RELAZIONE

 

Luca Marzi

Università Firenze - Facoltà di Architettura

Insegnante e ricercatore, Dipartimento T.A. e D. “P.Luigi Spadolini”

sul tema:

 

Il superamento delle condizioni di conflitto uomo -ambiente

“Esperienze digestione delle risorse comunali in tema di superamento delle cosiddette barriere architettoniche”

 

 

(Sintesi)

 

I temi riguardanti la fruibilità e accessibilità urbana, sono divenuti uno degli elementi sui quali si valuta l’indice del benessere che una città è più meno in grado di offrire.

Molte volte però, i temi della disabilità sono stati affrontati soltanto come esperienze specifiche ed isolate. Certo, si parla anche della mamma col passeggino oltre che di persone che utilizzano la sedia a rotelle, oppure di anziani con un residuo sensoriale oltre che di persone cieche; ma, aldilà di ogni eufemismo, sono avvenute settorializzazioni che hanno prodotto “. . . spazi medicalizzati e marginalizzanti, incapaci di riconoscere la naturalità della trasformazione delle persone nelle diverse stagioni della loro vita”...

Questo fenomeno comporta numerose ricadute negative che rischiano di compromettere la validità delle azioni intraprese.

La settorializzazione comporta infatti:

- errori di ragione strategica, col rischio di realizzare soluzioni e quindi risposte parziali e conflittuali.

- errori di ragione economica: le risorse che le pubbliche amministrazioni riescono a convogliare sul campo rischiano di essere utilizzate in maniera saltuaria e puntiforme, diminuendo il grado di ricaduta in termini reali.

- errori di carattere logistico, in quanto una azione non corale difficilmente è in grado di coordinare le varie parti delle pubbliche amministrazioni, che devono necessariamente essere coinvolte per mirare a migliorare le qualità ambientali della città.

- errori di carattere metodologico: una risposta settoriale implica una naturale azione di delega alla “specifica prestazione”, con il risultato di aumentare le così dette barriere culturali.

Un approccio “multidisciplinare” alla materia permette invece di studiare il rapporto uomo - ambiente, secondo una “conoscenza trasversale”, che, seguendo le linee metodologiche dettate dall’universal-design, “rivaluta” il concetto stesso di barriera architettonica.

Questo cambiamento di rotta è riscontrabile facendo una cronistoria degli strumenti legislativi italiani. Partendo dalla circolare del Ministero dei lavori pubblici del 1968 (n. 4809), che definiva il disabile come “minorato fisico”, passando per il D.P.R. 384 del 1978, siamo giunti alla legge 13 del 1989 che è stata il punto di reale inizio delle azioni prescrittive nei confronti dei progettisti e degli operatori di settore. Con il D.P.R. 503 del 1996, attraverso la precedente legge quadro, sono stati unificati gli standard dimensionali, semplificando e chiarendo i caratteri necessari ad una fruibilità degli spazi pubblici e privati secondo una concezione ampliata di disabilità.

Le leggi regionali hanno poi focalizzato l’attenzione sulle azioni procedurali, necessarie per poter accedere ai fondi derivanti dagli oneri di urbanizzazione.

Infine è oggi in corso un ripensamento degli standard dimensionali, con l’utilizzo come sistema normativo dello strumento delle “linee guida”: uno strumento più flessibile, che si “intromette” su più discipline, richiedendo al progettista di affrontare il problema dell’accessibilità in tutte le sue variegate sfumature.

Tra l’altro, lo strumento delle “linee guida”, con il metodo di fornire soluzioni pluriuso, contribuisce sostanzialmente ad abbattere le così dette barriere culturali.

L’analisi della situazione di fatto, partendo dai bisogni reali delle persone, è il punto di inizio dal quale un’Amministrazione deve partire, per perseguire l’obiettivo di fornire risposte e progetti coerenti e, soprattutto, integrati. Rilevare le condizioni di conflitto uomo-ambiente, significa raccogliere informazioni che contengono: requisiti di fruibilità, analisi delle facilitazioni, informazioni di carattere generale sui dati ambientali, corredate da rilievi, fotografici e metrici, rappresentati su supporti, digitali o cartacei in grado di essere la base per i passi progettuali successivi. In sintesi il rilievo deve contenere le informazioni necessarie per una progettazione integrata ed esecutiva dello spazio urbano nelle sue componenti funzionali.

Non solo: l’analisi delle condizioni di conflitto uomo-ambiente, verificate dal “giudizio dei validatori”(cioè dei diretti interessati incaricati della valutazione preventiva), genera lo strumento urbanistico menzionato dalla Legge Regionale N. 23 del 15 maggio 2001 che è la Mappa dell’Accessibilità Urbana.

In città come, Firenze, Pisa, Arezzo e Prato il mondo della cooperazione sociale, quello delle Associazioni e quello delle Scuole, coadiuvati da gruppi di interesse o da professionisti (in forme e su scale diverse) hanno lavorato con parti delle amministrazioni pubbliche.

Sono stati così realizzati percorsi di ricerca e di formazione, che, contestualizzando le tematiche, hanno quantomeno suscitato discussione e interesse, ottenendo di rendere l’attività della meta-progettazione partecipata e condivisa.

Su questo, tema è esemplificativo il percorso realizzato per la guida “Vivere Firenze”. Il progetto pilota, curato dall’Assessorato al Turismo del Comune di Firenze, è stato realizzato incaricando un’istruttore di mobilità e un ingegnere su carrozzina di “scovare” quattro percorsi accessibili che collegassero edifici di rilevante carattere storico. I due “validatori” sono stati affiancati da un gruppo di ricerca dell’Università degli Studi, da uno storico dell’arte e da una agenzia di comunicazione.

Il risultato è una Guida Turistica con informazioni aggiuntive per diversi profili d’utenza. La Guida è stata pubblicata in due lingue, inserita su internet, e trascritta localmente, con una lettura a più voci, dal “Centro Nazionale del Libro Parlato” dell’Unione Italiana Ciechi.

Il Comune di Prato, da anni, sta realizzando un “Laboratorio partecipato” che, con metodi multiformi, comprendendo anziani, bambini, mondo della scuola, volontariato e parti delle pubbliche amministrazioni, si occupa di vivibilità dei “luoghi urbani “.

A Rimini e a Viareggio, curati da alcune Associazioni di categoria, esistono degli “Osservatori delle Barriere Architettoniche”. Quello di Rimini pubblica su internet i risultati delle sue azioni di controllo.

Un altro recente esempio viene dal comune di Pisa, che ha dato incarico ad un consorzio di Cooperative Sociali di verificare un campione di edifici e di percorsi secondo un modello di lettura predefinito da un gruppo di tecnici.

Nella metà degli anni ‘90, il Comune di Arezzo, nelle figure dell’Ufficio Tecnico e degli Assessorati al Turismo e agli Affari Sociali, coordinati dalla Commissione Tempi e Diritti, ha realizzato una mappatura dell’accessibilità urbana, coinvolgendo in fase di rilievo e di valutazione, l’Associazione Paraplegici locale, l’Unione Italiana Ciechi e un gruppo di obiettori di coscienza.

I quasi 30 km di percorsi, e le oltre 800 strutture rilevate, hanno prodotto una raccolta, epidemiologica di dati sui quali l’Ufficio Tecnico Comunale, con la collaborazione di professionisti esterni, ha stilato una progetto di intervento per il superamento, o attenuazione, degli effetti degli ostacoli o impedimenti riscontrati.

Il progetto, seguendo l’iter della legge Merloni, sulla base di una analisi dei costi benefici che ha definito una scala di priorità degli interventi, ha individuato 5 gruppi di percorsi sui quali intervenire, finanziandoli ogni anno con i capitoli di spesa previsti dalla legge regionale 47 del 1991. Il tentativo dell’Amministrazione locale è stato quello di agire nella pianificazione delle risorse, così da realizzare una metodica applicazione degli interventi, mirando al conseguimento di quella continuità progettuale/applicativa, necessaria per rendere gli spazi presi in considerazione oggetto di “continue cure”, capaci di trasformarli in luoghi accessibili e fruibili.

In quest’ottica, sono state considerati barriere architettoniche tutti quegli impedimenti che diminuiscono il grado di sicurezza e fruibilità dello spazio urbano, considerando cioè barriera architettonica sia un gradino che la mancanza di un marciapiede in grado di gerarchizzare il traffico veicolare e quello pedonale; o anche la stessa carenza di alberature o di arredi urbani necessari a rendere la città uno spazio associante e ospitale per diverse tipologie di utenza.

Ed inoltre considerando (strade e piazze, monumenti, musei, edifici pubblici e privati, ecc.) come “mete” e “leggendo” la sommatoria dei percorsi per raggiungere tali mete secondo la percorribilità di ciascun percorso.

     Tutto questo ha portato a prevedere e realizzare il rifacimento di interi marciapiedi. di lastricature di piazze, di alberature e di arredi urbani, ad integrare il progetto delle piste ciclabili a quello delle pavimentazioni in zona storica.

Le risorse disponibili per avviare la stagione degli interventi sono, come facilmente riscontrabile, sempre minori. Le così dette energie vanno sicuramente ottimizzate e utilizzate su più livelli.

Una prima azione di “riciclaggio” delle informazioni permetterà la realizzazione di una serie di opuscoli, guide, mappe ecc. (che si possono raccogliere sotto il titolo di supporti informativi) elaborati partendo da un nuovo punto di vista che travalichi la semplice comunicazione del dato acquisito.

Creare una mappa, all’interno della quale sia ritrovabile, tramite una semplice simbologia, il grado di fruibilità e accessibilità della città - intesa come somma di percorsi e mete - significa dotare il fruitore di un essenziale ausilio conoscitivo. Ausilio che permette la scelta aprioristica di “che cosa” e “come” fare per accedere alla rete di luoghi, occasioni e funzioni che caratterizzano in nostri speciali “corpi urbani”.

Concludendo, possiamo affermare che in un quadro composto da volontà politica, capacità tecnica e coinvolgimento dei gruppi d’opinione è possibile tendere verso la città ideale, capace di presentarsi associante ed ospitale.