso che va dalla sensibilità personale alla preparazione tecnica nel campo specifico: preparazione che non ci risulta venga fornita - in termini adeguati - da nessuna diciamo così “normale” scuola di qualsiasi ordine e grado, come ci ha confermato la Presidenza dell’Istituto Tecnico per Geometri “Nottolini” di Lucca, che ha inviato qui una rappresentanza di studenti e di Professori, ai quali diamo il benvenuto.
Come non considerare prodotto di una barriera culturale il fatto che nel quadro di un nuovo intervento edilizio, a pochi metri da un’ineccepibile rampa di salita su un marciapiede sia stato posto un palo della luce che rende il marciapiede stesso impraticabile?
Oppure che l’utilizzo di altri marciapiedi di nuova costruzione (anch’essi lodevolmente dotati di rampe disabili) venga poi impedito da uno o più cassonetti delle immondizie che vanificano il senso e la spesa per la costruzione delle rampe?
Una ricca documentazione fotografica di queste situazioni è stata già da noi fornita alle Amministrazioni interessate.
Potremmo presentare nuovamente qui, con questo nostro proiettore tutto il contenuto di tale catalogo ma correremmo il rischio di annoiarvi e di ripercorrere una strada che si è dimostrata senza sbocco. Qui a Lucca, già nel 1997, abbiamo organizzato una mostra fotografica nella piazza centrale della città: il risultato è stato - dal nostro punto di vista - trascurabile:
anche se quasi tutti i nuovi interventi urbanistici sono stati effettuati rispettando la lettera delle norme, il loro spirito è stato troppo spesso violato (ad esempio: il “gradinetto” di 5 cm che delimita le nuove rampe d’accesso ai nuovi marciapiedi — insignificante per un’automobile - è insuperabile per una persona in sedia a rotelle).
Quasi nulla è stato poi fatto per eliminare le numerosissime barriere “storiche”, peraltro perfettamente documentate da un ponderoso studio sulle Barriere Architettoniche Cittadine, corredato da centinaia di fotografie e mappe catastali, un documento a suo tempo commissionato all’Università di Ferrara dalla precedente Amministrazione Comunale lucchese…. e, bisogna dirlo, finora rimasto inutilizzato perché elaborato con un programma informatico di gestione dei dati non direttamente accessibile allo Staff Tecnico del nostro Comune.
Cogliamo l’occasione per segnalare il fatto che gli Uffici del Dipartimento Sociale della nostra Provincia sono situati al secondo piano di un antico palazzo, privo di ascensore: quindi ben protetti da 4 rampe di ripide scale.
E’, questo, uno dei casi limite di contraddizione, ma innumerevoli sono, in tutta la Provincia i casi di inadempienza negli edifici pubblici, anche di nuova costruzione o sottoposti a grandi ristrutturazioni. Due soli esempi: l’Ufficio Entrate di Castelnuovo, privo di ascensore ma con sala di ricevimento del pubblico al terzo piano.... oppure la nuovissima Piscina Comunale di Capannoni, priva di docce adatte ai disabili.
Quelli appena citati sono casi di aperta violazione delle norme di per sé quindi gravissimi.., ma i casi di violazione dello spirito delle norme sono, oltretutto, indisponenti: perché, quando in tema di barriere architettoniche non si tiene presente la necessità di rispettare la logica (un altro nome dello lo spirito delle norme), si buttano via, senza alcun costrutto, i soldi pubblici; e rimediare alle manchevolezze (se non peggio) di progettazione e di realizzazione è sempre molto più oneroso, faticoso e difficile che progettare e costruire fin dall’inizio in modo adeguato.
Il problema del rispetto dello spirito delle norme spinge ad alcune altre osservazioni:
- Molto spesso i progettisti, a fronte del problema dell’eliminazione delle barriere architettoniche, rispondono che i loro progetti o le loro strutture sono a “norma”, perché prevedono “rampe” e “servizi igienici accessibili”, come se questi fossero gli unici parametri per valutare l’accessibilità di una struttura. Non è poi raro che le “rampe” superino la massima pendenza consentita e che i servizi igienici siano realizzati secondo norme superate da più recenti Decreti Legislativi.
- Troppo spesso l’accessibilità viene vista come una verifica a posteriori del progetto e non come parte integrante del processo edilizio.
- Purtroppo ancora non si pensa in maniera “accessibile” prima di progettare o decidere la soluzione da adottare. Pensare in maniera “accessibile” vuol dire soprattutto rendere l’ambiente sicuro, confortevole e qualitativamente migliore per tutti i potenziali utilizzatori, poiché progettare per coloro che si trovano nella situazione di svantaggio maggiore non può che avere una ricaduta positiva anche sugli individui che si trovano in condizioni psico – fisiche normali. E ci fa piacere ripetere qui una frase del Presidente del Collegio dei Geometri che nel riqualificare il patrocinio e la collaborazione prestati dal Collegio a questo Convegno ha detto: “L’eliminazione delle barriere architettoniche è anche egoisticamente, soggettivamente conveniente: invecchiando, tutti, prima o poi, diventeremo disabili.”
- Un’ulteriore considerazione riguarda lo stereotipo dell’individuo disabile, che viene spesso visto unicamente come la persona su sedia a ruote. Probabilmente è lo stesso simbolo internazionale dell’accessibilità a generare l’equivoco, mentre si deve considerare che la disabilità può non essere sempre visibile, oppure può essere temporanea, includendo in questa condizione almeno il 20% della popolazione, tra cui: gli anziani (con il numero in costante crescita), i menomati sensoriali (non udenti, non vedenti ed ipovedenti: tra questi rientrano anche molti anziani), i cardiopatici, le donne in stato di gravidanza o con un passeggino, i bambini, le persone affette da nanismo, gli individui convalescenti a seguito di un’operazione o con un’ingessatura agli arti inferiori, ecc.
Noi, come AISM, non ci consideriamo competenti per affrontare seriamente il problema delle barriere riguardanti le “altre” disabilità. Sono però presenti qui anche le principali Associazioni di Disabili - per così dire - non motori, che faranno sentire nel corso del dibattito le loro opinioni.
La nostra dichiarazione di incompetenza, non significa che noi sottovalutiamo la gravità dei loro specifici problemi: tanto è vero che abbiamo sentito la necessità di mettere a disposizione dei tecnici presenti il recente Manuale “Costruire le Pari Opportunità” che illustra (in maniera a nostro parere esemplare) i più aggiornati e ragionati esempi del modo di affrontare i problemi costituiti dalle barriere che riguardano tutti i tipi di disabilità.
Il Manuale (il cui testo, completo di grafici e illustrazioni è scaricabile da Internet da un sito che ha lo stesso titolo del libro) è stato messo a nostra disposizione dal Comune di Roma, che ne ha curato l’edizione e ce ne ha donato alcune decine di copie ... cosa di cui siamo estremamente grati.
Una breve relazione di due degli Autori - gli Architetti Matteo CLEMENTE e Tomaso EMPLER - è disponibile presso la Segreteria del Convegno.
I due Autori citati sono entrambi Architetti, Dottori di Ricerca presso la Facoltà di Architettura di Roma “La Sapienza”, studiosi e ricercatori specializzati in materia di accessibilità, consulenti di enti pubblici e privati, oltre che relatori di numerosi corsi e seminari sul tema.
Il terzo autore è Ileana ARGENTIN, dottore in Scienze Politiche e Giurisprudenza, disabile, Consigliere Delegato del Sindaco di Roma per l’Handicap, membro delle Commissioni Bilancio, Lavori Pubblici e del Comune di Roma e Membro della Consulta Cittadina Handicap.
Vale la pena di aggiungere che il nostro giudizio sulla estrema positività della loro opera è stato condiviso dal Collegio dei Geometri della nostra Provincia, che ha chiesto di poterla distribuire a tutti i suoi oltre mille iscritti.
Affrontiamo
un altro problema come prevenire le violazioni?
- A noi sembra che da quanto si è detto fino ad ora, emerga la vera e propria necessità, nell’interesse di tutti, della presenza di una rappresentanza dei Disabili in un qualche organismo competente a prevenire (e quando il caso a perseguire) le disfunzioni fin qui denunziate.
- Lasciamo a quegli Amministratori che hanno raggiunto la consapevolezza di questa necessità collettiva il compito di definire la collocazione e la definizione organizzativa di tale organismo.
- Siamo consci delle difficoltà di un’operazione del genere nel nuovo regime in cui vastissimi poteri di autocertificazione sono stati attribuiti agli operatori tecnici in campo edilizio: ma siamo anche molto preoccupati perché, secondo autorevoli pareri, questa operazione avrebbe avuto l’effetto indesiderato di scaricare sulla Magistratura ordinaria e/o sugli Ordini Professionali il compito di reprimere - ahimè post factum — omissioni, violazioni e quant’altro nell’ambito della Legge nazionale n. 104/92 (“Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”) che, come si ricorderà, prevede sanzioni durissime (fra cui la sospensione dagli Albi Professionali per sei mesi) per i tecnici trasgressori o inadempienti. Naturalmente in tale scenario, dovrebbero essere i singoli disabili (o le loro Associazioni) ad attivare sia la Magistratura che gli Ordini Professionali.
Si deve arrivare a questo?
E’ un tema questo di pulsante attualità che trascende i confini della nostra Provincia ... ed è perciò che abbiamo chiesto ed ottenuto l’intervento a questo Convegno di un Rappresentante della Regione Toscana, nella persona di Virginio Biagi (Dirigente dell’Area Solidarietà e Servizi Sociali) sul tema: La Legislazione Regionale sulla disabilità. La sua Relazione contribuirà senz’altro a chiarirci le idee, in questa situazione ancora in movimento.
Forse un chiarimento altrettanto utile sul tema ci potrà poi essere offerto anche dai rappresentanti della Provincia e del Comune di Lucca che hanno accettato (con un gesto altamente apprezzabile) di coronare la loro collaborazione alla organizzazione di questo Convegno, accettando di trarre le conclusioni operative del dibattito.
Resta ora da trattare brevemente il tenia delle “altre” barriere che abbiamo definito ambientali.
Valide tutte le premesse alla nostra trattazione delle barriere architettoniche vere e proprie, basteranno alcuni esempi per chiarire cosa intendiamo per barriere ambientali:
- Mancanza di attrezzature ospedaliere (di vario tipo - v. poltrone ginecologiche abbassabili) adatte ad un uso facilitato anche da parte dei disabili.
- Carenze del Centro di Fisioterapia di S. Leonardo (che era stato inizialmente progettato e realizzato con soltanto due (2) posti macchina riservati ai disabili!!!!), tuttora dotato, all’ingresso, soltanto di una tettoia esclusivamente “pedonale”, che cioè non consente l’effettuazione delle spesso complicate e prolungate operazioni di carico e scarico dei disabili al riparo - a seconda delle stagioni - dalla pioggia o dal sole cocente.
- Carenze analoghe del Centro di Medicina Legale di Viale Carducci, il cui parcheggio (oltre tutto con superficie completamente in ghiaino e quindi di attraversamento particolarmente difficoltoso per le sedie a rotelle), è, spesso, completamente occupato da autovetture (forse di proprietà del personale sanitario?) sprovviste del contrassegno disabili e spessissimo in aperta violazione della segnaletica di divieto di sosta opportunamente quanto “ottimisticamente” predisposta dal Comune.
- Assoluta mancanza di indicazioni che guidino i disabili verso i percorsi facilitati le poche volte in cui essi sono presenti.
- Inaccessibilità quasi assoluta di quasi tutti gli esercizi commerciali, ai quali sembra non venir mai richiesto, neanche in occasione delle radicali ristrutturazioni che sono così frequenti nel settore - a differenza che altrove, siamo in grado di documentarlo - il rispetto delle norme o, quanto meno, l’adozione di strumenti mobili (di costo bassissimo) che favoriscano l’accessibilità.
- Tutti quelli che debbono convivere con una grave disabilità sono poi concordi nel segnalare la necessità di una sensibilizzazione dei Vigili Urbani per quanto riguarda la tutela “indiretta” della fruibilità delle risorse delle città da parte dei disabili: e cioè, concretamente:
- I marciapiedi, ove presenti, sono spesso occupati da automezzi: i disabili in carrozzella sono così costretti a lanciarsi in mezzo al traffico automobilistico, oltre tutto in assenza quasi totale di scivoli, rarissimi anche in coincidenza con i passaggi pedonali;
- I posti auto riservati ai disabili sono spesso occupati abusivamente; ed i Vigili, se richiesti di intervenire, non di rado rispondono “non importa molto, tanto voi potete parcheggiare dove volete” (e magari essere costretti a fare centinaia di metri sotto il sole cocente o la pioggia....);
- I VV. UU. dichiarano di non poter intervenire per reprimere l’occupazione abusiva dei posti auto riservati ai disabili nei parcheggi dei supermercati.
Come mai in diversi Comuni della Provincia di Pistoia questo può, invece, avvenire?
Da noi interpellato, il Comandante dei Vigili di uno di quei Comuni ci ha svelato l’arcano: i Vigili locali intervengono sulla base di convenzioni (di carattere privatistico) stipulate - “dove c’è la volontà politica di farlo”- fra il Comune e i gestore dei Supermercati ...
Facciamo osservare che la volontà politica a cui si fa riferimento è quella che non è mancata al Parlamento Italiano che, su proposta del Ministro Lunardi, ha approvato - all’unanimità - che l’occupazione abusiva dei posti auto riservati ai disabili venga sanzionata anche con il ritiro di ben 3 punti di validità della Patente...
Anche l’elenco delle barriere ambientali potrebbe continuare a lungo, ma, come abbiamo già detto, non vogliamo che questo Convegno si limiti ad essere, ancora una volta, la sede per presentare il nostro annoso quaderno di lamentele.
Quindi ci fermiamo qui: ma quel quaderno vogliamo e dobbiamo discuterlo nelle sedi opportune che, ne siamo certi, questo Convegno contribuirà sostanzialmente a far costituire, una volta per tutte.
Detto tutto questo ci sembra evidente che i rimedi a tutto quanto fino ad ora lamentato potrà essere realizzato solo in presenza di una forte e chiara volontà politica guidata da una profonda sensibilità umana.
Una qualsiasi Amministrazione locale che scegliesse di trincerarsi dietro quell’articolo della legge regionale (ART. 8, capo 5 della Legge Regionale n. 34/2000) che esenta le città con meno di 80.000 abitanti dall’obbligo di rispettare alcune delle sue stesse indicazioni più significative..., non darebbe prova di tale sensibilità.
Comunque sia i disabili che gli Amministratori qui presenti possono esser certi:
- che ci sarà un “dopo Convegno”;
- che esso sarà gestito unitariamente da tutte le Associazioni qui rappresentate;
- che le altre iniziative che intraprenderemo saranno appoggiate dall’opinione pubblica, come dimostrata il numero degli sponsor che, sensibili ai problemi dei disabili, hanno contribuito attivamente e generosamente alla realizzazione di questo Convegno.
Siamo arrivati alla fine e concludiamo proponendovi quest’ultima riflessione:
per tutti i
normodotati presenti questo 2003 è l’anno Europeo della disabilità.
PER I
NUMEROSISSIMI DISABILI CRONICI,
ANCHE IL 2002
È STATO UN ANNO DI DISABLLITA’....
E PURTROPPO
LO SARANNO ANCHE GLI ANNI SUCCESSIVI.
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