Nel Piano Sanitario Regionale della Toscana 2002-2004 viene compiuto un salto culturale di grande significato. Da un piano per la sanità ad un piano per la salute. Il documento, attuale, moderno, innovativo si basa sull’idea forza della salute come risultante di una serie di “politiche” (ambiente, territorio, trasporti, edilizia, lavoro, giovani, stili di vita) e non più determinata dall’organizzazione dei servizi sanitari, che contribuisce ai risultati di salute per il 15-20%, a fronte dell’impiego del 90% delle risorse.

L’approccio culturale posto alla base delle scelte è un approccio etico, improntato alla persimonia, all’eliminazione del “superfluo” nella domanda e nella erogazione di prestazioni. Esso è orientato al cittadino, teso alla ricerca di qualità, equità di accesso, accreditamento dei servizi, assai diverso dall’approccio “consumistico” che è praticato in altre realtà regionali.

Per raggiungere gli obiettivi di salute, il piano individua un nuovo strumento: il piano integrato di salute, vero e proprio programma di azione per un ambito territoriale definito (il distretto/zona), capaci di ricomporre l’eventuali separatezze tra vari soggetti istituzionali pubblici ed altri presenti sul territorio (terzo settore, non-profit, volontariato, privati); stabilendo risultati da ottenere, percorsi da intraprendere con il coinvolgimento di ciascuno in vere e proprie equipe integrate territoriali. In tale quadro, il piano esalta il ruolo dei Comuni, quale livello di governo del sistema e quali co-protagonisti della gestione, insieme alle aziende sanitarie.

Per assicurare adeguato respiro alla programmazione ed alla operatività dei servizi complessi (in particolare, quelli ospedalieri) si riconferma e sottolinea il ruolo dell’area vasta, ambito territoriale ampio nel quale più Aziende Sanitarie e l’azienda ospedaliera di riferimento si integrano pienamente per ricercare ottimizzazione di risorse e qualità della risposta. Le indicazioni sulle politiche di bilancio si rifanno anch’esse all’approccio etico.

La Toscana che rifiuta - giustamente - la prospettiva di ulteriori gravami sui cittadini per finanziare eventuali disavanzi, punta fortemente sull’equilibrio del bilancio sanitario, che può essere perseguito solamente se avverrà da parte di tutti gli interlocutori (compresi i cittadini e gli operatori) praticata la ricerca della massima appropriatezza delle prestazioni, unica possibilità, a fronte di tendenze all’incremento apparentemente non controllabile di alcuni costi.

Di estremo interesse sono anche le indicazioni che il piano offre per i servizi territoriali: in ambito distrettuale/zonale, dopo una adeguata sperimentazione, si tenderà a realizzare società della salute, nelle quali potranno confluire istituzioni pubbliche e altri soggetti per portare avanti unitariamente le azioni indicate dal piano integrato di salute. In tale proposta, si sta sviluppando una ampia discussione, che in un quadro di sostanziale adesione registra anche perplessità e timori, spesso motivati dalla paura del “nuovo”, ma la prospettiva innovativa, lungi dall’essere vista come un rischio, deve essere invece accolta, di buon grado costituendo una necessità ed una potenzialità nuova da sviluppare.

Il concetto di distretto inteso come livello a cui collocare l’organizzazione di base del sistema sanitario integrato con quello socio – assistenziale, è sempre stato presente nella normativa sanitaria, ma scarsamente realizzato.

La Toscana ha scelto di diventare, a partire dai Comuni, dalla società civile, dalle associazioni, dall’esperienza dei suoi servizi territoriali e a questo fine in alcune realtà le funzioni della zona – distretto vengono affidate in forma di sperimentazione gestionale ad organismi denominati “Società della salute” (SDS). Le SDS rappresentano una nuova soluzione organizzativa dell’assistenza territoriale, che sarà oggetto di sperimentazione nel corso del presente piano.

Tale soluzione è caratterizzata da 5 aspetti qualificanti:

- Coinvolgimento delle comunità locali;

- Garanzia di qualità e di appropriatezza;

- Controllo e certezza dei costi;

- Universalismo e equità;

- Imprenditorialità non profit;

La SDS si basa sulla garanzia dell’universalismo e dell’equità senza alcuna selezione per livelli di rischio per caratteristiche socio economiche o demografiche per capacità contributiva o per appartenenza etnica o ideologica, e deve avere carattere non lucrativo.

La Comunità locale rappresentata dal Comune e articolata in tutte le componenti della società civile, diventa protagonista della tutela della salute e del benessere sociale. Nell’ambito della sperimentazione il Comune non assume solo funzioni di programmazione e controllo, ma compartecipa a un governo comune del territorio finalizzato ad obiettivi di salute e diviene a tutti gli effetti “cogestore”dei servizi socio - sanitari territoriali. Si intende così di realizzare a pieno l’integrazione sociale e sanitaria e promuovere l’integrazione fra tutela dell’ambiente e tutela della salute.

La SDS rappresentano uno strumento per garantire maggiore appropriatezza delle prestazioni, maggior controllo della spesa, un effettivo coinvolgimento e soddisfazione degli operatori, e maggior consenso della popolazione. Inoltre, le energie positive presenti nella società civile e in particolare il volontariato e il terzo settore essendo ricomprese nel processo gestionale pubblico, arricchiscono il sistema locale della salute in un quadro di qualità e permettono l’ampliamento delle potenzialità di offerte per settori assistenziali attualmente carenti e non previsti. L’unitarietà del sistema è garantito dalla unicità del soggetto erogatore.

Con la società della salute e il relativo coinvolgimento dei cittadini nella cogestione dei servizi socio - sanitari si intende superare i limiti del passato, in un rapporto stretto con le comunità locali, che rappresenta una scommessa esaltante e una novità di rilievo anche per dare effettivo sviluppo al ruolo della concertazione in materia socio sanitaria.

La società della salute rappresenta una novità, un’entità gestionale che opererà secondo gli standard e le linee guida indicate dalla Regione. Ma il suo ruolo può assumere rilevanza anche in termini di indirizzo e orientamento in ambito territoriale grazie a tre elementi. Prima di tutto la sua ampia e qualificante composizione, basti pensare alla presenza obbligatoria del Comune e dell’ASL dove si sperimentano i nuovi organismi, poi la generalità delle prestazioni socio -sanitarie (escluse quelle ospedaliere) interamente assegnate. Infine, la presenza della comunità locale nelle sue espressioni di rappresentanza faranno di questo nuovo strumento una entità autorevole, con un peso determinante che non potrà non influenzare e condizionare l’insieme delle politiche sulla salute anche a livello Regionale.

 

Dott.ssa Pieretti Francesca