Il Libro Bianco sul Welfare è un documento di 40 pagine che rappresenta la fotografia dello Stato sociale in Italia e che servirà a ridisegnare concretamente il Welfare nel nostro Paese.

 

La grande novità del Libro Bianco sul Welfare è rappresentata dal fatto che finalmente la famiglia fondata sul matrimonio viene posta al centro del sistema di protezione sociale.

Il Ministro Maroni ha ricordato che per troppo tempo la famiglia non è stata aiutata per nulla e i risultati negativi si vedono: il 12% dei nuclei familiari è oggi in uno stato di povertà.

Le condizioni economiche non possono però essere l'unico criterio.

Importante saranno anche nuove misure fiscali. Con un reddito di 30 mila euro nel 2001, ad esempio, una coppia con due figli pagava rispetto ad una senza prole minori imposte dirette di oltre 3000 euro in Francia, oltre 6000 euro in Germania e appena 500 euro in Italia.

 

Nel Libro Bianco sono state quindi fissate le priorità per il Welfare in Italia: servizi e giustizia fiscale per le famiglie, sostegno alle povertà estreme, interventi a favore dei non autosufficienti, maggior tutela e valutazione del mondo dell'handicap e, soprattutto, avvio di politiche che consentano di superare il problema demografico.

 

Tra le misure che il Libro Bianco sul mercato del Lavoro indica come necessarie per rendere più competitivo il mercato del lavoro italiano, grande rilevanza assumono le iniziative indirizzate a favorire e facilitare l’incontro tra domanda/offerta di lavoro.

 

In particolare, il Libro Bianco sottolinea la necessità di creare un sistema informatizzato che metta in rete soggetti pubblici e privati che operano nel dei servizi all’impiego, attraverso il quale imprese e lavoratori possano interagire abbreviando i tempi e riducendo gli adempimenti "burocratici".

 

L’efficace funzionamento del mercato del lavoro in Italia risulta ostacolato da un inefficiente incontro tra domanda e offerta.

Tale inefficienza è chiaramente evidenziata anche dal forte divario territoriale che caratterizza il mercato del lavoro nel nostro Paese. Le difficoltà, che continuano ad incontrare le aree settentrionali del Paese nel reclutamento di manodopera (qualificata e non), sono segnalate quotidianamente dai più diversi indicatori qualitativi e quantitativi. Peraltro, esse possono anche originare pericolose tensioni salariali e favorire il diffondersi di fenomeni devianti quali il sommerso e l’immigrazione clandestina.

 

Nonostante alcuni forti segnali di ripresa della mobilità territoriale, ancora limitati appaiono i movimenti di coloro che sono in cerca di lavoro, ostacolati da una struttura eccessivamente rigida delle retribuzioni e da elevati costi indiretti (abitazione, trasporti).

 

Pertanto, il Governo, chiede alle istituzioni locali e alle parti sociali se non si convenga che l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in Italia sia oggi ostacolato da una serie di impedimenti normativi e dall’assenza di un adeguato sistema informativo basato su standard accettativi che favoriscono un rapido incontro tra i fabbisogni, i servizi, le soluzioni contrattuali.

Allo Stato permane nei fatti il monopolio pubblico, per le alte barriere all’accesso imposte ai soggetti privati, in un contesto <non a caso> di abusivismo diffuso.

 

Anzitutto va osservato che la diffusione delle informazioni deve avvenire in un vero e proprio mercato, con una domanda e un’offerta che si confrontano e che determinano un prezzo di scambio. Questo mercato però è del tutto particolare e richiede una certa dose di regolazione e di presenza pubblica. Si pone la necessità di avere regole di accreditamento delle strutture autorizzate a svolgere questa attività, ma le regole non devono essere tali da precludere che anche in questo particolare mercato valgano i principi generali della concorrenza.

Questo è quanto insegna anche l’esperienza degli altri paesi più sviluppati. Grave è la mancanza di un adeguato sistema informativo che operi come una borsa continua del lavoro.

 

La legge di riforma ha previsto la costituzione del SIL (Sistema Informativo Lavoro), con caratteristiche di unitarietà ed omogeneità, con il prevalente compito di definire gli standard e realizzare una rete unificata tra i vari livelli operativi (nazionale, regionale, provinciale e circoscrizionale).

 

Tuttavia, allo stato attuale gli obiettivi non sono stati conseguiti sia per le difficoltà incontrate nella fase di avvio dei sottosistemi locali, sia per la mancata affermazione di un chiaro modello organizzativo e funzionale dei nuovi servizi, che sia di riferimento per disegnare l’architettura del sistema informativo nel suo complesso. Ad una impostazione centralista, le Regioni hanno spesso contrapposto un modello autonomista che, nei casi estremi, nega l’esigenza di avere standard comuni (tecnologie compatibili, base dati d’interesse comune, dizionari terminologici, protocolli di comunicazione).

 

Rilevanti sono inoltre gli impedimenti di carattere normativo. Anzitutto, possono pesare i requisiti di capitalizzazione e le barriere tra le attività di intermediazione.

Infatti, la normativa sulle agenzie di lavoro interinale, di collocamento, di selezione prevede il regime di esclusiva nei diversi ambiti di attività. E’ una normativa barocca che paralizza non solo l’attività economica delle agenzie di intermediazione ma, soprattutto, i lavoratori e le imprese che vedono ridimensionato il livello di potenziale offerta del servizio.

In secondo luogo, il trattamento dei dati relativi all’incontro tra domanda e offerta è sottoposto a sistemi autorizzativi e vincoli che vanno ben oltre la necessità di validare economicamente le Agenzie di intermediazione, di organizzare le necessarie statistiche e di rispettare la privacy. Non è, poi, certamente giustificato impedire alle imprese ed ai lavoratori di interagire direttamente nella rete delle informazioni.

 

Questa è una delle ragioni principali che impediscono l’adozione di un sistema Internet, aperto e accessibile a tutti, con un sistema autorizzativo limitato a rendere affidabile l’attività degli intermediari, a garantire moralità e gratuità per i lavoratori, nonché l’assolvimento delle funzioni statistiche.

 

Le politiche attive si basano anzitutto sul miglioramento del sistema di diffusione delle informazioni nel mercato del lavoro, in particolare quelle sui posti vacanti, sui fabbisogni di personale, sulle possibilità di “training” rivolte ai giovani e ai lavoratori e, infine, sulle caratteristiche dei lavoratori disoccupati.

 

Su questo terreno il nostro paese è strutturalmente arretrato e ciò pesa negativamente sul funzionamento di tutto il mercato del lavoro. L’assorbimento di una quota della disoccupazione strutturale e l’innalzamento del tasso di occupazione dipenderanno in misura rilevante dal successo che avranno le politiche di diffusione e di scambio di queste informazioni.

 

Pertanto, il Governo auspica che, pure nel rispetto delle prerogative di ogni attore, venga impressa una decisa accelerazione alle misure che possano favorire un efficiente ed equo incontro tra domanda e offerta. Va accelerata la realizzazione di un’infrastruttura informatica integrata, pubblico - privata, per l’incontro domanda - offerta, riformando l’attuale SIL (Sistema Informativo Lavoro), che dovrà connotarsi come un sistema policentrico, in cui il ruolo del livello centrale sia ricondotto alle funzioni di supporto informativo alle politiche del governo, alla definizione degli standard ed alla gestione dell’interoperabilità tra i vari sistemi regionali e locali.

Vanno progettati e supportati interventi specifici per l’implementazione territoriale dell’infrastruttura, attraverso azioni di sistema pilotate con un’agenzia strumentale, d’intesa con Regioni e province.

Tali azioni dovrebbero concentrarsi sulla diffusione degli standard, sull’evoluzione delle soluzioni applicative in senso web - oriented e loro messa a disposizione sia dei servizi pubblici (compresi gli istituti scolastici) sia degli operatori privati, sulla formazione degli operatori pubblici alla loro utilizzazione, sullo sviluppo del front - office per una migliore fruizione dei servizi da parte dei cittadini e delle imprese.

Al tempo stesso, andrà garantito il coordinamento operativo, anche a fini di vigilanza oltre che di monitoraggio statistico dei fenomeni e delle politiche, tra basi operative degli Enti previdenziali e SIL. 

Come regolare questo mercato dell’informazione non sarà facile: occorrerà garantire un giusto “mix” fra pubblico e privato, fra comportamenti concorrenziali e comportamenti collaborativi. Saranno le Regioni a trovare il giusto dosaggio dei due fattori e a rendere compatibili le diverse esigenze, entro regole fissate dal Governo e dal Parlamento.

 

Dott.ssa Pieretti Francesca.