Il 2003 è stato proclamato l’Anno Europeo per le persone disabili. Uno degli obiettivi è quello di favorire la comunicazione sui problemi dei disabili favorendo azioni concertate tra diversi soggetti pubblici e privati, creando le pari opportunità tra i cittadini come condizione essenziale per lo sviluppo complessivo della società, che non può e non deve sprecare la ricchezza che ogni persona umana possiede e che si può esprimere solo se vi è un ambiente favorevole, alla sua espressione.
L’impegno principale è quello di occuparsi dei problemi dei disabili fornendo servizi sul territorio e svolgendo un ruolo di sensibilizzazione anche presso le istituzioni pubbliche sui diritti dei disabili, e sulla tutela del non discriminazione.
La diversità non significa negare uguali aspirazioni, uguali bisogni.
La nostra è una società che troppo spesso ha strutture violente, anche quando la violenza non si esprime in forma diretta, ma è una violenza sottile che induce il disabile a chiudersi nella propria condizione di disabilità. Il disabile non ha vita facile, in quanto spesso è oggetto di compassione, questo porta a una perdita di dignità. È una modalità di rendere l’altro inferiore o subordinato.
L’espressione “buona prassi” entrata nell’uso comune delle lingue europee vuole indicare le azioni necessarie a trasformare le organizzazioni culturali, istituzionali, perché tengano conto di una realtà completa e non amputata.
Amputata da che cosa? Da tutto ciò che non rientra nel concetto di normalità e proprio per questo sparisce dall’attenzione degli altri. Adottare buone prassi significa quindi sforzarsi di conoscere meglio la realtà, per progettare strutture più utili e che si perfezionano di giorno in giorno.
Dott.ssa
Francesca Pieretti